Due anni dopo

Serie: Una nuova Terra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il giovane biologo Matthew, unico membro sopravvissuto dell'equipaggio dell'astronave Aurora, scopre che Espero, città del Pianeta Tiger 72, è abitata da una popolazione che si fa chiamare Rotikawa: i discendenti di un popolo che viveva undici secoli fa sulla terra!

Erano passati quasi due anni e Matthew, adesso, viveva su Nuova Terra, ad Espero, con il Popolo Rotikawa. Aveva imparato a pescare, coltivare e allevare bestiame. Viveva da solo in una piccola ma graziosa casetta. Aveva conosciuto Lura una giovane donna Rotikawa e tra loro era sbocciato un amore che, tuttavia, il giovane biologo teneva imprigionato nel suo cuore, poiché non aveva mai abbandonato l’idea di riuscire, in un qualche modo, a tornare sulla Terra. Lura era figlia di Iasso, un magistrato e di Iana che faceva la tessitrice. Aveva insegnato a Matthew la lingua Rotikawa ma, nonostante il giovane biologo si fosse dimostrato un bravo allievo, i due parlavano tra di loro perlopiù in inglese, lingua che ogni Rotikawa sapeva parlare discretamente. La lingua Rotikawa, oggi, era una lingua creola nella quale parole e termini inglesi erano inseriti nella grammatica della lingua che i Rotikawa parlavano undici secoli fa sulla Terra.

Un “giorno-sera” (una sera sulla Terra) Trevor e Lura erano rimasti a cena a casa di Matthew. Lura chiese a Matthew se egli fosse felice su Tiger 72. Il giovane biologo le aveva risposto di sì ma Lura si era rivolta a Matthew come se la sua risposta le avesse lasciato sottintendere un però. «Però? Chi hai lasciato sul tuo pianeta?» Matthew, si era versato un po’ di “idro” nel bicchiere. «Mio Padre se ne è andato quando avevo dieci anni. Ci sentiamo e vediamo in occasione delle festività, e devo dire che quando succede riusciamo anche a stare bene insieme. Considerando che lui legge e guarda di rado giornali e TV, credo si sia accorto che non sono più tornato sulla Terra solo lo scorso Natale!» sorrise «mia madre, invece, è morta quando avevo dieci anni. Ho qualche amico ma, diciamo, che ho sempre dedicato la maggior parte del mio tempo e della mia vita al lavoro di biologo!»Trevor, lo aveva ascoltato e, nel frattempo, si era versato anch’egli dello “idro” nel bicchiere. «E, malgrado tu stia bene qui, speri di poter tornare sulla Terra. Non te ne facciamo una colpa, è una speranza del tutto legittima sennonché naturale!» Matthew, guardò negli occhi prima Lura, poi Trevor. «Mio caro amico, arriveranno! E non per cercare me ma Tiger 72 e quando troveranno qui quello che ho trovato io, saranno determinati. Succederà di nuovo, Trevor, vi colonizzeranno, nuovamente! E voi, noi, come potremmo pensare di fermarli? Ancora una volta con lance, scudi, archi e frecce?» Lura volse lo sguardo verso Matthew. «Ma tu ci aiuterai, vero? proverai a farlo, proverai a parlare con loro!» Prima che Matthew potesse rispondere a Lura, Trevor prese la parola. «Quando “I Signori del Cielo” portarono qui i nostri avi dalla Terra gli consegnarono armi, molto potenti e simili alle vostre, in grado persino di abbattere astronavi o veicoli in volo sparando da terra.» Doveva trattarsi di lanciagranate o di cannoni laser, pensò Matthew. «Abbiamo deciso di non usarle fino a quando non sarà necessario. Le custodiamo in un luogo non accessibile a tutti, sotto la stretta sorveglianza di un guardiano» poi, concluse «tutti noi, però, sappiamo come usarle. Ogni cittadino di Espero, al compimento dei sedici anni di età, viene addestrato per poterlo fare!» Matthew aveva ascoltato attentamente il Sindaco di Espero, che gli aveva appena rivelato un’altra incredibile notizia. «Ma dove sono queste armi? Posso vederle?» «Senza il permesso e l’autorizzazione del Consiglio Comunale, temo proprio di no!» gli rispose Trevor.

Lura e Matthew erano rimasti soli. Lura si era adagiata sul letto. La casa di Matthew era un piccolo ma grazioso monolocale. La raggiunse. «Ti ricordi quando non riuscivi a pescare? E quando dicevi che non saresti mai riuscito a cavalcare o a dedicarti ai lavori dei campi?» le chiese Lura. Matthew la guardò e le rispose affermativamente. «Bene, adesso lo sai fare e per la maggior parte di noi sei un Rotikawa.» Matthew, le prese una mano. «Non riuscirò a fermarli, a dissuaderli, Lura! succederà di nuovo quello che successe undici secoli fa. Le vostre armi, per quanto potenti siano, non riusciranno a fermarli, perché loro saranno molti di più!» «Faremo quello che i nostri antenati fecero sulla terra, e succederà quello che dovrà succedere, non si può fermare il destino! Il Popolo Rotikawa ha vissuto serenamente per molti secoli su questo pianeta, ma tutti noi sapevamo che non sarebbe potuto durare in eterno!» Matthew le strinse ancora più forte la mano. «Già, è scritto anche nel libro “Il nuovo inizio”, ed è stato scritto molti secoli fa! Ma non capisco Lura, perché non mi odiate? Perché il Popolo Rotikawa non mi odia? Io sono soltanto lo strumento rilevatore di una nefasta ed imminente profezia e non il profeta che potrà salvarvi!» Lura gli pose una mano sulla spalla. «Nessuno può conoscere con esattezza quale sarà il proprio destino, per quanto possiamo comprendere la gravità e le conseguenze dei fatti che dovranno accadere. In quanto a te, nessuno di noi ti odia, perché tu non sei come loro!» Erano, ora, molto vicini l’uno all’altra, le loro labbra quasi si sfioravano. «Pensi che torneranno? I… “Signori del Cielo!» Lura, sospirò e rispose: «No, non credo»! Matthew era lì, il suo corpo sempre più adagiato e vicino a quello di lei. «Io, io … non ho mai perso le speranze di tornare a casa, sulla Terra, malgrado assomigli sempre meno a quella che hanno conosciuto i vostri avi!» Lura, pose l’altra mano sull’altra spalla di lui. «Si, lo so e l’ho sempre saputo. Ma so anche che ora sei qui!» Matthew, le rispose: «Si, ma domani potrei non essere più qui» non riuscì a terminare quello che avrebbe voluto aggiungere, le labbra di lei si erano posate, ora, sopra le sue.

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