
Dolce paranoia
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Veemenza
- Episodio 10: Primo giorno di scuola
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Un meccanismo collaudato, impressionante, ma non mi interessava. Volevo racimolare i soldi per pagare un maledetto avvocato e aiutare Antonio. Tutto quello che facevo, nella mia mente, aveva uno scopo ben preciso. Grazie a questo, e alla paura che si mescolava con l’adrenalina, ero cauto. Talmente cauto da avere i nervi tesi.
A volte era facile: mettevo un pacco nello zaino, andavo a scuola e poi, all’uscita, lo portavo in un punto specifico. Altre volte si trattava di pacchetti, tante consegne. Dovevo fare molta attenzione. Rimanevo in città, saltavo il lavoro in officina, ma mi toccava ugualmente sporcarmi le mani.
Messaggiavo senza sosta con Ellen. Quando mi capitavano i pacchetti, facevo tardi. Se mi andava bene, c’era un pullman o il motorino; altrimenti chiamavo Andrea e lui, dopo un bel po’, mi veniva a prendere. Cercavo di evitarlo come la peste: volevo essere un fantasma, e ci riuscivo. Qualsiasi contatto con lui mi avrebbe compromesso.
Ero ossessionato dal non fallire. Non volevo deludere Ellen, ma la notte non riuscivo più a dormire tranquillo. I soldi erano un miraggio. Potevo sfuggire a tutti: alle guardie, ai ladri, ai clienti tossici di Andrea… tranne agli occhi verde smeraldo di lei. Quelle pietre preziose mi osservavano, e io non me ne accorsi.
La campanella suonò, l’intervallo svanì. Ellen mi prese sottobraccio, mi trascinò nel bagno dei ragazzi e io… mi eccitai. Pensai che volesse fare qualcosa, e invece mi mollò uno schiaffo e porse sul palmo della sua mano una bustina di polvere bianca.
“Cosa. Diamine.” Tra quelle due parole sussurrate con rabbia, prese un bel respiro. “È questa, Filippo?”
“Esattamente quello che pensi.”
Si spostò di scatto e, quando capì che stava per gettarla nello scarico, la fermai.
“Ellen, non farlo! Mi metteresti nei casini.”
“Oh, Fil… non hai la benché minima idea del guaio in cui ti sei cacciato. Questa è coca. Sei impazzito? Ti sei messo a fare lo spacciatore?”
“Ellen, non urlare!” Alzai le mani, aperte. Poi calò un silenzio strano, una quiete prima della tempesta. I suoi occhi scintillavano di lampi: i fulmini mi avrebbero folgorato.
Le dovevo una spiegazione a cui volevo sottrarmi. Lei era la scusa, tutto quello che non volevo ammettere: che, contorto com’era, quel che facevo mi piaceva, perché ero maledettamente bravo.
La tempesta si ridusse a lacrime che solcarono le sue morbide guance. E il mio umore, l’orgoglio, o qualunque cosa mi dicesse che ero bravo, si assopì. Lei aveva potere su di me. Da sciocco ragazzino lo credevo, ignaro di averla ferita. Mi arrampicai sugli specchi, sperando che non andassero in frantumi.
“Lo sto facendo per aiutare tuo fratello…”
Ma lei mi fermò: “Antonio è un problema mio. Non tuo. Come ti viene in mente? Ti fai arrestare per aiutarlo? Ci stiamo pensando io e mamma!”
“Sì, certo. Con i soldi di tuo zio. La parte della tua famiglia che odi.”
Ci scambiammo sguardi distrutti, il dolore di quei mesi unto nelle parole. Stringeva i pugni, voleva essere più alta di quanto fosse per sovrastarmi. Lei si preoccupava per me e io spalancai le braccia per accoglierla in un abbraccio sincero.
“Abbiamo messo da parte l’odio per aiutare Antonio” confessò, piangendo tra le mie braccia. “Ci mancavi tu, che ti sei messo a fare… questo.”
“E dimmi, Ellen, come sta andando?”
Sapevo già la risposta e non mi aspettavo che la speranza uscisse dalla sua bocca.
“Tu, Fil, non c’entri nulla. Devi smettere di fare…” Si staccò dal mio abbraccio, lasciandomi i brividi nelle ossa. “Che sei, un corriere? Uno spacciatore?” Sussurrò, soppresse quell’urlo.
“Non lo so cosa sono, davvero.”
“Molto bene, Fil!” Fu devastante e ironica. “Devi smettere. Non è un gioco, finirai nei guai se già non ci sei. Promettimelo!”
Sapevo che non era un gioco. Tuttavia, aveva ragione: non potevo mentirle ancora, non avrei avuto il coraggio di rompere una promessa. Accettai la mia onesta disonestà tempo prima di mettermi nei guai, o di provare a sistemare quelli di Ellen.
“Non posso smettere.”
“Perché… sei nei guai? Ci parlo io!”
Mi venne da ridere nell’immaginare Ellen strigliare un criminale come Andrea Melluso.
Avrei potuto darle una spiegazione, le mie parole intrappolate sotto pelle che strisciavano verso di lei, ma rimasero dentro di me, con me. Non perché non potesse capire: io ero quello, la parte che lei non vedeva. Ero un’ombra che desiderava essere un fantasma.
Venni colto da una gentile malinconia e, per contrastarla, di scatto cacciai i soldi dal portafoglio e glieli sventolai in faccia. Le mie occasioni ridotte a carta.
“Lo faccio per questo.”
Lei spalancò gli occhi, combattuta tra desiderio e disdegno. I soldi le avevano appena fatto il lavaggio del cervello, strisciando nei suoi problemi e avvelenandola senza nemmeno accorgersene. Erano un arcobaleno crudele, un inganno capace di farle dimenticare perché eravamo in quel bagno.
Ellen deglutì, poi sollevò lo sguardo su di me, con qualcosa che non mi aspettavo.
“Allora voglio aiutarti.”
Scossi la testa. “No.”
Lei non doveva essere coinvolta, non doveva sporcarsi le mani per me. Poi la guardai meglio. C’era qualcosa nei suoi occhi, un’ombra. Il veleno aveva attecchito.
La perversa idea che lo avrebbe fatto per me, con me, mi piacque come una paranoia dolce e contorta.
Un brivido mi salì lungo la schiena. La scuola, i progetti, il futuro… tutto a rischio. Continuava a fissarmi.
“Tutto quello che mi hai detto per te non vale? Se speri che io ti dica di sì, sei fuori strada.” Dissi con poca convinzione, sussurrando al gelo.
“Io, Fil… non devo farlo. Ma è mio fratello. Non posso lasciarti fare, non da solo.” Mi scrutò negli occhi, scavando oltre, fino ai miei pensieri.
“Io penso che tu abbia una certa attitudine a questa vita” aggiunse. “Te la sei imposta come unica scelta e ora fai di tutto per distruggerti. Ma con me al tuo fianco, non farai casini.”
Quei suoi occhi verdi luccicavano intensamente. Sembravano quelli di un angelo smarrito che pregava un demone distante.
Forse avrei dovuto avere paura. Forse avrei dovuto salvarla da me.
Ma non ero mai stato lungimirante.
Trascinarla nel mio paradiso, dove nascondevo i mostri sotto il letto, avrebbe dovuto spaventarmi.
E invece mi eccitava. Mi stuzzicava l’idea di vederla lì, immersa nel mio stesso buio.
Non avrei dovuto accettare.
Ma lo feci.
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Veemenza
- Episodio 10: Primo giorno di scuola
Una lenta discesa nell’abisso. Mi è particolarmente piaciuto il modo con cui ha descritto questa parte, con i giusti tempi e facendo emergere le giuste emozioni.
Ho notato una continua evoluzione nel tuo stile di scrittura che in questo episodio mi ha colpito in modo particolare. I contenuti del romanzo incluso nella storia, talvolta mi sembrano leggermente forzati – forse per una esigenza di lunghezza del testo – ma nell’ insieme il racconto appare credibile e molto scorrevole.
Ciao Maria Luisa. Mi sto divertendo a scrivere. Purtroppo farlo in treno e in pausa pranzo mi porta a diverse sviste. Grazie.
Posso chiederti, se non è troppo cosa sembra forzato e, potresti suggerirmi come renderlo migliore affinché la forzatura scompaia?
D’accordo. Ti manderò un messaggio appena rientrerò a casa.
Bellissima la nuova copertina!
Ho la sensazione tubstia alzando l’asticella, sia nello stile sia nel far muovere i personaggi.
Grazie Dea. Fa davvero piacere sapere che si percepisca questa evoluzione tra alti e bassi.
Spero che la storia sia all’altezza della copertina!
Leggendoti, mi rendo conto che il tuo stile si è molto affinato e che la scrittura ha raggiunto livelli notevoli. Molto ben condotti i dialoghi che rivelano le parti più nascoste delle anime dei protagonisti, le dualità, le paure e l’attrazione per il rischio. La storia, inoltre, si fa sempre più articolata. Molto bravo.
Grazie Cristiana. Aver letto, continuando a leggere te, ed altri, qualcosa la si apprende, tu che di?
Per il resto come va?
Si tratta del migliore degli scambi. Io bene, in fase di editing con gli amanti viaggiatori…Quasi ci siamo 🙂
Però penso che a volte si rischia di perdere nello stile…🤔 c’è sempre un compromesso.
Secondo me la curiosità vince sempre. Tiene attivi i cervelli e ci aiuta a comprendere che fuori c’è un mondo. Credo sia il potere della ‘contaminazione’ che nulla ha a che vedere con i cambi radicali e nemmeno con le scopiazzature. Solo un tenere sempre le antenne alte e percettive. Come guardare un fiore e capire che ci sono petali più o meno belli. Li osservo, mica me li mangio! 🙂
Comprendo il tuo punto di vista. Io invece non riesco, se scrivo e leggo mi incasino.
Ciao Antonio, bella la nuova copertina, anche se pensavo di trovarmi davanti una nuova serie. L’episodio scorre bene, soprattutto nella prima parte e anche i dialoghi sono ben costruiti. C’è qualche piccolissimo errore di battitura qua e là, ma il resto funziona. Bravo!
Ciao Melania. Se conosco qualche Antonio te lo saluto. Purtroppo per qualcosa che non va nella piattaforma non posso modificare la bozza. A volte si a volte no. Quindi alla fine ho pubblicato quella che avevo. Se riuscirò, correggerò.
Grazie per avermi letto!
Scusa, non so perché ho scritto Antonio🙄