Doppia eclissi
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
- Episodio 1: Il tuo amore per la neve (Parte prima)
- Episodio 2: Il tuo amore per la neve (Parte seconda)
- Episodio 3: Il tuo amore per la neve (Parte terza)
- Episodio 4: Irene (Parte I)
- Episodio 5: Irene (Parte II)
- Episodio 6: Irene (Parte III)
- Episodio 7: Irene (Parte IV)
- Episodio 8: Irene (Parte V)
- Episodio 9: Irene (Epilogo)
- Episodio 10: Doppia eclissi
- Episodio 1: Le mosche azzurre (Parte I)
- Episodio 2: Le mosche azzurre (III)
- Episodio 3: Le mosche azzurre (Parte II)
- Episodio 4: Senza di me (I)
- Episodio 5: Senza di me (II)
- Episodio 6: Senza di me (III)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Interno sera: appartamento cittadino, zona universitaria. Le stanze semivuote, poca luce. Il suono di una radio e lo stormire delle foglie tra le cime degli alberi. Due fidanzati, in una strada deserta della zona universitaria, che si avvicinano di corsa a un portone socchiuso. Chiudono gli ombrelli. Lui si snoda la sciarpa; lei si compone lo chignon prima di un tuono.
«Giusto in tempo» e un po’ gli sorride, arrossendo.
Salgono a piedi. Una volta nell’appartamento, lui posa le chiavi e l’abbraccia: la sospinge contro la porta, e in un numero di bravura le scioglie i capelli, le apre il capotto e la camicetta, affonda il viso pieno nella curva del collo, il naso storto sulla spalla che trema e poi cede.
* * *
«Hai lasciato le luci accese» le fa lei, ricomponendosi dall’assedio. Si toglie con una sola mano uno stivaletto e lo segue nel corridoio.
Lui si guarda intorno, brancolando nella casa deserta. Cammina in avanti, inciampa, tace.
Ellissi. Notte.
Distesi sul letto, nella loro camera. Gli occhi socchiusi al soffitto, in ascolto della pioggia.
«Li conoscevi bene?» fa lei.
«Era mia madre che li conosceva. Li ho visti di rado. Qui non ci venivo mai. Hanno abitato questa casa da quando frequentavano l’università.»
«Si saranno conosciuti lì?»
«Pare di sì. Erano studenti dello stesso corso.»
«È possibile scomparire così?»
«Ci sarà stata una ragione, almeno lo immagino.»
«Tu non li pensi mai?» gli dice.
«A cosa serve?»
«A me capita spesso, soprattutto a quest’ora. Pensarli a volte mi fa bene, ma ogni tanto ne provo paura. È difficile da spiegare.»
«Non hai sonno?»
«Tu?»
«Non ancora.»
«Grazie per il biglietto» gli fa lei, con un filo di voce.
Lui si rabbuia, non le risponde. Il suo viso appare assorto, nebbioso. Lei si abbandona e pensa. Guarda con fatica verso la finestra, il vuoto della notte, della sua vita. Lui osserva una striscia di parato consumato, i bastoni per le tende, una bolla nel soffitto infiltrato. Suonano al telefono: lei gli stringe l’avambraccio con entrambe le mani, per trattenerselo accanto, fino all’ultimo. Lui, dopo qualche istante, si sgancia dalla stretta e si alza, allontanandosi in un’altra camera.
Lei aspetta che risponda e poi ritorni. Ha gli occhi aperti, poi di nuovo rivolti alla finestra. Lui è nel tinello, accanto a un telefono a disco, dove rimane fermo e non risponde. Osserva della vecchia corrispondenza, un fermacarte, dei fiori arancioni di campo in un vaso di vetro. Tra i petali bagnati scorge un biglietto. Lo solleva, poi lo legge con calma, con lo sguardo attento di un medico di notte: Guardiamo ancora, per un lungo momento, il giorno che si spegne – dal messaggio in corsivo, in una scrittura incerta, giovanile, di un altro tempo.
L’uomo ascolta gli squilli senza sfiorare il ricevitore. Dopo l’ultimo dei nove la tranquillizza, dicendole che è qualcuno che avrà sbagliato. « Arrivo» le fa. Poi non le dice altro.
Lei, nell’attesa, fissa la porta socchiusa e gli dice: «Dovevi cambiare il messaggio della segreteria. Me lo avevi promesso. Mi dà fastidio sentire la sua voce, lo sai. Ne avevamo già parlato».
Lui aspetta che parta il messaggio registrato, pressandosi le palpebre con due dita.
Da un telefono di un luogo lontano, una donna immobile. Dai capelli raccolti la sua nuca in filigrana, nella polvere dolce di una camera d’albergo. È accanto a un uomo magro, ricurvo in un impermeabile chiaro. I due hanno il capo e le guance vicine, sullo stesso ricevitore, con la fame di sentire una vita lontana che li divora e che non passa, dall’altra parte del mistero. Quando il messaggio con la voce femminile comincia a scorrere, entrambi chiuderanno gli occhi, come due ragazzi in una casa di fantasmi:
«Siamo momentaneamente assenti. Ancora all’università. Forse torneremo presto. Potete lasciare i vostri messaggi subito dopo il segnale acustico. Quando ci sarà possibile richiameremo, promesso. In ogni caso grazie di cuore di averci cercati. Lo pensiamo sul serio, ecco. È importante che lo sappiate».
Lei attende nel suo letto il ritorno dell’uomo, che è fermo sulla poltrona, di fronte al telefono, in ascolto. Allunga la mano sul suo posto vuoto, prima di addormentarsi.
Appena concluso il messaggio della segreteria, lui ascolta il residuo di un respiro leggero, che dura il ricordo di qualche secondo e gli fa chiudere gli occhi. Sullo sfondo i boati di un camion, la sirena di un antifurto. Poi la linea si inabissa nelle tenebre e nel fragore dei tuoni. L’uomo non posa il ricevitore, ma lo lascia sospeso, sfiorandosi il mento con una mano, mentre il vaso dei fiori è ritornato vuoto: così la poltrona, la camera da letto, i due cuscini intatti, l’ultimo scorcio di segreteria.
Dalla finestra, un lampo illumina lo specchio crepato, un comodino, un vecchio libretto universitario.
Quando il telefono staccato risuona, le tende sono ricolme di vento.
Fine
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
- Episodio 1: Il tuo amore per la neve (Parte prima)
- Episodio 2: Il tuo amore per la neve (Parte seconda)
- Episodio 3: Il tuo amore per la neve (Parte terza)
- Episodio 4: Irene (Parte I)
- Episodio 5: Irene (Parte II)
- Episodio 6: Irene (Parte III)
- Episodio 7: Irene (Parte IV)
- Episodio 8: Irene (Parte V)
- Episodio 9: Irene (Epilogo)
- Episodio 10: Doppia eclissi
Sono rimasta affascinata da questa storia.
Ciao, Laura. Grazie del tuo commento. Sento questo breve racconto come un ritratto dell’impalpabilità. Tutto esiste e intanto si nega nello stesso istante, attraverso il radar di questi due ambienti paralleli, accomunati da risonanze universali di solitudine. La percezione dell’impalpabilità è forse la sfida più grande, sia all’interno dei personaggi, del loro non tempo e duplice dissolvimento, che degli sguardi lontani che attraversano la trasparenza della storia, fino al suo ultimo colore – come è accaduto al tuo. Un saluto.