Di lettere e zecche

Serie: L'Ultimo Desiderio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Leia partecipa alla caccia dei pardi assieme a Mastro Roter e al primo principe. Quest’ultimo, osservato il suo comportamento, sembra aver risolto un dubbio che nutriva dal loro incontro.

Every rilesse la lettera che teneva fra le mani, sentendo il sorriso farsi più grande a ogni riga conquistata. La prosa in cui era scritta la missiva era piena di vezzi all’apparenza inutili, notiziole frivole messe lì per recuperare dieci anni di vita vissuta in universi lontani. Per lui tutte quelle sciocchezze suonavano come una conferma: Eradia, terza regina madre di Askor, era sempre la stessa. A novantadue anni suonati non aveva perso neppure un briciolo della sua proverbiale lucidità: aveva dalla sua l’esperienza di una lunga vita, che l’aveva vista sopravvivere ad alti e bassi. Era stata lei a dirgli, quando era bambino, che gli alti erano i momenti più pericolosi.

Ed era stato così. Every ricordava alla perfezione la gioia dei momenti trascorsi con la madre, la pace familiare che lei sapeva portare nonostante il peso della corona. Non c’era malignità, invidia, gelosia a cui lei non sapesse tenere testa con il sorriso: perfino a Izary. Alesia era una regina nell’anima e non aveva mai fatto della presenza della seconda sposa del re un peso. Every sapeva, perché gli era stato raccontato da AnaMera, che aveva accettato quel matrimonio preoccupata quanto il re di non poter dare alla corona un erede maschio. Lui era nato dieci anni dopo Leoni, quando Alesia aveva smesso di sperare in una nuova gravidanza. Every immaginava che avere due regine incinte nello stesso momento, anche se per qualche mese, avesse portato l’intera corte al collasso.

Quando sua madre era morta, gli alti avevano iniziato a governare i suoi incubi per diversi anni. I ricordi felici, i piccoli gesti, gli innocui segreti condivisi non gli erano stati di consolazione, bensì fonte di dolore. Si era aggrappato al regno e al desiderio di diventare l’uomo che lei avrebbe voluto che fosse, affinché né Izary né Ronal mettessero le mani sulla corona del padre.

Anche in quel momento, Every non provava pena per quel bambino che si era caricato un peso enorme. Era convinto del suo obiettivo e intendeva perseguirlo a tutti i costi. La lettera di Eradia gli forniva il giusto appoggio per proseguire lungo la strada che aveva scelto.

La vegliarda aveva tergiversato nel raccontargli parecchi pettegolezzi di corte, per poi descrivere una recente gita nei pressi di una località termale con l’entusiasmo di una ventenne. Every conosceva la geografia del luogo quanto bastava per sapere che, proprio lì, il Laminos attraversava un tratto sotterraneo lungo la vecchia cintura vulcanica. La corrente principale restava nascosta sotto la roccia, ma parte dell’acqua filtrava più in profondità, si scaldava a contatto con le pietre nere ancora vive di calore e risaliva attraverso fratture laterali. Eradia aveva definito le acque termali una ricchezza in grado di risollevare un regno.

Every non aveva alcun dubbio: Askor conosceva l’esistenza della vena d’oro e, molto probabilmente, anche la sua ubicazione.

La terza regina madre proseguiva nel tessere le lodi di una bisnipote che le era particolarmente cara. Lamentava duramente che il posto di ministro le fosse stato sottratto da un incapace. Descriveva Esta come una donna intelligente, capace, dotata di un intuito straordinario per gli affari e per l’amministrazione. Una contabile che non lasciava sfuggire dal borsello nemmeno mezza moneta di rame. Urgeva trovarle un incarico di spessore che richiedesse una persona di fiducia.

Every non era riuscito a trattenere una risata. Probabilmente Eradia era stata colta da un colpo di sonno e aveva chiuso la missiva utilizzando un tono meno obliquo. Aveva caldeggiato la candidatura di Esta, come responsabile della miniera per parte di Askor, senza lasciare spazio a fraintendimenti.

Adorava Eradia. Every si chiese come mai lo avesse ricordato solo in quel momento.

Infilò la lettera nella busta con cui era arrivata e la ripose dove solo lui poteva accedere. Pur avendo ricevuto dal padre completa libertà d’azione, gliene avrebbe parlato lontano da orecchie indiscrete. Quando il Re aveva comunicato la sua decisione, Ronal non aveva fatto cenno di insofferenza. Mentre Every era in missione, il secondo principe aveva iniziato a mobilitare il ramo dell’esercito sotto il suo comando. Poi, secondo le informazioni ricevute dalle sue spie, quei movimenti si erano quietati.

Le spie lavoravano per entrambi gli schieramenti ed Every nutriva la certezza che qualche zecca di poco conto si fosse infilata anche nel suo pelo. Fintanto che intrattenevano il fratello rivelando segreti innocui, gli consentivano di nascondere quelli più importanti. 

Continua...

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