Il fatto

Serie: Dovrei parlare io


Negli anni in cui viviamo, la motivazione per il quale ognuno di noi è nato si è affacciata e si affaccerà spesso nei dettagli delle nostre giornate, in contesti diversi e con un'irruenza direttamente proporzionata al bisogno che abbiamo di lei, sia conscio che inconscio.

L’episodio piuttosto spiacevole che successe a Lucio quella sera gli sarebbe servito qualche tempo dopo per migliorare la qualità della sua vita. C’erano i galbuli attaccati ai cipressi e i melograni con le lantane erano in fiore, perciò la bella stagione era quasi finita e il primo caldo dell’estate stava cominciando a ingiallire l’erba dei prati più esposti al sole.

Lui era balbuziente ed entrò in una birreria del suo paese. Il locale era piccolo e per questo i clienti che c’erano sembravano tanti. Si sedette su uno sgabello e mentre aspettava che il proprietario lo servisse appoggiò le braccia sul bancone e si mise a guardare chi gli sedeva accanto senza farsi scoprire. Alla sua sinistra c’erano due ragazze sedute e due ragazzi che gli stavano davanti in piedi, mentre a destra era seduto un ragazzo molto rassettato che aveva le braccia appoggiate come le sue sul pianale di legno. Poi c’erano altri clienti seduti al bancone e ai tavoli, ma questi cinque furono quelli che ebbero un ruolo attivo nell’accaduto.

Il proprietario tornò al suo posto, dietro agli spillatori e davanti all’espositore delle bottiglie di liquore. Quando ricevette la sua attenzione, Lucio ordinò un boccale di birra.

« Non ho capito, cos’è che avresti detto? » gli chiese uno dei ragazzi alla sua sinistra. Le due ragazze e il suo amico, fino ad allora piuttosto chiassosi, abbassarono piano la voce fino a zittirsi, per poi rivolgere l’attenzione alla nuova situazione che li incuriosiva.

Lucio non ripetette la frase perché aveva già capito tutto.

« Scusami » continuò il ragazzo rivolgendosi stavolta al proprietario. « In questo locale ci sono dei clienti così alcolizzati che chiedono di portargli direttamente tre birre tutte assieme? »

Il proprietario aveva la testa abbassata sui bicchieri che stava asciugando. Alzò soltanto gli occhi sul ragazzo che nel frattempo si sbellicava dalle risate mentre imitava anche gli intoppi della balbuzie, e gli propinò il sorriso che in ogni caso si riserva per educazione a un cliente. Poi guardò Lucio per appurare le conseguenze che aveva provocato su di lui quella specie di provocazione.

« Se bevi come parli, faresti bene a ordinare una birra per volta, altrimenti diventerà sempre calda » disse il ragazzo a Lucio con un’esuberanza esagerata, e quando la sua risata finalmente scemò nella musica bassa del locale, gli si avvicino e gli strinse una spalla con la mano.

« Non ti offendere, stavo scherzando » disse in maniera festosa a Lucio. « Ti sei offeso? »

Lucio si voltò e prima di tutto fu sorpreso di vedere la reazione che quella buffonata aveva provocato alle ragazze: non si sentivano proprio a loro agio ma nemmeno avevano cercato di depistare il ragazzo, non avevano riso ma nel frattempo sogghignavano. Pensò che fosse una reazione sgraziata per essere femminile e che la bellezza che sfoggiavano dissentisse troppo dal loro carattere. Poi si voltò verso il ragazzo per rispondere.

« No, non mi sono offeso » disse senza balbettare.

Quello che era accaduto di rilevante terminò, e non ci furono altre situazioni significative. Il proprietario tornò a lavorare, i quattro ragazzi ricominciarono a parlare in modo concitato e la musica continuò a suonare piano come se non fosse successo proprio niente.

Lucio finì di bere la sua birra con una faccia più seria rispetto a quando l’aveva ordinata, la pagò e poi uscì nell’aria fresca della serata paesana. Sarebbe stato piacevole passeggiare senza preoccupazioni con quella temperatura tiepida e la scia profumata delle rose appassite che ancora svolazzava tra i vicoli, ma lui non riuscì a farlo perché quella sceneggiata durata meno di due minuti gli fece ricordare tanti anni difficili della sua vita, perciò mentre camminava aveva la pelle sudata, non sentiva gli odori e guardava l’asfalto invece di ammirare il cielo senza nuvole.

Serie: Dovrei parlare io


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “guardava l’asfalto invece di ammirare il cielo senza nuvole.”
    Mi sembra di essere accanto a lui in questo momento… a volte non ci si rende conto che per avere due minuti di gloria davanti a delle oche, si spezzano cuori e umori di persone molto migliori di noi…. bel racconto!

    1. Hai detto una bellissima frase, davvero. Puoi credermi, chi come me ha una fisiognomica molto sviluppata, ne ha viste una miriade di situazioni simili a quella del racconto. La maturità, in questo caso, dovrebbe consistere nello smettere di ammalarsi ogni volta che si ripropongono.

  2. è singolare che l’unica battuta di dialogo di Lucio venga pronunciata senza balbettare. Sembra una sorta di consapevole accettazione del destino e, come tale, è decisa e priva di dubbi. Almeno, così l’ho interpretata.

    1. Ciao Ernesto e grazie per il commento. Hai espresso veramente un buon concetto perché la tua affermazione può essere molto azzeccata in determinati casi. La maniera in cui un balbuziente reagisce a una determinata situazione è soltanto personale. Nel caso del racconto il protagonista è talmente atterrito all’idea che continuino a canzonarlo che i suoi sensi si acutizzano, cambia modo di respirare e poi smette di balbettare. In tanti altri casi vale la tua affermazione: la persona è talmente affranta da essere stata messa allo scoperto che si rassegna al suo destino perché non ha più niente da perdere, quindi comincerà inconsciamente a parlare bene. Altri ancora smetteranno di respirare e con la gola stretta non riusciranno più a parlare.