Du spaghi

Che non siano preparati a regola d’arte lo si intuisce senza doverci pensare troppo. Si dice che il tutto è più della somma delle parti (a volte anche meno); qui, con un po’ di pazienza, posso contare i singoli elementi che si intrecciano l’un l’altro creando gobbe e avvallamenti e spazi vuoti tra loro.

Quindi il tutto è né più né meno che la somma delle parti e questo non lascia presagire nulla di buono: quello che non si cela agli occhi sarà ciò che percepirò con gli altri sensi, ne sono certo.

Immagino il primo affondo: un intricato groviglio di fili ruvidi che metterebbe alla prova la pazienza di un tessitore intento a dipanare il groviglio di una matassa di lana… Insomma, se prendi un filo vengono su tutti gli altri.

Ma non ho più possibilità di fuggire, né di accampare scuse plausibili, purtroppo..

Sono qui grazie all’invito di un carissimo amico d’infanzia.. Ha premuto il tasto reset sui suoi primi trent’anni per iniziare una nuova vita e ci è riuscito. Un nuovo ambiente, un nuovo lavoro, nuovi incontri… Vorrei fare anche io questo passo, quante volte ho inveito contro la mia mancanza di coraggio… e oggi ringrazio il cielo per lo stesso motivo.

Non posso fuggire, dunque. È il momento di iniziare. Guardo i due ospiti seduti di fronte a me dall’altro lato del tavolo così stretto da costringermi a tenere le gambe rannicchiate sotto la sedia per non sentire la continua spinta con le ginocchia di uno dei due, o di entrambi. Sono pronti a tuffarsi letteralmente nel piatto colmo di qualcosa che ricorda filo di ferro arrugginito servito nella sua stessa brodaglia del colore e della consistenza di un fondo di caffè diluito con sapone liquido.

Hanno un accenno di sorriso e un sottilissimo rivolo di saliva che cola lungo il mento (non si vede in realtà, ma c’è, eccome se c’è…)

«Enjoy your meal» mormoro con il mio inglese scolastico.

«Thank you, thank you very much. Bono apettito to you too!» rispondono ad una voce le bocche piene.

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Discussioni

  1. “… Insomma, se prendi un filo vengono su tutti gli altri.”
    Questa frase è geniale. Il cuore di un racconto breve che sembra mostrare un’immagine di quotidianità, ma sotto l’apparenza delle cose cela un disagio, un sentirsi ‘non appartenere’ a qualcosa. Dici: ‘Il tutto è né più né meno che la somma delle parti’. Ma sarà proprio così? Scritto molto bene e, a mio parere, riuscito nell’intento di colpire il lettore.