Dramma in poesia. Atto terzo.

Serie: Dramma in poesia


Dramma in poesia.

Atto terzo:

“Il bambino nel bosco”

Oggi.

La ragazza giunse alla caserma per chiedere informazioni su J.M.D.. Si tolse il giacchetto di pelle posandolo sulla sedia. La guardia le guardò le braccia, le cicatrici erano ancora visibili. Rammentava tutto soffocando le lacrime.

Limone era il figlio dei signori Jerrics, coloro che comprarono l’orfanotrofio anni dopo le vicende di Agata e Thomas. Limone era orbo ed aveva perennemente dei pacchetti di patatine in mano. Spesso le bambine si lamentavano di vederlo spiarle durante la doccia, tuttavia i Jerrics non le credevano. Limone aveva la stessa età della ragazza. Di notte le sembrava di essere osservata e spesso le sembrava di udirlo mangiucchiare le patatine anche se apparentemente era da sola. Un giorno la ragazza provò perfino a parlargli, chiedendogli qualcosa riguardo la sua vita privata, sperava di renderlo una persona migliore spiegandogli che il suo comportamento fosse “inopportuno”.

Limone le rispose che fosse stato rapito dai Jerrics in tenera età e che la sua vera famiglia vivesse in una società sotterranea, una città dove i nazisti reclusero i pediatri ebrei durante la seconda guerra mondiale. Dopo ciò si allontanò dalla ragazza, uccise un coniglio strappandogli la testa a morsi e lo porse alla ragazza.

Lei rimase paralizzata e capì di aver sbagliato a parlargli.

Anni prima.

I giorni dopo che Thomas portò Timmy nella cantina, Agata passava le giornate alla finestra con accanto l’innocente bambina. Fissava oltre il vetro la foresta protrarsi nel paesaggio. Spesso le sembrava di vedere la figura indistinta di Timmy aggirarsi tra gli alberi, a quella visione le parole le sgorgavano dalla gola come una lunga melodia amara. Ciò solitamente accadeva nelle ore dopo aver pranzato, quando Thomas saliva in cantina.

“Corri piccola goccia

nel fiume della vita.

Corri senza badar

all’amarezza delle acque.

Innocente gorgoglio della vita.”

Timmy era perennemente bloccato dalle atroci catene di metallo. Tentava di non piangere, ma di solito quando Thomas entrava, egli cessava di resistere.

“Gioca piccolo fanciullo,”

intonava Agata sussurrando nel frattempo,

“con le altre gocce,

tue amiche,

compagne, sorelle,

nelle acque del brio”

Thomas lo slegava solo in quelle ore, sbattendolo sui cadaveri degli altri bambini, pensando di poterlo convincere a dirgli dove fosse finito Gustavo.

“Sussurra alla vita,

piccolo Timmy.

Abbracciala e con essa

gira in tondo sorridendo.

Essa ti proteggerà,

ti amerà quanto tu

ami e desideri lei”

Una lacrima di sangue rigò il viso di Agata e la bambina tentò dolcemente di asciugarla.

Come ogni giorno, Thomas non ottenne risposta ed ignorando le urla di Timmy, si abbassò i pantaloni.

“Ribellati o resisti

alla vita, piccolo fanciullo.

Poiché il mio mare

desidera

rivederti piccola goccia”

Dieci giorni dopo la reclusione di Timmy, Agata era intenta a ultimare nuovamente l’amara melodia quando vide emergere dalla foresta Gustavo sanguinante.

Oggi.

La ragazza scoprì il vero nome di J. M. D. e che era stato arrestato anni prima la presunta morte dei genitori. L’uomo era ossessionato dalla madre della ragazza. Dopo essere uscito di prigione tentò di ucciderla in un impeto di follia e così venne nuovamente arrestato. La polizia spiegò alla ragazza che J. M. D. riuscì ad evadere dopo qualche mese e che da allora sono sulle sue tracce. Così la ragazza venne a sapere dell’ultimo luogo in cui era stato visto.

Anni prima.

Gustavo tornò sotto l’ala protettrice di Thomas. Il ragazzo tuttavia si comportava in maniera strana ed era troppo traumatizzato per poter parlare. Thomas decise di punire Timmy, convinto fosse il colpevole. Portò il bambino ed Agata in una casetta abbandonata nel bosco. Il sadico Thomas era tornato alle abitudini di quando lavorava per i nazisti. Legò Agata dinanzi la porta d’ingresso e Timmy dall’altra parte della stanza. Sollevò un ascia e chiese al bambino cosa fosse realmente successo a Gustavo.

“Io..” Timmy balbettava terrorizzato, le lacrime scorrevano dai suoi occhi come un fiume in piena.

“Io..” Agata vide un coltello conficcato nella porta.

“Io..” Timmy continuava a ripetere quell’unica parola paralizzato.

“Io…” Agata si liberò mentre Thomas si preparava ad uccidere il bambino.

“Io volevo solo che smettesse di trattarmi male, per questo l’ho spinto giù da quel dirupo” Thomas indietreggiò stupito dalla scoperta che Timmy avesse una seconda personalità.

Agata lasciò cadere il coltello a terra e Thomas decapitó Timmy.

Oggi.

La ragazza accese il lettore multimediale del padre. Dinanzi a lei vi era l’ultimo luogo in cui era stato avvistato J. M. D., una vecchia casetta nel mezzo del paese. Vi entrò mentre il lettore si avviava ed udì la voce del padre.

“Senza viso alcuno

in me s’addentra,

placido e amaro”

La ragazza aprì la porta ed entrò nell’abitazione, guidata dalle parole del padre.

“Senza viso alcuno

in me sorge,

denso di odio perenne”

La ragazza camminó cauta fino a notare una porta socchiusa che dava alla cantina.

“Senza viso alcuno

mi muove senza anima,

portator di morte”

La ragazza scese le scale della cantina stando attenta a non cadere, a causa del buio.

“Senza viso alcuno

guida i miei pensieri,

per liberar dal flagello

dell’uomo con gli occhi

che la fissano

di sfuggita,

nella notte senza luna alcuna”

La ragazza accese la luce e non vi trovò niente, solo una stanza semplicemente vuota.

Fine terzo episodio.

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