Dieci anni
Serie: ESC
- Episodio 1: Domani
- Episodio 2: Dieci anni
- Episodio 3: 07:47
- Episodio 4: Responsabile
- Episodio 5: Tre lettere
STAGIONE 1
Sul tavolo c’erano vecchie bottiglie di birra. Su alcune le etichette erano mezze scollate, su altre quasi completamente consumate. Andrea abbassò lo sguardo e tornò in camera.
La libreria a muro era alla destra della scrivania.
Strinse gli occhi.
Un libro sporgeva di qualche millimetro.
Si avvicinò e lo spinse quanto bastava per riallinearlo agli altri.
Si guardò alle spalle.
Nessuno.
Sistemò anche un altro libro nel ripiano superiore.
Poi guardò il tavolo e iniziò a contare i piatti.
Si fermò a dieci.
Aprì l’armadio.
Prese i pantaloni blu che odiava — troppo stretti — e la maglietta grigia che, tra tutte quelle ricevute nei vari posti di lavoro, era la sua preferita.
La indossò e si guardò addosso.
«Niente male», disse con aria fiera.
Mise le scarpe e si sedette sulla sedia davanti alla scrivania.
«Uno.»
«Due.»
«Tre.»
Allungò la mano con tre dita stese verso il cellulare sul comodino.
Lo schermo si illuminò e la sveglia iniziò a suonare.
«Perfetto. Ora posso alzarmi e andare al lavoro.»
Restò seduto fino a quando la suoneria non iniziò a dargli fastidio.
A quel punto si alzò, prese il cellulare e la spense.
Guardò il muro.
«Scusa, Leo. Spero non ti abbia dato fastidio. Giuro, domani risolvo.»
Prima di rimettere il telefono in tasca guardò l’ora.
7:10.
Alzò gli occhi. Il soffitto era più chiaro.
Cinquanta minuti prima di timbrare il cartellino.
Guardò fuori e vide il sole ormai completamente uscito da dietro il bosco.
Fece un bel respiro.
«Si parte.»
Prese il casco dalle mensole a muro, poi infilò una mano tra i piatti e, dal solito punto, tirò fuori un mazzo di chiavi.
Ripensò a quando il dirigente gli aveva detto che, con tutte quelle chiavi, avrebbe dovuto denunciarlo per porto d’armi.
Gli scappò un mezzo sorriso.
Mise le chiavi in tasca e, dopo aver urtato involontariamente la TV con una gamba senza riuscire, inspiegabilmente, a far crollare il mobile, aprì la porta e uscì.
Lo accolse una fragranza mista tra carne marcia e verdure in decomposizione.
Guardò la porta della stanza di Stefano, arricciò il naso e si affacciò verso la cucina.
Una pila di sacchetti del sudicio era appoggiata sopra il cestino.
«No, eh.»
Fece qualche passo verso la stanza di Stefano.
Poi si fermò.
Pensò ai panni nel proprio bagno.
Abbassò il braccio che aveva già puntato verso la porta e fece retromarcia.
Recuperò il casco e si avviò verso le scale.
Aprì la porta che separava l’appartamento degli inquilini da quello della proprietaria, al piano di sotto, e fece attenzione a non fare troppo rumore.
Dietro il divisorio di stecche di legno sentì il respiro del cane che dormiva.
Controllò attraverso le fessure che la vecchia proprietaria non fosse sulla poltrona con
l’apparecchio acustico lasciato al massimo.
Via libera.
Girò delicatamente la chiave nella serratura, con la lingua stretta tra i denti.
Click.
Si immobilizzò.
Il cane non abbaiò.
La vecchia non si svegliò.
Perfetto.
Aprì il portone, lo richiuse e rimase un momento sulla soglia a guardare il cielo dietro le case di fronte.
«Azzurro.»
Sorrise e scese le scale.
«Buongiorno, Mario.»
«Buongiorno, Andrea. Si va al lavoro, eh?»
«Vedrai, alla pensione mi manca ancora parecchio.»
Mario, dall’altra parte della staccionata che divideva le due proprietà, annuì.
«Bravo. Bravo.»
Andrea alzò un braccio in saluto e raggiunse l’ingresso del parcheggio.
Guardò la macchina.
Poi il motorino.
«Ambarabà ciccì coccò, tre civette sul…»
La canzoncina si fermò sulla macchina.
Andrea sospirò.
«Ne ero sicuro. Veniva fuori lei.»
Il cellulare vibrò nella tasca dei pantaloni.
Andrea si fermò.
«Il telefono? A quest’ora?»
Lo tirò fuori.
Sul display compariva un nome che non vedeva da anni.
Manu.
Andrea rimase a fissarlo per qualche secondo, poi aprì il messaggio.
«Grande Andrè. Quanto sarà? Dieci anni? Comunque spero tutto a posto. Che ne dici se ci vediamo per un aperitivo? Fammi sapere, sono in zona per un po’. A presto.»
«Manu?»
Guardò ancora lo schermo.
Poi scosse la testa e infilò il cellulare in tasca.
Si voltò verso la macchina.
«Te sei senza assicurazione, quindi stai ferma.»
Guardò il motorino.
«Te sei il prescelto. Anche perché, sennò, perché avrei preso il casco? Andiamo, che se no arrivo tardi a timbrare per lo straordinario.»
Si mise il casco, accese il motorino e partì.
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- Episodio 2: Dieci anni
- Episodio 3: 07:47
- Episodio 4: Responsabile
- Episodio 5: Tre lettere
Con l’arrivo di Manu c’è il cambio di passo, bene. Sono curioso di vedere cosa succede dopo 👏
Grazie Skoll! Con l’arrivo di Manu qualcosa comincia effettivamente a muoversi. Mi fa piacere che tu abbia percepito questo cambio di passo. Grazie ancora per continuare a seguire la storia! 🙏
Manu mi ha fatto pensare a una donna e invece, dalle risposte ai commenti, ho capito che è un uomo. Andrea è un po’ “per aria”, ma forte di una simpatia immediata. Attendo con curiosità i prossimi episodi. Bravo Daniele.
Giuseppe, in effetti il nome Manu può trarre in inganno! 😂 Quanto ad Andrea, diciamo che essere un po’ per aria è una delle sue tante caratteristiche. Mi fa davvero piacere che, nonostante tutto, ti sia risultato subito simpatico. Grazie ancora per la curiosità e per continuare a seguire la storia! 🙏
… e poi arriva Manu, 10 anni dopo. La storia diventa interessante. Hai delineato perfettamente Andrea e, forse, anche Manu in due righe…
Aspetto il seguito.
Buon lunedì!
Manu entra quasi in punta di piedi, ma diciamo che non è proprio uno destinato a restare sullo sfondo. Mi fa piacere che in così poco ti sia arrivato qualcosa anche di lui. Per il resto, preferisco lasciarti qualche domanda ancora aperta. Grazie ancora e buon lunedì anche a te 🙏
“Un libro sporgeva di qualche millimetro.Si avvicinò e lo spinse quanto bastava per riallinearlo agli altri.”
Un gesto istintivo, quasi invisibile, che dice molto di Andrea e che in qualche modo attenua il caos in cui lo hai inserito al risveglio…👏
Hai pescato un gesto piccolissimo, ma che in effetti racconta qualcosa di Andrea senza bisogno di dirlo apertamente. Nel caos certe cose le lascia andare, altre invece proprio non riesce a non sistemarle.
Andrea è un personaggio cui ci si affeziona subito proprio attraverso le piccole cose come il modo in cui parla con il muro, rimanda la barba, fa pace con il disordine e perfino sceglie il motorino come fosse una decisione di vita o di morte.
Sembra tutto leggero e quotidiano, ma sotto si avverte che c’è qualcosa che non torna. Poi arriva Manu, e improvvisamente quei dieci anni diventano una domanda.
Per essere l’inizio di una serie, secondo me c’è già parecchio materiale per voler sapere dove va a finire.
Ciao Cristiana, mi fa piacere soprattutto che Andrea sia arrivato attraverso quelle piccole cose, perché volevo che all’inizio sembrasse tutto quasi normale. Manu però non torna per caso, e quei dieci anni forse sono solo la prima cosa che Andrea dovrà iniziare a guardare in modo diverso. Grazie per aver letto e commentato 🙏