Desideri annodati 

Serie: Come le conchiglie


Aveva visto Alma, per la prima volta, proprio sulla spiaggia. Era intenta a raccogliere le conchiglie più belle per farne collane da regalare a quella povera gente che la promessa di un destino migliore portava via, dalla loro Genova, su di una nave. Quelle coroncine fatte di gusci madreperlati sarebbero state, per i migranti, ricordi da stringere a sé quando la solitudine li avrebbe soffocati; souvenir di un mare che li aveva visti nascere, crescere e poi commuoversi ad ogni partenza. Se l’acqua salata avesse potuto riempire le pance e le tasche, tutti sarebbero rimasti lì; ma di sola acqua non ci si è mai saziati.

Ogni mattina la giovane Alma accorreva sulla riva per scegliere con cura quei pregiati involucri che la marea, sua complice, le aveva lasciato di notte come doni sulla spiaggia. Ne aveva persino studiato forme e colori leggendo un vecchio manuale che aveva barattato con qualche acciuga pescata usando un retino malridotto, e adesso sapeva chiamare quelle creature per nome: Acantocardia, Patella cerulea, Mactra stultorium, Nassarius, Chlamys glabra, Murice. Nel manuale erano riportati tanti altri termini che faceva ancora fatica a pronunciare, ma già il solo fatto di ripetere a voce alta quei pochi, la faceva sentire come una maga in possesso di formule prodigiose in grado di esorcizzare ogni male.

Edmondo, dall’alto del pontile, tutti i gironi la osservava mentre, attenta, perlustrava la costa, e se ne innamorava un poco in più ad ogni battito. Alma pareva uno spirito celeste e si muoveva con la grazia della ballerina di un carillon. I suoi lunghi capelli color della sabbia erano tenuti fermi da nastri verdi come i suoi occhi; la sua pelle era candida e luminosa come le margherite appena spuntate in mezzo a un prato, e le sue mani parevano avere una carezza per tutto ciò su cui si posassero. In inverno poi, quando il vestito e lo scialle le nascondevano la pallida carne, Edmondo la immaginava nuda e, con gli occhi, da lontano, disegnava i contorni del suo corpo. Il giorno in cui finse di volere una collana, fu il giorno in cui le si dichiarò. Alma gli sorrise, sembrò che non stesse attendendo altro; e in effetti era proprio così. Da quando lo aveva notato lassù sul pontile, i colori degli scialli e delle gonnelle da indossare li sceglieva pensando a lui.

Alla prima passeggiata nell’aria mite di aprile, seguì il loro primo, indelebile bacio. Insieme, su una distesa di finissimi granelli scintillanti, con le braccia intrecciate in una stretta senza tempo, si scambiarono i cuori attraverso le labbra. Dopo essersi giurati di non venir mai meno alle promesse recitate, Alma infilò la mano nella tasca della sua veste e ne estrasse una delle sue collane. La legò al collo di lui con un nodo ben saldo e, quando lei ebbe chiuso gli occhi, Edmondo ebbe modo di capire che stava per esprimere un desiderio.

– Aspetta, secondo la leggenda, non dovrei esprimerlo io il desiderio? – le chiese, meravigliato.

– Non so quale leggenda tu conosca, ma secondo quella che mi ha tramandato mia nonna, esprimerlo tocca a chi regala la collana, non a chi la riceve. Pensaci, può esistere un augurio più sentito di quello pronunciato da chi ti vuol bene?

Sorpresa e gratitudine emozionarono Edmondo, ma subito chiese: – Come farò a sapere cosa hai desiderato per me?

La ragazza gli sfiorò il volto con i polpastrelli vellutati e rispose: – Lo saprai quando il nodo alla collana si scioglierà.

La spiaggia era diventato il luogo dei loro appuntamenti. Ogni giorno Edmondo raggiungeva la sua Alma e, ora mano nella mano, ora guancia contro guancia, la soccorreva in quella curiosa ispezione della battigia alla ricerca di quei tesori avuti senza neppure averli chiesti. 

Tutto ciò che avevano intorno sembrava finalmente offrire il proprio lato migliore. L’aria era più pura, il cielo più terso, le strade più brevi; il mare, col suo porto, addirittura più seducente. Eppure era stato proprio quel mare, guardiano dei più dolci baci, tante volte ammirato, venerato, osannato che, insieme alla sua milizia di onde, aveva posto fine ad ogni bellezza. Quello sconfinato lenzuolo di cristallo, meschino, aveva rapito Alma. L’aveva presa per sempre, e senza alcuna pietà.

Serie: Come le conchiglie


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Discussioni

  1. Ciao Martina, il tuo stile sempre elegante e sopraffino riesce ogni volta a ricreare le giuste atmosfere, in grado di regalare attimi di grande emozione ed empatia. Mi sono sentito partecipe sia della malinconia, della amarezza portata dal mare che, in un modo o nell’altro porta via la gente, sia del suo lato più affascinante e romantico. Un episodio dove una breve, ma intensa, storia d’amore è stata da te colorata dall’amaro sapore della perdita. Aspetto già il prossimo episodio! Un saluto, alla prossima!