Diario del Capitano

Serie: Ai confini della Mappa


Capitan José Maria e la sua ciurma navigano nei Mari dell'Est alla ricerca di un grande tesoro...

“Si mescolavano tra di loro il vento fresco che carezza tutte le onde del mare, e i raggi di quel sole che stavamo inseguendo senza trovar pace. Ci dicevamo tra di noi, cogli occhi e i gesti nostri, quanto fosse grande la nostalgia della Patria nostra, che ci lusingava nella speranza di vederla apparire da un momento all’altro all’orizzonte.

Ci siamo persi nel Mari dell’Est, come tutti quelli che hanno veleggato da queste parti prima di noi: pur sapendo bene cosa cercare.

Nel girare a vuoto della bussola ho perso la conta dei giorni; per andare appresso a quel tesoro ho lasciato il ricordo di tutto il resto.

Abbiamo sbattuto sulle onde del mare per centinaia di leghe, di rotta verso quella ch’era alba e tramonto insieme, e che mai si compiva per un prodigio sul quale ogni pirata tace, perché nessuno di noi ha studiato e siamo tutti somari.

Perseverando abbiamo rischiato il collo nella stretta del kraken: ci abbiamo rimesso un’albero della nave e tutti i nostri averi. L’abbiamo fatto saltare in aria coi fuochi d’artificio che ci eravamo conquistati all’arrembaggio tanto tempo fa; aspettavamo l’occasione buona per usarli.

Da allora siamo rimasti senza niente. Non ci curiamo di mangiare né di bere, nessuno di noi s’è più addormentato. È per giustizia che mi pare giusto scrivere che poi -esattamente quanto tempo dopo non saprei e non mi riesce di pesarlo-, ci capitò la sventura di parlare col Signor Guglia.

Il Signor Guglia era stato abbandonato dai suoi appena dopo un’ammutinamento, su uno scoglio maledetto dal quale era impossibile fuggire; gli giravano intorno a tempo perso tre pescecani, che non sappiamo dire se fossero lì nella speranza di mangiarselo o se gli fossero di guardia.

Cercò di stordirci coi suoi vaniloqui superstiziosi sui pirati maledetti per non aver esercitato la Carità cogli altri filibustieri, e che venivano banditi per sempre dal Mare al di là del Mare.

Mi ricordai di quella volta che Desto ci disse:”Occhio a quelli che usano il Codice per rigirarsi in tasca i loro affari, compari miei, che finire col piede in mezzo alle funi è questione di un momento…” ed erano parole sagge, parole d’oro, di quelle che meritano un’alzata di calice, perché non scendemmo a patti col furbacchione e tornammo a navigare passando oltre.

Successe quindi che il sole si alzò un poco e incendiò il cielo di quell’arancio impossibile, e ci fu svelato un grande mistero: che il Re soltanto ha autorità dentro al suo Regno.

Poi ci è comparso alle spalle Tifone, e questa potrebbe essere l’ultima cosa che scrivo.

Capitan José Maria de’ Nicefòri”

Serie: Ai confini della Mappa


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. “Successe quindi che il sole si alzò un poco e incendiò il cielo di quell’arancio impossibile,”
    Ecco, quello che dicevo nel commento al capitolo precedente. Questo passaggio sembra un dipinto.

  2. Non commento spesso i tuoi racconti, come ti ho detto in privata sede non mi è facile farlo perché i tuoi “quadri” onirici innescano delle sensazioni che a volte sono difficili da esprimere con le parole: ci si deve immergere e lasciarsi trasportare. Questa tua serie mi galvanizza. Se da un certo punto di vista trovo note malinconiche, intrise del romanticismo proprio del codice piratesco, dall’altro mi dà la carica motivandomi a cercare e cercare ancora. Come il tuo pirata, forse non ho ancora del tutto chiaro cosa troverò all’interno del cofanetto del tesoro che mi chiama a sé (so che esiste): probabilmente, è la ricerca ad essere il vero tesoro. Gli incontri con altre anime che per un momento strofinano le piume ali (bianche o nere non ha importanza)con le nostre, i bicchieri ricolmi di ambrosia (sono astemia, il rhum lo lascio a voi) levati in un brindisi, i canti e le danze sotto il cielo stellato.

    1. Ti ringrazio assai. Io penso che rimanga poco di superfluo quando si scrive; come per la sceneggiatura nelle opere cinematografiche, ogni cosa che s’inquadra nella scena ha una sua motivazione intrinseca, è importante al fine ultimo della trama (così almeno, è come piace a me). Per questo invito sempre chi mi legge a dare più di una lettura, perché c’è sempre tutto quel che serve per capire la trama già dalle prime battute. È che mi piace giocare.
      In altre sedi, dal vivo, mi dedico ad ore di spiegazioni filosofiche e soluzioni narrative per spiegare ogni cosa che scrivo e del perché lo scrivo. Mi fa piacere davvero tanto leggere questo tuo commento, è una buona occasione. Ti ringrazio.

    1. Ma tu, che leggi quello che scrivo, hai capito di che sto parlando?

      Ti ringrazio del commento, è sempre un piacere 🍻
      Uno in più nella ciurma!