Dietro La Tenda

L’estate con il suo calore, le sue bizzarrie, la voglia di divertimento, di avventura che aleggia nell’aria è da sempre la stagione preferita di Miriam.

Durante l’inverno sogna le giornate soleggiate, il mare, la libertà di correre su una spiaggia senza fermarsi a pensare. Ma è ancora lontano quel momento, fuori fa ancora freddo e le giornate sono corte.

L’aria gelida del mattino ricorda alla donna quanta strada ancora possa mancare prima del traguardo così tanto atteso. Perché se è vero che l’estate giunge puntuale ogni anno, per Miriam rappresenta sempre una sorpresa.

Come un bambino che attende il giorno del suo compleanno per ricevere il regalo tanto desiderato. Le notti invernali giungono sempre troppo presto e con esse anche la stanchezza e così la donna si ritrova spesso ad andare a dormire seguendo i ritmi lenti che la stagione fredda vuole imporre.

Durante la notte si sveglia più volte per poi riaddormentarsi. Confida ad un’amica di fare sempre lo stesso sogno, un brutto sogno…”sai, sento sempre una voce provenire dalla finestra, mi chiama per nome…lo ripete numerose volte, lo urla…aggiunge qualcosa di incomprensibile poi mi sveglio all’improvviso e non riesco mai a capire cosa stesse dicendo, a parte gridare il mio nome”.

L’amica cerca di sdrammatizzare il racconto e, ridendo, fa l’occhiolino a Miriam…”se ci fosse qualcuno nel tuo letto, a farti compagnia, sentiresti altre voci…fidati”. Miriam ride, ma la sensazione fredda lasciata dal sogno ricorrente non la abbandona.

E arriva febbraio.

Piovoso ma ancora molto freddo. Le giornate si allungano di poco e lasciano intravedere timidamente che qualcosa all’orizzonte sta cambiando…che il calore tanto atteso dalla donna si sta avvicinando a piccoli passi.

E come il freddo invernale anche il sogno ricorrente continua a farle compagnia nelle notti solitarie. Miriam ha deciso di non parlare più della cosa alla sua amica…”tanto non capirebbe e banalizzerebbe il tutto come sempre”…pensa.

Non sarebbe certo una brutta idea dormire in compagnia…la farebbe sentire più tranquilla, più protetta e, forse, anche il freddo potrebbe risultare meno intenso. Perché quello di Miriam è anche un gelo interiore che l’ha portata a rimanere sola fino a quel momento.

Ma una notte, in particolare, non sente soltanto la voce che grida il suo nome, vede anche una figura che sembra nascondersi dietro la tenda della camera. Si copre il volto terrorizzata, la voce continua a gridare…”Miriam….Miriam…Miriam…”. La donna cerca di divincolarsi da qualcosa che la stringe, che la opprime.

Si agita ma non riesce a liberarsi.

Poi finalmente si calma e si sveglia. Accende la luce sul comodino e guarda verso la tenda ma non vede nulla…poi si accorge dallo specchio appeso sulla parete di fianco alla tenda che una figura incappucciata è seduta sul suo letto.

“Miriam…Miriam…Miriam…”, le parole sono le stesse del sogno, ma ora la donna è sveglia e terrorizzata.

Non può raggiungere la porta della camera per fuggire perché la misteriosa presenza è proprio seduta lì…tra il letto e la via di fuga.

“Miriam…Miriam…Miriam…”…ma il tono sembra essere quasi rassicurante…”non aspettare, non aspettare”. “Chi sei !”, grida ora la donna, “come hai fatto ad entrare !”. “Sono sempre stata qui, dietro quella tenda”…la figura incappucciata indica proprio la tenda appena sognata da Miriam, poi scrollando il capo…”non è un sogno e lo sai bene”.

Si toglie il cappuccio e Miriam vede sé stessa. “Non perdere tempo, non sprecare il tuo di tempo”. La donna urla “vattene !” muovendo le braccia in segno di respingimento. “Non posso…e un giorno forse capirai il perchè”.

Poi Miriam sviene, sfiancata dalla paura. Quando si riprende è giorno. Si guarda intorno stralunata. Sul letto non c’è nessuno. Prova a spostare la tenda, ma dietro non c’è nulla. Ma la porta della camera è aperta…Miriam si rende conto in quel momento che non è stato un incubo, che qualcosa di reale era accaduto nella notte. E da quel momento attende ogni giorno impaurita che arrivi la gelida notte invernale…dimenticandosi dell’estate e delle sue effimere bizzarrie.

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