Domani
Serie: ESC
- Episodio 1: Domani
STAGIONE 1
«Uno di questi giorni lo ammazzo.» Il soffitto era ancora scuro quando Andrea aprì gli occhi quella mattina. Rotolò nella direzione del comodino per prendere il cellulare. Un rotolo di troppo, mal calcolato dal poco afflusso di sangue al cervello, gli fece sbattere la testa contro qualcosa.
«Questo non ci dovrebbe essere», disse toccandosi la testa.
Aprì meglio gli occhi e si voltò verso il presunto sospettato.
L’armadio.
«Oh, questo?» disse grattandosi la testa, stavolta dalla parte non urtata del cranio.
Poi, con un movimento fulmineo e rischioso per la tenuta del collo, girò il volto dal lato opposto.
«Eccoti qua», disse al comodino smarrito.
Guardò bene. Il cellulare c’era, ma lo schermo non era illuminato.
«Lo sapevo.»
Guardò la parete dietro il poggiatesta del letto.
«Ora mi sente.»
Chiuse il pugno e iniziò a dare colpi alla parete. La tecnica era particolare: cazzottata, pausa, parola.
«La sveglia. Serve. Per svegliarsi. Lo dice. La parola. Cazzo. Cazzo.»
L’ultimo lo ripeté apposta.
Questo lo deve sentire bene, pensò.
Restò in attesa qualche secondo, guardando lateralmente la parete, poi arrivò un colpo dall’altra parte.
«Scusa, Andrea. Stasera cambio suoneria, giuro.»
«Ho fiducia in te, Leo. Dopo tre anni con ’sta storia, mollare la mia fiducia proprio ora sarebbe da coglioni.»
«Giusto, Andre. Buon lavoro.»
«Buon lavoro un cazzo», rispose Andrea sottovoce mentre si alzava dal letto.
Cercò le ciabatte con lo sguardo.
Partì dall’armadio.
Niente.
La sedia con sopra un numero indecifrabile di pantaloni.
Niente.
Poi arrivò alla portafinestra. Accanto c’era il mobile assemblato con tre componenti diversi, uno appoggiato sopra l’altro, con la televisione in cima.
Andrea si dimenticò delle ciabatte per qualche secondo.
Quella soluzione temporanea stava andando avanti forse da troppo tempo.
«Prima o poi ti sistemo.»
Notò una macchia nera accanto al tappeto, tra la TV e la sedia. Allungò il collo e la macchia si sdoppiò, facendo apparire le due ciabatte nere.
Le infilò e aprì la portafinestra.
Fece capolino con la testa.
Il sole stava quasi sbucando da dietro il bosco, il cielo prometteva una bella giornata e lo stendino era rigirato a terra.
«Bene, sembra più o meno tutto a posto.»
Uscì dalla stanza e si diresse sulla sinistra. Spostò la tenda viola, con una macchia di umidità e forse qualcos’altro sulla parte bassa, spinse leggermente la porta a vetro ed entrò.
«Oh merda.»
Si bloccò all’ingresso di quello che, in quel momento, poteva essere tutto tranne che un bagno.
La doccia era aperta, con il manico buttato sul pavimento.
«Potevo prendere il tubo più corto.»
Sulla cesta dei panni sporchi c’era una montagna di vestiti che arrivava oltre la cabina della doccia.
«Ce ne saranno di vestiti dentro la cesta?»
Proprio davanti, la tazza del bagno.
«Ancora non è diventata marrone. Perfetto.»
Passò davanti al lavandino senza guardare lo specchio, tirò giù le mutande — unico indumento che aveva — e iniziò a pisciare.
«Ce la farò stamattina?» domandò con lo sguardo rivolto alla tazza.
Ci fu un attimo di silenzio, poi il liquido ambrato iniziò a toccare l’acqua in fondo alla tazza.
«Secondo me ce la faccio. Stai a vedere?»
Diede una sgrondata e rinfilò il membro al suo posto.
Fece un respiro.
Poi un altro.
Guardò la tazza.
«Dici di no?»
Chiuse gli occhi, prese la palla di carta igienica con cui si era pulito e la lanciò verso il cestino sotto il lavandino.
Sembrò prendere la direzione giusta, ma una corrente dalla portafinestra mezza aperta la fece deviare all’ultimo.
Andrea fece una smorfia.
«Ok. Va bene. Ma vedrai che domani…»
Scaricò e si avvicinò al lavandino.
Abbassò la testa, aprì l’acqua, riempì le mani e lasciò scivolare l’acqua fresca lungo il viso.
Passò le mani davanti agli occhi e allungò appena lo sguardo verso lo specchio.
Aprì un occhio.
Intravide appena una ciocca di capelli riflessa.
Lo richiuse immediatamente, afferrò l’asciugamano e si coprì il volto, girandosi mentre si asciugava.
Lanciò l’asciugamano a terra e uscì.
Restò fermo di spalle alla porta del bagno e si strofinò una mano sulla guancia.
«La barba la farò domani.»
Serie: ESC
- Episodio 1: Domani
Ciao Daniele, la scena della scazzotta alla parete è davvero esilarante. Altrettanto ironica è la descrizione della corrente che devia la pallina di carta. La prosa ritmica, a mio avviso, Tiene il lettore dentro la scena. Attendo il seguito.
Una prosa sincopata, come si addice al genere.