E tu parlavi d’amore

Serie: VIENI A PRENDERMI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ogni episodio rappresenta, alternativamente, una lettera e la relativa risposta. Emozioni e avvenimenti significativi affidati alle penne dei corrispondenti Risponde Roberto Virdo' @Altolevato

Non ricordo quando fu, ma successe tutto in un istante. Una mattina mi guardai distrattamente nello specchio e vi trovai il riflesso di uno sconosciuto.

Sono un uomo così diverso da quello che avevo immaginato. C’è stato un tempo in cui sognavo, sentivo. Fremevo. Ricordo quei giorni con la stessa dolcezza, appena tinta d’amaro, con cui si osserva il più bel tramonto. Lo stesso che mi sono trovato a contemplare quel pomeriggio d’estate con te, mentre vivevamo insieme un momento spensierato, lontano dai nostri rispettivi mondi, dei quali non ci arrivava che una pallida eco.

Le evoluzioni di un impavido gabbiano catturarono il tuo sguardo e io stetti lì, ad ammirarti incantato, bevendo avido ogni goccia della tua curiosità, della capacità di cogliere la bellezza intorno. Un magico potere che da molto, troppo tempo non possedevo più.

Ti scoprivo affascinante come mai e non si trattava solo dei lineamenti dolci, delle movenze delicate. C’era un che di soffice nel tuo essere, di puro. Un battito d’ali che avevo dimenticato. Mi strappasti un sorriso, come non mi accadeva da una vita. Per un infinitesimo attimo riconobbi il sentimento al quale avevo creduto, in quel tempo senza memoria, di concedermi per sempre.

Non sono più il ragazzo d’allora. I tuoi occhi, perle rubate a un mare lontano che avvolgevano tutto di un caldo tepore, non furono capaci di scorgere quel riflesso scuro, l’improvviso squarcio nero che si apriva alle mie spalle in un cielo fino allora limpido.

Un brivido freddo prese possesso del mio corpo e, di colpo, venni rapito da un turbinio di sensi.

Come un segugio levai il capo per sentire il tuo odore: fragola nella bocca e limone sulla pelle. Nei capelli biondi, raccolti, annusai il profumo del vento. La polpa di una pesca era il tuo collo.

Infine, potresti credermi? Desiderai mordere i tuoi piedi perfetti.

E tu parlavi d’amore.

Serie: VIENI A PRENDERMI


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Discussioni

  1. Ciao Roberto e ciao Clear. Ho letto queste vostre lettere e le ho trovate infinitamente dolci e spontanee. L’idea che ho avuto leggendole è quella di due persone sconosciute su un treno, un incrocio di sguardi che dura il tempo di un viaggio. Poi l’incanto di un momento che si trasforma in ricordo. Il ricordo che si gonfia e si gonfia fino a diventare struggente. Il treno è passato e la vita va avanti, ma ciascuno dei due estranei rivive le emozioni che sono solo sue e le trasforma in un pezzo di vita. E’ molto curioso come siete riusciti a far nascere questo progetto, capisco dalle vostre parole che è nato quasi per caso. Mi piace molto e continuerò a seguire i vostri innamorati, facendomi un po’ di castelli in aria che non guasta mai! Bravi!

    1. Ciao Cristiana grazie mille per il commento e per aver letto le nostre lettere. Siamo molto entusiasti di questo progetto, vogliamo appunto descrivere questi momenti belli o brutti che siano, ma soprattutto le emozioni che lasciano. La spontaneità è una cosa che personalmente mi rappresenta appieno e la cosa che voglio trasmettere a voi lettori.

      Ho avuto l’impressione che tu sia una persona molto sensibile.

      Ho sentito il bisogno di scrivere, qualcuno ha risposto. É nato tutto così, senza piani, senza una meta.

      Spero che continuerai a leggere le prossime lettere.
      Un saluto.

  2. Grazie mille Roberto per questa continuazione della serie. Un pezzo unico direi, pieno di emozioni e sentimenti scoperti. Spero che dalla nostra collaborazione usciranno grandi cose.
    Sono veramente contenta di questa collaborazione.

    1. Grazie Clear.

      Era necessario un nostro piccolo intervento per spiegare ai lettori: dopodiché lasceremo la parola a loro – e solo a loro.

      L’idea alla base di questa collaborazione mi è venuta leggendoti: più scorrevo i racconti, più mi sembravano delle lettere. Non credo fosse la tua prima intenzione, e forse proprio per questo esse appaiono così spontanee. Così vere.

      Ma perché non “rispondere”, mi sono detto allora? Io che, narrativamente parlando, ho sempre avuto un certo timore di questo genere?

      Non sappiamo se è già stato fatto qui su EO, ma poco importa in realtà: Clear e io proveremo a incrociare la nostra scrittura, in questo facilitata dalla modalità “serie”. A una sua lettera seguirà, speriamo di riuscirci!, una mia risposta.

      Speriamo che i lettori gradiranno questo nostro intento. Noi, dal canto nostro, ci metteremo tutto l’impegno.

      Un saluto a tutti voi.