Disegni a matita

Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla


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Dopo aver digitato “Camilla Mordelli” sul mio tablet, non trovai alcuna corrispondenza per quel nome e cognome. Provai nuovamente inserendo solo il cognome “Mordelli”, ma anche questa volta nulla. Continuai con altri tentativi e associazioni, ma senza successo. Pareva proprio che la professoressa Mordelli non fosse avvezza all’uso dei social media, o forse si celava dietro uno pseudonimo o un nickname difficilmente riconducibile a lei. Con un sospiro di rammarico, abbandonai la mia curiosità di scoprire qualcosa di più sul suo conto attraverso la rete. Lasciai il tablet sul divano, dove mi ero adagiata per la ricerca, e rivolsi il pensiero a ciò che avevo programmato di fare per la mia adorata professoressa.

Amavo disegnare a matita, e credo che avessi un talento naturale che si manifestava in ogni tratto che scivolava sulla carta. La mia passione si concentrava particolarmente nelle figure e soggetti stilizzati ai quali aggiungevo delicate pennellate di acquerello per mettere in risalto piccoli ma significativi dettagli. Così, ad esempio, un fiore stilizzato a matita lo impreziosivo con poche tenui pennellate di colore per dargli un’anima. Nel corso del tempo avevo raccolto una serie di disegni, suddivisi in temi che rispecchiavano la mia fervida immaginazione: fiori e piante inesistenti, meraviglie che solo la mia fantasia poteva concepire; oggetti trasformati in forme insolite e grottesche, capaci di stupire chiunque li osservasse; animali immortalati in pose curiose, con sguardi ed espressioni straordinariamente umanizzate. Queste opere erano custodite gelosamente in cartelle, protette come preziosi tesori.

Finora, nessuno aveva avuto il privilegio di ammirarle, e la ragione di tale segretezza non era casuale. Quando avevo iniziato a disegnare, una notte sognai una figura femminile che subito identificai come mia madre. Nel sogno, lei osservava i miei disegni con un sorriso dolce, colmo di orgoglio e tenerezza. Poi, con grazia, si voltava e si allontanava lentamente, lasciandomi con un senso di beatitudine e felicità al mio risveglio. Pensai che fosse attraverso i miei disegni che mia madre si manifestava, come un ponte tra i nostri mondi. Sebbene quel sogno non si ripeté più, non mi scoraggiai e continuai a coltivare quella che era diventata la mia vera e unica passione, nutrendo la speranza che altre notti potesse tornare a farmi visita. E credetti che l’incantesimo si sarebbe rotto se mai avessi mostrato i miei disegni a qualcuno. Solo mia madre poteva vederli.

Decisi, dunque, di arricchire la mia collezione con un tema nuovo, mai esplorato prima: la donna. E chi altro se non lei, poteva essere la mia fonte d’ispirazione per questa mia nuova avventura creativa?

Per me disegnare era come fare i compiti o studiare e quindi avevo bisogno della massima concentrazione. Preparavo scrupolosamente tutto il necessario sulla scrivania della mia camera: il blocco dei fogli sull’estremità destra, il foglio sul quale disegnare al centro davanti a me, le tre matite di diverso spessore, sistemate e ben distanziate dall’estremità superiore del foglio al centro. Solo alla fine quando la parte a matita era conclusa preparavo tutto l’occorrente per impreziosire la mia opera con qualche leggera pennellata di colore ad acquerello. Ero pronta, ma prima di sedermi alla scrivania, dovevo creare la giusta atmosfera.

“Questa volta cosa scegliamo Marta?”

“Il concerto per clarinetto e orchestra?”

“Mozart, sii!”

Ispirata dalle celestiali note che si diffondevano nella mia stanza, iniziai a far scorrere la matita scelta sul foglio. Ero pronta per il primo tentativo che avevo in mente, ovvero riprodurre il viso di una donna con indosso un cappello a forma di cloche (sì, proprio il suo). Iniziai con leggerezza e disinvoltura senza pensarci troppo e, forse davvero ispirata, il risultato fu oltre le mie aspettative. Una linea a tratto unico seguiva il contorno del viso, poi gli occhi che decisi di disegnare chiusi, infine un accenno di matita sia per il naso che la bocca. Il protagonista del disegno doveva essere però il cappello che adagiai sul viso leggermente obliquo da un lato a coprire parzialmente l’occhio sinistro. La parte a matita era conclusa, mancava l’ultimo tocco per dare un po’ di vita al disegno. Una pennellata di colore lampone per il cappello e un cenno di rosso per la linea delle labbra. Ecco la prima opera della serie: Camilla con Cappello Lampone.

Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla


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Discussioni

  1. Bellissimo il ruolo che dai al disegno. Legamo sottile con la madre, espressione dell’amore verso Camilla. Mi è piaciuto tantissimo. Hai reso perfettamente ciò che si prova nell’attimo in cui si decide di trasformare i proprio sentimenti in opere d’arte.