Due destini

Serie: Viaggi

Mentre Christina guardava fuori dal finestrino, Adam notò il suo profilo scuro in controluce, che si stagliava su uno sfondo di luce accecante, tipica di una calda tarda primavera di Miami.

Era quasi sicuro di averle visto un sorriso, ma la durezza con la quale continuava a fissare fuori, lo fece desistere da questo pensiero.

Il volo era tranquillo e man mano che il paesaggio si allontanava, Christina sentiva la muscolatura delle spalle sciogliersi come un nodo di seta.

Quando poi si trovarono a sorvolare l’Oceano Atlantico un profondo sospiro di sollievo le fece svanire ogni pensiero su ciò che non era più.

Passare da un caldo pomeriggio ad una frizzante mattina parigina sicuramente la spiazzò. Eppure chiuse gli occhi e la timida luce, di quel giorno appena iniziato, riusciva a passare oltre le palpebre e il pizzicore della fresca e nuova aria le arrossava le guance.

Ma subito tornò alla realtà. I suoi grandi occhi azzurri si guardavano tutto intorno, con una vivacità che Adam non aveva più visto da tempo; sembravano fotografare quel momento in una lunga sequenza di immagini.

Parigi… La città dell’amore. “Che luogo comune!” stava pensando in quel momento, quando la sua vera vita doveva ancora cominciare. Stava guardando il suo zaino e la piccola valigia che conteneva il necessario per pochi giorni, giusto per darle il tempo di cambiare completamente il suo guardaroba in vista della nuova immagine che avrebbe indossato.

Lei e Adam decisero che, prima di intraprendere il loro nuovo cammino, avrebbero dovuto fermarsi un attimo, pianificare e calcolare quante chances avrebbe dato loro il destino.

Così si fermarono in un café, per quell’ora frequentato solo da uomini d’affari e giovani studenti con i libri stretti tra le braccia.

Su quel piccolo tavolino tondo tipico dei bistrot, due tazze di cioccolata fumante li separavano. Adam prese per primo l’iniziativa e strinse le mani di lei tra le sue, sorridendo nel sentire le punte delle dita ancora fredde. Non volendo che la sua amica attendesse per sentirle di nuovo calde, cominciò a massaggiarle dolcemente.

Christina ebbe un sussulto, le sembrava di vederlo ora per la prima volta; il suo sguardo era diverso, tutto le sembrava diverso, come se la traversata da un continente all’altro, oltre che aver cambiato il contesto, avesse cambiato i suoi occhi, i suoi lineamenti.

Con un movimento quasi impercettibile, ritrasse la mano provando un disagio che mai pensò di aver potuto provare. Soprattutto quando lesse la delusione negli occhi di lui mentre gli angoli della sua bocca persero il sorriso.

Lacrime mute li accomunavano, il desiderio di fuggire e lasciare che il tempo guarisse le loro ferite. I loro sguardi si abbassavano e si alzavano alternandosi, quasi per non trovare mai un punto d’incontro.

Lei alla fine, risoluta come lui l’aveva sempre conosciuta, finì di bere la sua cioccolata, si alzò e con una tenerezza, che le sembrava quasi estranea, gli carezzò una guancia. La lacrima, che per tutto il tempo aveva trattenuto, scese giù rendendo salato il suo addio.

Prese le sue cose e si incamminò senza girarsi, troppo male le avrebbe fatto guardare quel giovane innamorato inconsapevolmente di lei, che la seguiva con lo sguardo con il cuore incupito da una fitta fuliggine.

Erano ore che girava, come se le strade si susseguissero in continuazione, quando finalmente si trovò di fronte ad un portone dove era affisso un cartello per affittare un monolocale.

Mentre saliva le scale, si poteva sentire la sua mente elaborare mille soluzioni per poter pagare l’affitto dovuto. Se era arrivata in questa città per cambiare vita, avrebbe dovuto farlo per bene: addio ragazza dal percorso pianificato e benvenuta giovane donna che decide di vivere momento per momento in un posto così colorato e pieno di opportunità.

Madame Sophie, la proprietaria, le consigliò un locale dove la sera avrebbe potuto servire ai tavoli: zona rispettabile, lavoro duro ma ben pagato. L’avrebbe accompagnata lei stessa per aiutarla a cominciare una vita nuova.

Grazie al suo nuovo lavoro riuscì a pagarsi anche l’iscrizione ad una scuola d’arte; certo, le sarebbe rimasto ben poco in tasca ma ormai la sua vita solitaria le stava bene.

Di giorno a scuola, circondata da compagni vivaci e dalle personalità un po’ eccentriche.

Il pomeriggio seduta sul suo piccolo divano, con le braccia che le circondavano le lunghe gambe piegate al petto, mentre con una tazza di thè accompagnava il suo studio sui vari stili artistici.

La sera, con i bruni capelli raccolti in una morbida coda, correva da un tavolo all’altro, quasi fosse un’artista del circo.

La sua vita era semplice, con i soldi che arrivavano giusti a fine mese, la dispensa piena a metà, una morbida tuta con cui rilassarsi sul divano, ma lei la adorava e non avrebbe fatto cambio con nessuno.

Adam si era trovato confuso, e con il cuore gonfio di dolore, in una folla di gente che, come un fiume in piena attraversava gli Champs-Elisées. Una ragazza dal buffo aspetto lo stava osservando incurisita e quando lui se ne accorse la ricambiò con un timido sorriso. Lei si avvicinò a grandi passi, lasciando che i suoi rossi capelli corti si spettinassero controvento, lo guardò e gli chiese se avesse perso la strada perché lei non solo era del luogo ma era anche una guida turistica.

Lui le spiegò brevemente i suoi primi momenti da quando era sceso dall’aereo trovandosi, senza neanche rendersene conto, a raccontarle tutto se stesso e l’amarezza che questo viaggio gli aveva lasciato.

Senza neanche scomporsi Claire gli prese la mano e con un grande sorriso se lo trascinò dietro fino ad arrivare ad un portone che recava l’insegna di un’agenzia di viaggi e guide turistiche. Secondo la ragazza quello che gli ci voleva era un bel lavoro a contatto con la gente, che gli facesse capire che il mondo non poteva essere finito in quel café.

Quasi guidato da una trance, Adam si trovò nell’appartamento di Claire, che gli stava preparando la camera degli ospiti. Cosa c’era di meglio di aver trovato un nuovo collega di lavoro e anche un simpatico coinquilino con cui dividere le giornate e le spese quotidiane. Adam sentiva di potersi fidare di lei e, per la prima volta nella sua vita, non era lui a guidare il gioco: seguiva questo turbine di ragazza come fosse stata il pifferaio magico. E la cosa gli piaceva, voleva sentirsi finalmente apprezzato per quello che era.

La vita con Claire sembrava sempre un gioco, era spensieratezza allo stato puro e neanche per un attimo si era fermato a pensare che stesse dividendo lo stesso appartamento con una persona di sesso femminile. Allora poteva esistere l’amicizia tra un uomo ed una donna!

Intanto nell’attico di un appartamento di Miami la porta si aprì incontrando all’interno della stanza una penombra di solitudine. L’uomo che entrò era un investigatore privato, molto conosciuto in zona, e poggiò con sicurezza una busta sigillata sul tavolo dello studio. La sedia girò e l’uomo che stava guardando fuori dalla finestra con uno sguardo vuoto, lo osservò con aria stanca, mentre prendeva la busta.

L’investigatore uscì. Malcom prese la busta e cominciò a leggerne il contenuto.

Serie: Viaggi
  • Episodio 1: Libertà
  • Episodio 2: Due destini
  • Episodio 3: Cuori fuori sincrono
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciò che mi affascina sono le immagini che riesci a dipingere, ho davvero immaginato quelle fulgide sensazioni e le difficoltà da affrontare in un luogo completamente nuovo. Vorrei avere io il coraggio di Christina… e poi la lettera finale… chissà…

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Antonino,
        hai usato un bel termine… Dipingere. Perché in effetti anche dipingo: cerco sempre di immaginare una situazione e provo a dipingerla con le parole. Mi ispiro al momento. Buona giornata 😀

    2. Giuseppe Gallato

      La serie con questa episodio ha preso risvolti interessanti e ci lascia con un bel finale aperto: cosa ci sarà mai scritto in quella busta? Ho trovato molto bella la frase: “Lacrime mute li accomunavano, il desiderio di fuggire e lasciare che il tempo guarisse le loro ferite. I loro sguardi si abbassavano e si alzavano alternandosi, quasi per non trovare mai un punto d’incontro.”
      Attendo il prossimo episodio! 🙂