Deodorante e tabacco

Serie: La botola in cantina


Joseph Walker si reca a Hadar per indagare sulla scomparsa del suo caro amico Edward.

Un altro di quegli stronzi cittadini, pensò lo sceriffo appena l’uomo mise piede nel suo ufficio.

Joseph Walker era arrivato in paese da poche ore, sufficienti ad attirare su di sé gli sguardi dei pochi esseri umani che aveva incontrato. I cani, le vacche e i cavalli, invece, lo avevano semplicemente ignorato. Aveva la sensazione di trovarsi in un altro continente, a migliaia di miglia di distanza dai civili Stati Uniti d’America, non a qualche ora di auto dalla città in cui viveva. Non aveva idea di cosa ci fosse di diverso in lui rispetto agli abitanti di quel luogo, né il motivo per cui tutti lo guardassero come se fosse un alieno.

L’abbigliamento, forse, aveva pensato. O forse perché guido un’automobile e non un furgone. Oppure perché non emano quel terribile odore di stalla che sembra avvolgere tutto qui intorno.

All’interno dell’ufficio si respirava invece un nauseante miscuglio di essenze costituito soprattutto da tabacco bruciato e deodorante spray di certo acquistato in offerta in uno degli empori tipici delle zone rurali, in cui si può trovare di tutto senza perdere tempo nella scelta tra diverse proposte dello stesso articolo.

«È sicuro che questo sia stato l’ultimo contatto da parte del suo amico?» domandò lo sceriffo con un tono di voce tenuto deliberatamente basso in modo da costringere l’uomo a non distogliere l’attenzione. «Nient’altro? Nessuna lettera, nessuna telefonata?»

«No, signora Siler. Nulla.»

«Sceriffo Siler», puntualizzò la donna mentre schiacciava tra pollice e indice la sigaretta appena accesa facendo cadere la brace e seppellendo il mozzicone tra gli altri cadaveri che il portacenere metallico non riusciva più a contenere.

«Mi scusi, sceriffo. Ho parlato al telefono con il mio amico circa un mese fa. Edward non ha il telefono in casa, almeno non in quella casa. Mi aveva chiamato da un telefono pubblico, penso che anche qui ne abbiate almeno uno.»

«Tenga a freno il suo sarcasmo, signor Walker» lo interruppe la donna con un tono di voce più tagliente. «Il telefono pubblico più vicino si trova all’emporio.»

Non avevo dubbi… avrebbe voluto rispondere, ma si limitò a pensarlo.

«Da allora ho ricevuto solo questa lettera a cui non ho risposto per questioni di tempo, ma era mia intenzione venire qui a fargli visita in questi giorni.»

«Ed è arrivato in paese questa mattina, giusto?»

«Sì. Sono partito molto presto. Volevo essere qui prima di mezzogiorno.»

«Molto presto non mi dice nulla, signor Walker.» Posò il pacchetto sulla scrivania e lo riprese subito in mano, soppesandolo come per indovinare quante sigarette fossero rimaste.

Signora o sceriffo, quella donna iniziava a dargli fastidio. «Non era ancora l’alba. Le cinque, al massimo le cinque e mezza. Avevo previsto quattro ore di viaggio. Ma volevo essere prudente non essendo mai stato qui.»

«Parliamo dell’orologio che ha trovato fuori dall’abitazione del signor Green.» La donna indicò un orologio da polso che aveva inserito in un sacchetto di plastica trasparente con chiusura a zip, appoggiato sulla scrivania. Il cinturino in pelle chiara e la cassa in acciaio lucido erano imbrattate da una sostanza marrone scuro. Sul vetro del quadrante una ragnatela di crepe. «È sicuro che questo sia del suo amico? Mi sembra un modello abbastanza comune, per quanto di valore.»

«È un regalo che io e alcuni amici abbiamo fatto a Edward prima del sul trasferimento. Ne sono più che sicuro: quello è il suo orologio.»

«Potrebbe essergli caduto, potrebbe essere stato calpestato da lui o da qualche altra persona. Da lei stesso, signor Walker, quando è andato a casa del signor Green.»

«No. L’avevo notato prima di avvicinarmi tanto da poterlo calpestare. Era sugli scalini che conducono al portico, impossibile non vederlo anche da lontano camminando verso la casa. E a mio parere quella sostanza che lo ricopre è sangue.»

«Non possiamo esserne certi. Lo daremo ai miei colleghi che potranno dirci qualcosa di più preciso. Prima di recarci a controllare l’abitazione del suo amico, leggiamo ancora una volta l’ultima lettera che le ha inviato» incalzò lo sceriffo.

«Penso che ormai la conosciamo a memoria. A cosa può servire?»

«Forse qualcosa di non detto, qualche indizio celato tra le righe. La leggerò io questa volta, così potrà concentrarsi sulle parole.»

Continua...

Serie: La botola in cantina


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Antonio! Molto interessante questo nuovo inizio di serie. I personaggi sono ben caratterizzati, ci hai fornito i dettagli perfetti per incuriosirci mantenendo il mistero.
    Il telefono pubblico all’emporio l’ho trovata una chicca. Sembra davvero che il protagonista abbia viaggiato nel tempo per arrivare lì.

    1. Ciao Irene. Un esperimento con il thriller, come dicevo in un altro commento, in una mini-serie di 4-5 episodi. Un genere che amo, ma che trovo davvero complesso. Però ci provo 🙂
      Il telefono pubblico l’ho preso in prestito dai ricordi di gioventù, quando si impazziva per cercare una cabina telefonica libera (e funzionante) per chiamare casa durante le vacanze…

  2. Questo sceriffo è semplicemente meticoloso o col tempo scopriremo che sta deliberatamente ostacolando l’avvicinamento alla verità?
    Mi incuriosisce la descrizione dell’impatto tra la realtà di provenienza e quella dove si svolge la storia, in quanto foriera di sicurezza sorprese.
    Attendo i seguiti