Diversi guerrieri

«Come è bella questa campagna».

«Ardito, non essere troppo tracotante e pensa a obbedire agli ordini che fra poco si combatte».

Ardito annuì alle parole del sergente.

I Guerrieri del Sole marciavano da ore e si stavano dirigendo verso il tempio.

Il tempio.

Era caduto da giorni nelle mani dei Guerrieri della Tenebroscurità e i Guerrieri del Sole lo dovevano riprendere. Il tempio era dedicato al dio della luce, non si poteva permettere che rimanesse nelle mani di quei bruti.

Dopo aver svoltato un angolo in cui c’era un boschetto, Ardito vide il tempio.

Il sergente gridò: «All’erta, fra poco si combatte».

Gli ufficiali passarono le direttive.

Allora i Guerrieri della Tenebroscurità comparvero in tutta la loro bruttezza. Maschere e corazze nere con le gambe scoperte, esibivano le loro asce da guerra. Alcuni si misero a fare delle danze, roteavano le loro armi per far vedere quanto fossero bravi nella guerra.

Invece i Guerrieri del Sole stettero immobili con gli scudi, le lance, gli elmi alati che lasciavano il volto scoperto.

Ardito non provava odio, ma solo curiosità. Aveva lasciato la città per andare a combattere in quella guerra di religione, di prestigio religioso, eppure lui non voleva credere in nulla e nessuno se non il suo lavoro. Ma la teocrazia della sua città era prepotente: tutti dovevano versare sangue per sconfiggere i Guerrieri della Tenebroscurità.

Questi ultimi partirono all’attacco. Correvano agitando le armi, gridavano.

I Guerrieri del Sole si compattarono in una formazione irta di aculei e si protessero con gli scudi. Alcuni nemici furono trafitti, altri sbatterono contro gli scudi, ma erano i più inesperti; la maggioranza aggirò la formazione e stuzzicò i Guerrieri del Sole con le asce, ferendoli alle caviglie mentre scansavano le lance che si muovevano in cerca di carne.

Ardito era sul lato sinistro, la prima fila sull’esterno, e per poco non ebbe una caviglia tranciata da un’ascia da guerra. Cercò di colpire un Guerriero della Tenebroscurità, ma non riuscì neppure a frustarlo con l’asta, per questo Ardito si esasperò.

I nemici continuarono con l’opera. Cercarono di far scompaginare la formazione dei Guerrieri del Sole, ma invano.

«Stanno arrivando!».

Al sentire quelle parole, tutti i Guerrieri del Sole gioirono.

Da dietro alcuni rilievi comparvero altri Guerrieri del Sole a cavallo di grifoni e questi calarono sui Guerrieri delle Tenebroscurità travolgendoli. Le lance li infilzarono, le zampe di leone e cavallo stritolarono quei perfidi individui.

Il tempio della luce restava lì, muto testimone di quel massacro. Non sembrava troppo felice né il contrario, assisteva e basta.

I Guerrieri della Tenebroscurità ripararono nel bosco e i Guerrieri del Sole sui grifoni li inseguirono.

Ardito scosse il capo. «No, meglio di no» gridò loro.

Ma i Guerrieri del Sole sui grifoni non lo ascoltarono e raggiunsero quel bosco.

I nemici sapevano essere astuti. Con i rami, con i viticci e con le sbarre di legno ostacolarono l’avanzata di quei guerrieri oppure li disarcionarono o anche li intrappolarono.

Ardito presagiva il peggio.

Alcuni Guerrieri del Sole appiedati ebbero l’idea di correre in aiuto ai compagni sui grifoni, ma il sergente li bloccò. «Non è colpa vostra. Non sacrificatevi per nulla».

Mentre i Guerrieri del Sole sui grifoni venivano massacrati, alcuni Guerrieri della Tenebroscurità accesero delle torce e le gettarono ridendo fra le foglie secche.

Di lì a poco il bosco si incendiò e se i Guerrieri della Tenebroscurità poterono scappare, i Guerrieri del Sole con i grifoni rimasero bloccati. Bruciarono vivi e fu un’estasi di morte, un olocausto di carne bruciata in nome del dio della luce.

Ad Ardito venne da piangere. Tutto quel sangue, quella sofferenza… quelle vite spezzate per sempre e tutto per quel tempio inutile, un ammasso di sassi impilati perché i Guerrieri del Sole lo adorassero, ma anche i Guerrieri della Tenebroscurità lo volevano e quindi che si morisse pure.

Ardito ebbe la tentazione di gettare via l’elmo e le armi e correre lontano da quella follia, ma il bosco bruciava, i feriti gemevano per il dolore e la battaglia era ancora di lì da essere vinta.

Il sergente era cinico. Con l’asta della sua lancia frustò i Guerrieri del Sole. «All’attacco, all’attacco! Coraggio, figli del Sole!».

Gli ufficiali erano contenti, applaudivano.

La truppa sciolse la formazione e calpestò i feriti per poi rincorrere i Guerrieri della Tenebroscurità. Si svilupparono dei piccoli scontri, che più che altro divamparono di violenza. I nemici erano avvantaggiati nella lotta ravvicinata dato che erano più leggeri, ma i Guerrieri del Sole li picchiavano con gli scudi. In certi casi, questi ultimi li schiacciavano a terra con lo scudo e tutto il loro peso fino a frantumargli le ossa.

Invece Ardito stava lontano, non voleva partecipare a quella mattanza, avrebbe tanto voluto tornare da sua moglie.

Mentre il sangue si dilungava in delle lame puzzolenti e orribili a vedersi, il terreno iniziò a tremare.

Molti si spaventarono. «Il terremoto!».

Anche Ardito ebbe paura, ma poi quel sentimento fu sostituito dalla meraviglia. Il tempio della luce stava muovendosi.

Le pile di sassi si articolarono in delle membra, poi il cocuzzolo del tempio diventò la testa di quel nuovo essere che con occhi di pietra invisibili fissava quello spettacolo – che secondo Ardito certo non doveva essere molto edificante.

Il gigante di pietra fece un passo in avanti, poi un altro. Fu bizzarro vederlo, ma evitava di calpestare gli uomini e i pochi grifoni scampati all’incendio mentre scappavano da ogni parte.

Nonostante lo stupore generale, alcuni guerrieri continuarono a combattersi.

Allora il gigante di pietra gridò: «Basta!».

Tutti si immobilizzarono, tutti si cristallizzarono.

Il sergente si sgolò: «Chi sei?».

«Sono il tempio per cui avete ucciso. Sono stanco! Basta con tutto questo sangue… e poi, per me! Tornate a casa, badate a cose più importanti che un piccolo mucchio di pietre quale sono io».

Sotto lo sguardo attonito di ogni soldato, sottufficiale e ufficiale dei due schieramenti in battaglia, quello che era un tempio andò via.

Dopo alcuni attimi, la battaglia riprese ma Ardito aveva disertato.

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Discussioni

  1. “«Sono il tempio per cui avete ucciso. Sono stanco! Basta con tutto questo sangue… e poi, per me! Tornate a casa, badate a cose più importanti che un piccolo mucchio di pietre quale sono io».”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  2. “Ad Ardito venne da piangere. Tutto quel sangue, quella sofferenza… quelle vite spezzate per sempre e tutto per quel tempio inutile, un ammasso di sassi impilati “
    Questo passaggio mi è piaciuto 👏

  3. “Di lì a poco il bosco si incendiò e se i Guerrieri della Tenebroscurità poterono scappare, i Guerrieri del Sole con i grifoni rimasero bloccati. Bruciarono vivi e fu un’estasi di morte, un olocausto di carne bruciata in nome del dio della luce.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  4. Ciao Kenji, soprattutto all’inizio il tuo racconto mi ha trasmesso l’atmosfera delle Crociate. Troppi morti in nome di un Dio che probabilmente non lo desiderava. Bellissimo il tempio che prende e se ne va!

  5. “Sono il tempio per cui avete ucciso. Sono stanco! Basta con tutto questo sangue… e poi, per me! Tornate a casa, badate a cose più importanti che un piccolo mucchio di pietre quale sono io»”
    ❤️

  6. “utto quel sangue, quella sofferenza… quelle vite spezzate per sempre e tutto per quel tempio inutile, un ammasso di sassi impilati”
    👏 👏 👏 Purtroppo accade ed è accaduto