Decontaminazione

Serie: Segnali prostatici


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’appuntamento con la dottoressa Boni si trasforma da speranza di salvezza in incontro amoroso, per rivelarsi infine l’imboscata di una creatur aliena. Giorgio riesce però a scappare incolume, almeno a livello macroscopico.

Finalmente rientro a casa.

Il dottor Mariani si era precipitato a prendermi, ma non la smetteva più di scusarsi e fare domande mentre mi riaccompagnava. Io però avevo un compito molto più importante di parlare con un urologo. Perché, se non si fosse capito, ho avuto un intenso scambio di fluidi con un’entità extraterrestre. Entità che si portano dietro, a loro volta, microbi extraterrestri, i quali, tanto per cambiare, sono sicuramente finiti dentro di me! Oltre a quelli che fanno le scritte, ovviamente. Ma loro mi hanno già chiarito di non avere intenzioni bellicose, quindi per ora meglio ignorare quelli acculturati e concentrarsi sui microbi alieni analfabeti.

Mi chiudo dentro il bagno e infilo tutti i miei vestiti dentro una busta con indicazione “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”. Me le tengo in casa dai tempi del Covid, sapevo che prima o poi le avrei utilizzate.

Poi mi ficco sotto la doccia: spugna abrasiva e sapone di Marsiglia, fino a scorticarmi la pelle. Ovviamente questo è solo il trattamento superficiale, almeno secondo le indicazioni del protocollo in caso di contatto con agenti patogeni sconosciuti.

Seguo la lista e vado a creare una miscela con sapone chirurgico e acqua ossigenata. Me la spalmo su tutto il corpo, con particolarissima attenzione alla mia antenna che è venuta a contatto con una lingua aliena.

Mentre sono tutto bello viscidoso, inizio con i gargarismi di Betadine. Perché io, l’aliena, me la sono limonata. Ora che ci ripenso, mentre la baciavo avevo sentito un sapore strano, in effetti. Pensavo fosse solo un dentifricio consigliato da un dentista su dieci, invece sarà stata sicuramente una proto-molecola assassina!

Provo a ficcarmi due dita in gola per vomitare, ma non ci riesco.

Ecco, ora mi sono di nuovo contaminato la gola con le dita. Altri gargarismi.

Consulto la lista e il prossimo orifizio da pulire è il naso: soluzione salina e tre gocce di… argento colloidale. Che ovviamente non ho in casa, quindi ci accontentiamo della soluzione salina, sperando che la dottoressa Boni non sia un alieno mannaro. E visto che ci sono, mi metto anche due gocce di soluzione salina negli occhi. Argh, brucia!

Cavolo, ora non riesco più a leggere la lista. Punto 6, credo, o 8: ingerire carbone vegetale e sidro di miele. Miele? Sarà mele. Vabbè, tanto ho solo il carbone, ci accontentiamo.

Prossimo punto? Sotto la doccia a 44 gradi centigradi per 180 secondi per denaturare le proteine sopravvissute alla fase chimica. Cristo se brucia! Ce la posso fare.

Ultimo punto? Isolarsi in casa e chiamare le autorità. Uhm. Questo magari lo salto.

Ok, decontaminazione effettuata; è il momento di chiarire la situazione. Un bicchierone d’acqua e una bella pasticca di Cialis. Poi divano e pornazzo sulla TV.

Girgino, tesoro.

Ah però, non ci è voluto molto. Forse sono più in forma di quanto pensassi. O forse ho troppo Cialis nel corpo.

«Alessia! Proprio te cercavo.»

Io ti avevo messo in guardia.

«Sì, sì, lo so, saltiamo la parte del “te l’avevo detto”, ok?»

Certo, Giorgino mio, cosa vuoi sapere?

«Tutto? Cioè, tipo: chi siete? Che ci fate qui? Come mi libero di voi?»

Te l’ho già detto, siamo in fuga.

«Ma non dovreste avere astronavi spaziali o roba simile? Come cavolo è possibile che siate dentro la mia prostata?»

Ah, voi terrestri siete così chiusi di mente.

«Perché, quanti terrestri conosci?»

Uno.

«E allora come fai a dire che i terrestri sono tutti così?»

Dalla statistica a mia disposizione, il 100% dei terrestri si comporta così.

«100% su un campione di una persona?»

Esatto.

«Come cazzo avete fatto a evolvervi più di noi? No, aspetta, non andiamo fuori tema. Chi siete, da dove venite?»

Noi ora ci chiamiamo i Figli dell’esodo, ma prima eravamo conosciuti come Figli di Tadas.

«Chi è Tadas?»

Non chi, dove.

«Ok, dov’è Tadas?»

In una delle spirali più isolate ed esterne della nostra galassia. Il pianeta dei nostri creatori.

«In che senso? Siete stati creati artificialmente?»

Ti stupisce? Io stessa sono un artefatto dei Figli dell’esodo, una specie delle vostre intelligenze artificiali. Noi avevamo il compito di metterci in contatto per cercare informazioni, aiuto. Tadas stava morendo, i nostri creatori lo stavano distruggendo, non sapevano più come recuperarlo. Lo so, è difficile da credere che una civiltà distrugga il proprio pianeta.

«No, no, ti capisco benissimo. Noi qui facciamo lo stesso, figurati.»

Anche il vostro pianeta sta morendo?

«Più o meno, dipende da quale partito è al governo. E che mi dici di Valeria? Come li hai chiamati, i Guardiani?»

Oh, loro.

Odio, lo percepisco distintamente.

Loro sono i nostri nemici. Ah, se potessi farti vedere la sofferenza che hanno provocato su Jahr quando hanno sterminato i nostri fratelli. E l’imboscata su Asterican mentre noi volevamo solo parlamentare. Anzi, forse posso.

Vengo inondato da immagini di morte, dolore. Una stretta mi stritola il cuore. Mi viene da piangere. Immagini di astronavi e corpi dilaniati.

«Basta, ti prego! O perderò il collegamento.»

Scusami, caro.

«Ma nelle immagini che mi hai condiviso, io vi vedevo grandi, non microscopici. E vedevo navi spaziali.»

Le navi sono dei nostri nemici. Noi non abbiamo mai sviluppato quella tecnologia. Per quello i nostri creatori ci hanno creati così piccoli al primo stadio, per poter viaggiare attraverso i portali interdimensionali.

«Intendi dire che poi crescete?»

Sì. Abbiamo bisogno di tempo e risorse. Questa è una nostra forma comoda per viaggiare. Quando sei microscopico, basta pochissima energia per spararti dovunque nello spazio. Ma ci serve un posto tranquillo, un rifugio riparato, caldo e pieno di nutrienti, prima di passare allo stadio successivo.

«Tipo la mia prostata?»

Esatto, Giorgino. Il tuo sistema immunitario qui dentro non è molto attivo, le tue ossa ci riparano da urti esterni, e per i nutrienti…

«No! Non voglio saperlo.»

Va bene, caro. Ma tutto questo non basta. Se i Guardiani ora ci prendessero, saremmo inermi. Dobbiamo scappare ma non possiamo aprire un altro portale da qui o rischieremmo di ucciderti. Devi trovarci un nuovo rifugio.

«In che senso?»

Devi impiantarci dentro l’utero di una donna.

Continua...

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