Drago

Serie: Il Branco

Randy Drake corse come mai aveva fatto in vita sua, ignorando il dolore sordo ai polpacci. Nel momento in cui migliaia di Daemon uscivano dalla fermata della metropolitana per riversarsi in strada si trovava al Museo di Storia Naturale di New York. Aveva atteso con impazienza quella gita scolastica.

« Togliti di mezzo, culone. »

Arnold lo spinse in malo modo verso la parete. Randy cercò di mantenere l’equilibrio, il peso giocava contro di lui e una piccola storta poteva costargli una frattura.

Il corridoio era ingombro di persone che gridavano e si affrettavano in direzione dell’uscita principale del Museo. Randy si fermò, concedendosi qualche secondo per respirare. Miss Harpher aveva detto loro che lì avrebbero trovato l’aiuto della polizia, ma c’era qualcosa che non lo convinceva in quel ragionamento.

Gli adulti si erano fatti beffe dei conflitti nei pressi dei presidi: giudicavano i “troll” stupidi. La presunzione li aveva indotti a condurre una vita normale, senza particolari accortezze, sicuri che l’esercito avrebbe fermato gli aggressori molto prima che giungessero in città. I “troll” avevano usato la metropolitana per beffare ogni controllo. Randy immaginò avessero percorso i binari abbandonati dopo la costruzione della nuova linea a levitazione magnetica. Come poteva avere fiducia nella polizia? Decise che lui e il suo “culone” avrebbero cercato un’altra via di fuga.

Miss Harpher era troppo occupata a sgomitare per avanzare nella calca, il suo ultimo pensiero era quello di fare l’appello. Randy iniziò a retrocedere, percorrendo i corridoi vuoti per cercare un’uscita d’emergenza: tutte bloccate dall’esterno. Una goccia di sudore freddo scivolò lungo la spina dorsale. Aveva ragione: oltre le porte principali li attendeva una mattanza.

Doveva nascondersi, aspettare. Scosse la testa, cercando di rimanere lucido. Non sarebbe riuscito ad evitare il loro olfatto: gli era stato detto che somigliavano ad animali. Doveva mettere a frutto quelle stupide “A” che gli provocavano tanti problemi con idioti come Arnold. L’odore divenne per lui il problema principale.

Muffa. Doveva cercare un nascondiglio impregnato di un afrore tanto forte da simulare il suo. Si diresse rapido in direzione delle sale che ospitavano la collezione egizia, deciso a farsi posto in uno dei sarcofagi esposti. Se aveva fortuna, e doveva per forza averne in tutto quel disastro, ne avrebbe trovato uno senza inquilino. Quello che scelse era particolarmente trascurato e una volta all’interno vi si adattò: non soffriva di claustrofobia. Sopportò il fetore, ne fece il suo compagno durante l’attesa. Non appena chiuso il coperchio cercò il ciondolo che portava al collo, stringendolo come un talismano.

“ Sei un drago, piccolino, ricordalo sempre.”

Mamma… Poco importava se, associato al suo cognome, quel ciondolo era motivo di scherno. I suoi compagni trovavano divertente chiamarlo Drago Culone. Avrebbe voluto conoscerla meglio, l’aveva persa quando frequentava il primo anno delle scuole medie. Quel ciondolo era divenuto ancora più importante, il suo totem. Chiuse gli occhi, esausto. Solo qualche istante, per riposare…

Si svegliò di soprassalto: lo stress e la tensione nervosa lo avevano fatto crollare in un sonno profondo. Dopo alcuni istanti di smarrimento scostò il coperchio della bara cercando ossigeno. L’iperventilazione gli impedì di ragionare, la sensazione di soffocamento prevalse sulla paura di essere scoperto. Non accadde nulla.

Recuperate le forze decise di alzarsi. Sbirciando dalla finestrella in fondo alla sala si rese conto che il sole era appena sorto: aveva dormito per più di venti ore. Forse i “troll” si erano allontanati. Non aveva molte opzioni, doveva muoversi da lì se voleva sopravvivere.

Si diresse verso l’uscita principale, attento a ogni rumore. Le sale non avevano subito danni e camminare fra i reperti millenari lo fece sentire solo: piccolo. L’unico uomo rimasto al mondo.

Una volta all’aperto si fermò, paralizzato. Edifici distrutti, cadaveri riversi a terra come marionette spezzate, automezzi rovesciati: l’apocalisse.

“Sei un drago…”

Si incamminò verso est, ricordando che poco lontano sorgeva un piccolo centro commerciale dove aveva acquistato dei souvenir. Evitò con cura di calpestare i defunti, terrorizzato al pensiero di posare lo sguardo su qualcuno che conosceva. Nonostante le accortezze si ritrovò a posare i piedi sopra arti divelti, parti anatomiche imprecisate che gli fecero distogliere lo sguardo in fretta. Pochissime donne, nessun bambino. Strano come la sua mente reagisse all’orrore portando l’attenzione su particolari come quello, apparentemente senza senso.

Raggiunse la sua meta scoprendo che le vetrine erano distrutte. Il pensiero fisso di Randy lo guidò in direzione di un negozio di profumi. Aprì diverse confezioni spargendone il contenuto a terra e sull’uniforme scolastica. Gli mancò nuovamente il respiro e considerò che quel fetore non era migliore della muffa. Avrebbe funzionato. Quando si era recato lì aveva visto dei distributori automatici di snack, per qualche tempo non avrebbe sofferto la fame.

Il suo piano perfetto si scontrò con la realtà non appena fece visita alle macchinette: riuscì a trovare poche buste di patatine e un paio di lattine di cola. Con un gesto meccanico mise una mano in tasca per controllare se nel portafoglio c’erano monete e per la prima volta sentì una lacrima solcargli il viso. Perlustrando la galleria riuscì a individuare una parafarmacia e rovistando fra gli scaffali trovò degli integratori alimentari e delle barrette. Era una buona occasione per iniziare la dieta.

A svegliarlo furono delle voci. I “troll” non avevano abbandonato il territorio, di tanto in tanto sentiva il vociare dei sopravvissuti che incontravano la loro furia. Sapeva di dover prendere una decisione, dopo un mese aveva esaurito le scorte di cibo. Dimagrire non gli aveva dato soddisfazione: si sentiva debole, la pelle floscia gli pendeva addosso come il bargiglio di un tacchino.

« Secondo te, cosa stanno facendo? »

C’era un negozio di manga di fronte alla profumeria.

« Non lo so. »

Una seconda voce, più roca.

« Stanno buttando fuori “aria” rossa. Forse è un’arma. »

Ragazzi, come lui. Si sporse leggermente, avanzando carponi nel buio.

« Sì. Il mostro ha preso fuoco. »

Una risata strana, gutturale e melodiosa al tempo stesso.

Li conobbe in quel modo. Si nascose dietro uno scaffale per osservare la scena e quasi svenne. Due “troll” sedevano compostamente a terra a gambe incrociate, passandosi l’uno l’altro un fumetto. La sua immaginazione non aveva sbagliato di molto. Erano enormi e il loro viso ricordava quello di un uomo di Neanderthal.

Uno di loro rizzò le orecchie, volgendo con immediatezza lo sguardo verso la profumeria. Il compagno gli posò una mano sul braccio, scuotendo leggermente la testa.

« È un bambino. »

Di norma Randy si sarebbe offeso. A sedici anni non si considerava un adulto, ma nemmeno un poppante.

« Hai fame? »

Il “troll” leggermente più piccolo lo osservò con un’espressione preoccupata.

« Certo, che ha fame! » il più alto rivolse un’occhiata pungente al compagno.

« Possiamo mettere da parte una scatoletta. »

« Jobat controlla le sacche, non gli sfugge nulla. »

« Posso prelevare qualcosa dalle scorte, non ci controlla quando usciamo di notte. Non possiamo lasciare solo un bambino. »

Randy comprese che per i “troll” la distinzione bambino-uomo era fondamentale: poteva rappresentare la sua salvezza.

I due discussero ancora per qualche minuto, poi si alzarono per uscire dalla fumetteria. Non cercarono di avvicinarsi, lasciandolo nel suo angolino.

« È un buon posto, rimani qui. »

Randy Drake annuì nel buio. Si accorse di aver perso il controllo delle viscere solo quando furono lontani.

Nelle settimane a seguire Arak e Kind gli fecero visita ogni notte. Scambiò con loro poche parole, sufficienti a non fargli bagnare i pantaloni in loro presenza. Non sembravano cattivi. La paura impediva a Randy di esporsi completamente, manteneva alcuni passi di distanza nell’illusione di poter fuggire nel caso i “troll” avessero manifestato l’intenzione di mangiarlo.

« Tonno! »

Kind fece una smorfia « Ha un brutto colore. »

« È buonissimo. » Randy divorò il contenuto prendendo il tonno con le dita per portarlo alla bocca convulsamente. Aveva fame.

Il gigante che d’improvviso si fece strada nel buio lo sconvolse al punto da fargli andare di traverso il boccone. Il cervello di Randy accusò un blackout totale. Si sentì svuotare di ogni energia, l’adrenalina andare a picco. L’enorme “troll” non lo prese per il collo, iniziò a discutere con i due più piccoli in modo composto. A Randy mancò la forza per tremare, comprese che l’ineluttabilità lo aveva avvolto nel suo grigio abbraccio.

La verità lo sommerse. Era uno stupido… Non era un drago, era solo un ragazzino spaventato che aveva giocato a fare il “grande” chiudendo gli occhi alla realtà. Tutti quelli che conosceva erano morti, squartati o peggio. Non era all’interno di un videogioco in grado di offrire punti di salvataggio, resurrezioni. Nemmeno si accorse che il gigante gli si era avvicinato. Si sentì prendere per la camicia e sollevare da terra.

« Vi porto a Casa, tutti. »

Il “troll” gli diede una spinta, invitandolo a muoversi. « Forza ragazzino, oramai fai parte del mio branco. La strada è lunga. »

Randy sollevò lo sguardo, confuso. Arak gli chiese se voleva essere portato sulle spalle e il ragazzo scosse il capo come in un sogno.

« No. » strinse il ciondolo con forza. « Andiamo a Casa. »

Serie: Il Branco
  • Episodio 1: Funerale Vichingo
  • Episodio 2: No
  • Episodio 3: Drago
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    Commenti

    1. Massimo Tivoli

      Un bel episodio: come Randy incontrò Arak e Kind, due troll, e divenne uno loro. O almeno così pare per il momento. Chissà se nel prossimo episodio ci riserverai una sorpresa a riguardo. Sono curioso anche per capire il perché per i troll la distinzione uomo-bambino è importante. Cosa fanno con i bambini? Al prossimo episodio 😉

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Massimo, nella mia immaginazione Randy considererà Arak il suo miglior amico di sempre. Vedrò più in là come sviluppare questo concetto 😀