DEUS EX MACHINA

Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione


«Abbiamo il comando della nave. Bene!» constatò Paladino.

«Ok. Bene. Ma come si fa a guidarla?» chiese isterica Supereva.

«Donna, calmati» le intimò Paladino.

Intanto la nave, la più imponente di tutta la flotta, si mosse senza guida. Nello spazio, andò a collidere con le altre navi. Ovvio che queste ultime ebbero la peggio e furono disintegrate nell’impatto, ma anche la prima subì dei danni. Per ogni nave distrutta, la nave madre fu scossa da dei tremori incontrollabili, come se fosse in preda alle scosse di un terremoto.

Nella plancia numerose luci si accesero, una sirena squarciò la relativa tranquillità.

«Paladino, qui bisogna fare qualcosa!» invocò Capitan Splatter.

Paladino imprecò. Cercò di riflettere, era ora di pensare, e disse: «Non mi va di schiantarmi contro qualche pianeta. Usciamo e catturiamo qualcuno che ci possa aiutare».

Non appena fu aperta la porta, un’orda di scienziati guerrieri inondò la plancia.

Erano orrendi: bocche distorte da smorfie feroci, membra grottesche. Si scatenò il combattimento: la violenza divampò, ma la possibilità di farli prigionieri era inarrivabile perché si battevano a morte e non si poteva discutere con loro.

Fu una strage; la plancia divenne il teatro di un orrore continuo.

Dopo il… centesimo? O era il millesimo? Dopo l’ennesima vittima Paladino comprese che l’idea che potessero pilotare la nave era inattuabile. Dovevano abbandonarla, lasciarla agli scienziati guerrieri. Urlò: «Via da qui!».

«E dove andiamo?» domandò Supereva, che dei tre alleati di Paladino era la più critica.

«Via da qui! Mi devo ripetere, donna?» disse Paladino stizzito, sputando via una morchia sanguinolenta. Se prima aveva ucciso da grande distanza, ora lottava più da vicino. Erano tutti sporchi di sangue. E poi, quegli scienziati guerrieri, non dimostravano un grande intelletto: si facevano avanti, si facevano sacrificare. Erano delle ondate senza coscienza di autoconservazione. Si facevano uccidere, l’intenzione di logorare gli avversari con il numero.

«Come ce ne andremo? Vuoi raggiungere il razzo Darganiano? Sarà stato già distrutto! Non credo che uno di noi quattro sia capace di pilotare una navicella di questi mostri, se già non siamo capaci di guidare questa nave» pronunciò spezzando le braccia colossali di uno scienziato guerriero.

Era vero. Sembrava che il piccolo gruppo di supereroi avesse agito come una pattuglia suicida: si era infiltrata nella nave nemica, aveva disobbedito al piano di Flisalmo, aveva macellato centinaia di nemici, e ora si prospettava l’idea che morissero. Paladino non voleva morire. Voleva tornare sulla Terra e rivedere Irene. Non voleva finire squartato o sbranato da quelle mostruosità, le quali le odiava e le distruggeva come dei brutti giocattoli. Era spietato con loro, ma ci teneva ad avere salva la vita. «Via di qui!» eruppe infine.

La pattuglia di supereroi si spostò, lenta ma ineluttabile. Alcuni scienziati guerrieri si disimpegnarono dallo scontro e si misero alla guida della nave, la quale nel frattempo aveva impattato contro altri corpi estranei, se altre navi stellari o asteroidi non era possibile saperlo. Per dispetto, Paladino li uccise con i suoi guanti riduttori.

I quattro uscirono e ovunque andassero erano oppressi da quell’orda che cercava di ucciderli.

Erano in tanti. Sembrava che fossero venuti anche da altre navi e che li volessero soffocare, assordare. Facevano un gran rumore: stridevano, ululavano, ticchettavano… e rubavano aria a Paladino. Quanti più Paladino li cacciava indietro, più ne intervenivano per cercare in lui il punto debole perché morisse.

Ma Paladino non voleva morire. Era lì per combattere e basta. Non aveva tempo per morire. Lui voleva sopravvivere. E allora creava sfere d’energia, emanava raggi, paralizzava i mostri, li gettava nei baratri mandandoli a schiantarsi di sotto. Ma quelli, sprezzanti del pericolo, si facevano avanti e cercavano in ogni modo di eliminare gli intrusi.

Dopo un po’ Paladino si sentiva stanco. Tutto quel trafficare con i guanti e l’M1928A lo aveva reso esausto. Aveva le membra doloranti, era un bagno di sudore. Ne aveva abbastanza di quel combattimento. Ma i nemici non demordevano. Anzi, più lui dava segni di cedimento, più loro si ringalluzzivano e si dimostravano spavaldi. Allora Paladino li eliminava nel più truce dei modi. Ma chi poi li seguiva non se importava e cercava di eliminare lui e i suoi alleati.

A un certo punto Paladino e i tre sbucarono in una vasta cavità. Erano fuori dai corridoi angusti, con ai lati buchi di incerta utilità, se non per quella di far precipitare gli scienziati guerrieri. In quella cavità si muovevano le navicelle degli scienziati guerrieri.

Paladino ricacciò indietro gli scienziati guerrieri e spiccò il volo con il suo skateboard. Capitan Splatter, Antiprincipe e Supereva spiccarono il volo. I quattro presto rimasero sospesi nel vuoto e alcuni scienziati guerrieri, incoscienti, provarono a seguirli e andarono a sfracellarsi molte centinaia di metri più sotto. Quelli che non erano caduti strepitarono impotenti, agitando le loro membra.

«Bene. Adesso cerchiamoci una via di fuga» disse Paladino, levandosi il sudore dalla faccia. Finalmente un momento di tregua.

«Attento!» gridò Antiprincipe.

Una navicella a forma di boomerang, le estremità laterali all’indietro e il vertice del triangolo mancato in avanti, sibilò contro Paladino.

Paladino fece un movimento rapido, per poco non cadde giù dal Lojkarja. Il boomerang andò oltre, e Paladino non si fece nulla. «Per poco…» iniziò Paladino, ma tacque al vedere altre navicelle simili avventarsi sui quattro. I quattro si dispersero e provarono a reagire. Ma Paladino capì che così non sarebbe durata troppo. «Uniti! Uniti! Dobbiamo stare uniti!».

I quattro tornarono a fare uno schieramento compatto e reagirono all’attacco di uno di quei boomerang. Fu Antiprincipe a scagliarglisi contro e a danneggiarlo con un colpo di spada. Ci fu tutto uno sprizzare di scintille e il boomerang prese a precipitare. Paladino lo vide sfracellarsi contro il pavimento e ci fu una gran luce con la sua esplosione.

Paladino fu contento dell’azione dell’alleato. Non amico: alleato. Ma voleva disimpegnarsi dallo scontro. Non potevano rimanere tutta la vita a combattere gli scienziati guerrieri.

Come dardi sibilarono altri boomerang. Provarono a investirli, ma i quattro, con le loro forze unite o prese singolarmente, ne distrussero molti. Tuttavia si ripeteva la stessa, opprimente pressione: nessuno dei piloti di quelle navicelle sperava di farcela a eliminarli. Invece cercava di stancarli, perché chi lo seguisse avesse gioco facile nell’ucciderli. Era una cosa molto disumanizzante! Paladino ricordò che non aveva davanti degli esseri umani, ma delle creature ancora più mostruose dei Darganiani.

Deus ex machina.

Mentre i quattro combattevano, da sotto fecero capolino tre razzi Darganiani.

Fu Supereva ad accorgersene e richiamò l’attenzione dei suoi compagni d’avventura sulle tre navicelle appena arrivate.

I quattro scesero di quota, un boomerang che perse il controllo a causa della loro brusca manovra e andò a scontrarsi contro la parete. Allora richiamarono l’attenzione dei Darganiani.

Dai razzi scesero dei Darganiani che iniziarono a sparare i loro raggi blu contro gli scienziati guerrieri. Seppur i primi fossero maggiori dei supereroi, non sembravano abbastanza ben determinati nell’uscire vivi da lì. Già uno di quelli fu decapitato, fu tutto uno sprizzare di sangue. I Darganiani si fecero ancora avanti, mentre i razzi si prepararono a uscire da lì.

«Ehi! Ehi! Siamo vostri alleati!» si sbracciò Supereva.

Un razzo fu colpito da un raggio sparato di un boomerang.

Ne rimanevano due.

I quattro si appropinquarono a uno dei due razzi e sbatterono i pugni sulla fiancata. Poco lontano i fanti Darganiani erano stati ridotti già a metà dell’organico originario. «Aiuto! Aiuto! Aprite!» invocarono i quattro.

Uno sportello fu aperto e fece capolino un Darganiano berciante. Nessuno capì cosa disse.

«Siamo vostri alleati!» disse Antiprincipe. Pure lui, nonostante la sua spocchia da nobile del futuro, era stanco.

Il Darganiano berciò ancora.

«Conosciamo Flisalmo!» disse Paladino.

Quel nome bastò a convincere il Darganiano. Si ritirò nel razzo e invitò i quattro ad accedervi.

Paladino e gli altri entrarono, allora. Il razzo ripartì lasciando i fanti Darganiani a farsi massacrare.

Paladino ebbe timore che il razzo su cui viaggiavano potesse essere abbattuto. Invece furono fortunati, oppure il pilota era abbastanza abile, perché uscirono dalla nave e tornarono dalla flotta Darganiana.

Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione


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