DISPERAZIONE
Serie: Semplicemente Paladino #3 stagione
- Episodio 1: CALIGOLA
- Episodio 2: PALADINO PRESENTA
- Episodio 3: MISSIONE
- Episodio 4: CONCORSO DI BELLEZZA
- Episodio 5: GORAN
- Episodio 6: COSPIRAZIONE
- Episodio 7: GUERRA
- Episodio 8: DISPERAZIONE
- Episodio 9: NAUFRAGIO
- Episodio 10: REALITY SHOW
STAGIONE 1
I due razzi Darganiani, uno con a bordo i quattro supereroi, abbandonarono la flotta degli scienziati guerrieri. Le navicelle nemiche li inseguirono, ma i piloti Starseaters furono abili a schivare i loro colpi e a seminarli. Se le imponenti astronavi da battaglia ci avrebbero messo trentasei ore ad arrivare in vista e a ingaggiare lo scontro, i due razzi ci misero poco più di un’ora ad arrivare presso la flotta Darganiana.
Arrivati a destinazione, i quattro ringraziarono il pilota. Accidenti! Se non fosse stato per l’arrivo dei due razzi, Paladino, Capitan Splatter, Antiprincipe e Supereva sarebbero rimasti prima o poi uccisi dagli scienziati guerrieri. Uno dopo l’altro sarebbero capitolati agli sforzi eccessivi. Comunque il pilota non capì neppure una parola di quelle che gli dissero.
I quattro supereroi scesero dal razzo e Capitan Splatter affermò: «Siamo quattro. In Cina, questo numero porterebbe sfortuna».
«Ma noi siamo stati fortunati!» si oppose Paladino.
Giunse Flisalmo, l’aspetto arrabbiato, ma tanto i Darganiani sembravano sempre corrucciati. Dietro aveva due dozzina di guardie, la stessa espressione dell’ambasciatore.
Prima che Flisalmo potesse dire qualcosa, Antiprincipe dichiarò: «Lo sappiamo: siete tutti felici di vederci!».
«No!» disse Flisalmo. Paladino quasi non ci credette: era veramente arrabbiato. «Abbiamo saputo che non avete rispettato il mio piano!».
«Abbiamo ucciso molti scienziati guerrieri!» proclamò Paladino, fiero del fatto che fosse la verità.
«Ma non avete consegnato i piani fasulli, come vi avevo detto!». Il Darganiano ringhiava.
«Che importa? Ne abbiamo uccisi a centinaia, se non migliaia. Non è vero, ragazzi?» esultò Capitan Splatter.
«Sì!» dissero tutti in coro.
«E allora?».
«Il piano era che consegnaste i piani fasulli. Senza poi uccidere alcuno scienziato guerriero» grugnì ancora Flisalmo.
«Che importa dei piani fasulli? Non hai sentito? Ne abbiamo uccisi abbastanza!» insistette Capitan Splatter. Paladino ebbe la sensazione che forse avrebbe dovuto tacere.
«Non è che non credo alle vostre parole. Ma rimane il fatto che avete disobbedito e fra trenta ore le due flotte s’incontreranno e inizierà la battaglia. Forse, noi Darganiani perderemmo. Per colpa vostra!» finì con un sussulto rabbioso Flisalmo.
«Vi aiuteremo a combatterli» disse Paladino, cercando di tranquillizzare l’ambasciatore.
«No».
Mezz’ora dopo, i quattro erano a bordo di un razzo a guida remota in testa a tutta la flotta Darganiana. Non lo potevano pilotare, e quando sarebbe iniziata la battaglia, il razzo sarebbe rimasto inerte in mezzo ai giganti di metallo alieno che si rincorrevano e si sparavano contro di tutto. Flisalmo li aveva costretti a salirci a bordo, altrimenti sarebbero stati sbranati, così dicendo: “Se alla fine della battaglia il vostro razzo non sarà stato abbattuto, sarete salvi e non vi farò nulla”.
“Quante possibilità ci sono che ci salveremo?” aveva domandato una Supereva querula.
“Poche. Molto poche. Se non impossibili” aveva sussurrato Flisalmo.
Adesso i quattro erano disperati. Erano in attesa della battaglia, e ognuno pregava a modo suo che si salvassero.
Anche se ci credevano poco.
No, si disse Paladino. No. Non potevano arrendersi così. Paladino aveva affrontato molti pericoli con la sua armatura Lapolaka. Non poteva soccombere proprio adesso. Aveva fatto scempio di quegli scienziati guerrieri per sopravvivere. Adesso, quella era un’altra prova. In un modo o nell’altro ne sarebbero usciti tutti vivi. Non doveva arrendersi alla disperazione, alla rassegnazione. Doveva pensare positivo. Doveva pensare a salvarsi la vita e portare via i suoi alleati da quella trappola. Si rivolse a Supereva. «Tua cugina, Supereva la rossa, aveva buone conoscenze tecniche. Immagino che pure tu le avrai ereditate!».
«È tutta colpa tua! Io te l’avevo detto di obbedire a Flisalmo!» si lamentò lei. Non singhiozzò, per fortuna. Sarebbe stato poco dignitoso, un insulto alla memoria della vera Supereva di cui Paladino/Luca si era innamorato.
«Quel che è fatto è fatto. Rispondimi, piuttosto». Paladino fu severo.
«Sì. Le ho ereditate» disse rossa di rabbia Supereva. A Paladino venne in mente Irene, non sapeva bene perché.
«Ottimo. Vedi se puoi prendere il possesso di questo razzo, così che poi saremmo in grado di scappare da questa trappola».
«Buona idea!» esclamò Capitan Splatter, il quale sembrava credere molto in Paladino. Lo stimava, seppur la cosa non fosse reciproca.
«Adesso ci provo» rispose Supereva.
«Ma non acquisire subito il controllo del razzo!» la ammonì Paladino.
«Perché?». Supereva non sembrava possedesse molta logica.
«Se ci disinseriamo adesso, i Darganiani se ne accorgeranno e ci manderanno contro i loro razzi a ucciderci. All’ultimo momento, prima dell’inizio della battaglia. In quel momento nessuno più penserà a noi».
«Paladino ha ragione» lo sostenne Capitan Splatter.
Paladino fu felice che il Capitano lo aiutasse in quella maniera.
«Adesso vedo» disse infine Supereva, e si mise a lavorare sulla plancia di comando facendo sparire parte del suo corpo. Dopo un’ora, in cui i tre supereroi osservarono le sue gambe mentre lei lavorava sui meccanismi e gli impianti del razzo e speravano che l’idea di Paladino diventasse realtà, Supereva uscì, sporca di una sostanza rossastra simile a olio. Disse: «Sì. È possibile».
«Urrà!» esultarono i tre, scambiandosi degli amichevoli batti cinque.
«Ma c’è una cosa da dire».
«Cosa?» disse Paladino.
La gioia fu congelata.
«Ci vuole una procedura piuttosto lunga. Non più del tempo che ci rimane ancora, prima dell’inizio della battaglia, ma almeno tre ore».
«Inizierai prima. Noi ti aiuteremo» gli disse gonfio d’ottimismo Paladino, puntando un dito su un orologio elettronico che riportava il count down all’incontro/scontro delle due flotte: ventotto ore e ventotto minuti.
I quattro ebbero il tempo di riposarsi, ma a bordo c’era nervosismo. Nessuno dormì. Rimasero solo seduti, cercando di dimenticare la situazione in cui gravavano. Paladino osservò Supereva, e le disse: «Mi ricordi la mia ex ragazza…».
«Che cosa ridicola!» esclamò lei.
«Si chiama Irene».
«È un nome comune!» esclamò ancora Supereva.
Paladino si accorse che era diventata paonazza. «Ammetti che ti chiami Irene?» insistette Paladino.
Supereva si chiuse in un ostinato silenzio.
Il tempo trascoerse. Quando mancavano quattro ore, si attivarono a disinserire il controllo remoto del razzo e prenderne possesso. Fu tutto un trafficare di impianti dai meccanismi e i chip sconosciuti, chiazzati di quell’olio rosso. Paladino non era pratico di quelle cose: era un intellettuale, non un uomo di lavori manuali. Capitan Splatter e Antiprincipe, nonostante le ali voluminose di quest’ultimo, furono più di aiuto di Paladino nei confronti di Supereva. Quando mancavano cinquantuno minuti, sarebbe bastato alzare una leva e avrebbero preso possesso del razzo. Sarebbero potuti fuggire. Tutto in quella leva. Le loro vite, i loro desideri e aspirazioni. Tutto in quella leva. Non bisognava farsi prendere dalla disperazione, che alle volte diventava una bestia all’apparenza invincibile, che si cibava degli incubi e della rassegnazione.
Mancavano dieci minuti e la flotta degli scienziati guerrieri era in vista.
«Ora!» disse Antiprincipe.
«No. Attendiamo» disse Supereva, ricolma di sinecura.
«Spero tu abbia ragione».
«Ora!» disse Capitan Splatter, quando mancavano otto minuti.
«Aspettiamo» rispose concentrata Supereva.
«Ora!» disse Paladino, che di minuti ne mancavano cinque.
«Pazienza, pazienza. Ancora un attimo!». Supereva aveva il volto imperlato di sudore.
Quando mancavano due minuti, la supereroina alzò la leva e divenne padrona e pilota del razzo. Intorno, lo spazio si riempì di astronavi e raggi che schizzavano ovunque terminando in esplosioni brillanti.
Il razzo abbandonò la battaglia.
La disperazione era stata sconfitta.
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Ciao Kenji, l’arrivo di Supereva sembra di aver portato fortuna al tuo manipolo di scapestrati.
Ciao Micol! Già, infatti. Poi vedrai cosa succede…