
Diario di quarantena
Dai balconi nuove stelle vengono fatte palpitare per il flashmob, le voci si perdono nei cori di canzoni in cui ritroviamo il nostro patriottismo e all’improvviso, tutto si tinge di verde, bianco e rosso e non si vede più l’Italia come il paese della vergogna, dei soldi rubati e dei politici corrotti.
L’Italia che si vede dai balconi balla il valzer con la mano sul fianco del partner, suona il violino sui tetti, si sorride e si prende per mano.
Il mondo che andiamo a riscoprire, è un mondo silenzioso, in cui riusciamo ad associare il rumore dei passi ai volti, in cui la vita rinasce come un fiore che nella notte si schiude .
Ci si ritrova a rimpiangere la luce dei semafori, le mattonelle rotte dei cortili, le fontane delle piazze e le fermate degli autobus.
Di recente, immagini di una città vuota mi hanno colorato i pensieri e la necessità di attraversare la strada, giocando sulle strisce senza controllare l’arrivo delle macchine, si è fatta sentire.
Immaginate di essere padroni delle città ora fantasma che abbiamo lasciato e di poter correre per la piazza accorgendoci per la prima volta di quanto sia grande e ci accorgeremmo anche che persino in città arriva il suono delle onde.
Stamane sono uscita dal balcone dopo tanto tempo e in qualche modo il mondo era cambiato per l’ennesima volta.
Mi sono accorta che, nella casa vicino alla mia, c’è un ragazzo che, ogni volta che deve parlare al telefono, esce sul balcone e fa avanti e indietro, avanti e indietro.
Talvolta mi ritrovo a passare cinque minuti in più fuori, sbattendo la tovaglia, sperando che alzi lo sguardo e fermi quella maratona.
Ieri sera, invece, mio padre ed io abbiamo osservato il cielo annuvolato con sfumature di rosso e ci siamo chiesti se la velocità con cui le nuvole si stavano muovendo non fosse simile a quella del fumo che esce dalle fabbriche.
Non ci siamo soffermati più di tanto a verificare se fossero fumo o nuvole perché siamo rientrati subito, non più abituati al mondo esterno.
Ora c’è uno spesso strato di vetro della finestra che mi separa dalle strade, ma , se chiudo gli occhi, sono sulla panchina del lungomare e il mare si scontra fortemente sugli scogli e la vita mi invade come lo scirocco di luglio.
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Ciao, Alessia. Per assurdo credo che il lock down ci abbia fatto riscoprire la bellezza dei rapporti umani
Ciao, Micol. Si sa che quando si viene privati di qualcosa lo si vuole ancor di più e, in qualche modo, si capisce il suo vero valore. Ora dobbiamo solo imparare a capirlo alla luce del sole e non solo sotto il tetto.
Eh, già.
Interessante questo racconto!