Disgusto

Serie: Il colore delle nuvole

Clara era abituata alle profonde liti dei suoi genitori, a sentir sua madre gettare fuori quanto più veleno le era possibili e suo padre assecondarla più per svogliatezza che per assonanza di idee. Era abituata al fatto che dopo il proprio nome, sua madre era solita locare sempre e sole parole poco gentili, termini poco adatti ad una ragazzina. Ci era così abituata che ormai riusciva quasi ad anticipare le battute dei coniugi Ostuni, per lei era diventato un gioco ormai. Se ne stava al centro del letto con lo sguardo fisso sulla porta chiusa della camera ad ascoltare e a sghignazzare con Lorenzo quando riusciva ad anticipare le parole. E Lorenzo rideva con lei sempre, seduto nella stessa posizione e con lo sguardo rivolto alle stesse coordinate. Lei pensava le battute e Lorenzo le proferiva a voce alta imitando le tonalità dei propri genitori.

Ma quella sera, le sembrava impossibile giocare sulle proprie assurdità. Quella sera, quando era tornata a casa accompagnata da Roberto Diamanti, si era resa conto di quanto sottile fosse il confine che la divideva dall’annullamento. E in un attimo, le parole della donna che l’aveva messa al mondo presero una forma tutta nuova, vera. Ascoltare il modo in cui sbraitava contro suo padre dandole della pazza da legare, non l’aveva mai sconvolta come in quel momento. Quelle parole non erano mai penetrate tanto a fondo.

E se avesse sempre avuto ragione? Se realmente la sua non era solo una stranezza, ma una vera e propria malattia mentale? Dopotutto quante persone si autoimponevano mutismo limitandosi a comunicare con degli sguardi tutt’altro che eloquenti. Quante persone se ne andavano a giro nella zona peggiore della città solo perché era la più distante da casa. L’avevano quasi violentata, qualcuno stava per farle del male fisico, e non verbale al quale ormai abituata, ma lei non aveva battuto ciglio. Certo, aveva avuto paura e anche tanta, ma non un grido era uscito dalle sue labbra, non un minimo accenno di autodifesa. Se non fosse sopraggiunta Olivia, probabilmente sarebbe diventata solo un altro nome sulla lista di qualcuno. Che fosse stata quella di Greta, quella dei suoi genitori, quella della bulle di scuola o di quei delinquenti, poco importava. Sarebbe stata un nome e nulla più. Si voltò verso Lorenzo, lui le aveva detto di scappare, di andar via di lì. Lorenzo era l’unico costantemente dalla sua parte, con lei in ogni situazione. Quante persone avevano accanto qualcuno come Lorenzo? I suoi occhi preoccupati e lucidi sembravano lo specchio della propria anima. Si scambiarono un solo sguardo e tanto bastò a Clara per sentire delle lacrime marciarle sulle guance. In quelle iridi, vi lesse tutta la paura che aveva contenuto, tutta la voglia di urlare forte fino a farsi sentire in ogni angolo della terra, ma una tossica ragione non aveva fatto. Si morse le labbra, non poteva. Se avesse parlato sarebbe andato tutto alla malora. Allungò una mano verso il ragazzo, desiderosa di un suo abbraccio come mai prima. Lorenzo ricambiò triste, muovendo appena le dita verso di lei come se fosse un fantasma, ma tutto ciò che ottennero fu un urlo pieno di rabbia che fece rabbrividire entrambi.

Teresa Ostuni riversò la propria presenza in camera di Clara come un ciclone contro una casetta di campagna, come se la propria stanza fosse la residenza di Dorothy Gale ed essa stessa la bambina. Guardò la donna come fosse un mostro, rannicchiandosi istintivamente al centro del materasso e osservando Lorenzo fare la stessa cosa. Diede un colpetto agli occhiali per risistemarli sul naso e costrinse il proprio corpo a fingere scioltezza.

-Chi era quell’uomo che ti ha accompagnata, Clara? E bada bene a rispondermi perché ne ho fin sopra i capelli di te! –

Teresa le puntò un dito smaltato di rosso contro il viso, incurante se la figlia stesse svolgendo una qualche personale attività. Era senza ombra di dubbio una bella donna; elegante e raffinata nell’estetica, marcia come legno vecchio al di sotto della maschera. Un tempo era stata anche una brava madre, ma quei giorni si erano spenti come una candela ad un compleanno. Ormai, nulla riusciva a farle provare compassione, addolcirla, men che meno Clara. Tra la ragazza e la donna vigeva ormai un rapporto di continua conflittualità, di intolleranza, per nulla aiutato dal mutismo della minore.

-Dio Onnipotente, Clara, rispondimi! –

Teresa aveva urlato così forte da far vibrare ogni singola corda vocale, tanto da lasciar vedere la pelle arrossarsi anche sotto l’affresco che era il proprio trucco. Clara chiuse gli occhi, sussultando e stringendo forte il lenzuolo sotto di sé. Deglutì e tornò a guardare gli occhi azzurri di sua madre tergiversando nel proprio silenzio. Di fronte a quell’ostinato mutismo, la donna si coprì gli occhi con una mano, ormai esasperata dal comportamento della propria figlia. Era stanca, così stanca del comportamento di Clara e della sua ostinatezza. Era stato quello che l’aveva spinta a mandarla in terapia, augurandosi che la ragazza la smettesse di comportarsi come una pazza e di gettare ulteriore fango sulla famiglia Ostuni. Ci aveva già pensato Lorenzo a coprirli di vergogna.

-Credimi Clara sei diventata impossibile, io non so per quanto potremmo continuare con questo gioco. Sei diventata lo zimbello del quartiere ed io non ne posso più di giustificare le tue follie con la gente, sono stanca di dovermi occupare di te. Sei diventata un peso che nessuno vuole più portare, io meno di tutti, quindi stammi bene a sentire ragazzina: o torni sulla retta via o puoi anche sparire dalla mia vista per sempre-

Nelle sue parole non vi era disperazione, non vi era dolore, ma solo odio. L’odio di una donna la cui perfetta facciata era sul punto di crollare e lei non avrebbe potuto permetterlo. Lorenzo era stato un colpo durissimo per la reputazione della sua famiglia e non avrebbe permesso a Clara di dar loro il colpo di grazia.

Le rivolse un ultimo sguardo disgustato e si richiuse la porta alle spalle lasciando la ragazza immobile e con gli occhi traboccanti di lacrime che non avrebbe versato. Aveva smesso di piangere, se lo era promesso, o quanto meno ci avrebbe provato. Non avrebbe più versato una singola lacrima per chi non lo meritava, lo aveva promesso a Lorenzo. Si voltò a cercare i suoi occhi azzurri, sentiva che le gambe stavano iniziando a tremare nervose, ma il ragazzo aveva lo sguardo più vuoto che avesse mai visto e se persino lui l’abbandonava non aveva più alcuna ancora di salvezza. Se non ci fosse stato Lorenzo a tenderle una mano per tirarla fuori dal baratro, ci avrebbe scavato la propria fossa lì sotto. Si morse le labbra, desiderosa di scoppiare come una pentola a pressione e di riversare sul mondo tutte le parole che gelosamente custodiva, tutte le parole che avrebbero distrutto la propria vita. Ed era proprio questo che tutti gli altri non comprendevano, il suo silenzio era pura salvaguardia.

Il suo silenzio, urlava nel proprio sangue come barbari prima di una guerra.

Serie: Il colore delle nuvole
  • Episodio 1: Macchie
  • Episodio 2: Silenzi 
  • Episodio 3: Assenze 
  • Episodio 4: Disgusto
  • Episodio 5: Nessuno
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    Commenti

    1. Raffaele Sesti

      Sono arrivato in corso d’opera in questa serie, ma l’ho apprezzata moltissimo. Scritta bene e mai noiosa, con quel silenzio di Clara che assorda il lettore.
      Brava.
      Alla prossima lettura.

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie mille! Mi fa molto piacere che Clara arrivi anche senza parole, sto lavorando molto su di lei!
        Spero continui a piacerti!
        Ancora grazie,
        S.