… E fiamme

Serie: Li vuoi i biglietti?


Il padre comincia a battere sulla porta, mentre da sotto questa inizia ad uscire un leggero filo di fumo.

“Che sta succedendo? Cosa le sta succedendo?” urla la madre disperata.

“Non lo so, non ne ho idea! Piccola…tesoro…aprici!”

Urla il padre rivolto alla piccola bambina imprigionata nella propria stanza, senza smettere di batter pugni alla porta.

Dentro la piccola camera, la bambina scende dal letto impotente, continuando a chiamare i genitori ma contemporaneamente coprendosi le orecchie con le piccole manine per far cessare quelle urla strazianti che hanno cominciato a provenire dal suo letto.

Calde lacrime iniziano a solcarle il viso, mentre freneticamente cerca di calciar via i pupazzi nell’angolo più lontano della sua cameretta. Finita quest’operazione, si siede a terra e chiude la testa tra le gambe, chiudendo gli occhi e sperando di risvegliarsi nel proprio letto.

“E’ solo un incubo; un brutto incubo da cui presto mi sveglierò e poi potrò chiamare la mamma e tutto si sistemerà. Così mi lascerà dormire con Puffolo e non avrò più paura”

Continuando a ripetersi queste parole non si accorge che il letto ha preso fuoco e le fiamme sembrano danzare verso di lei, divorando ogni cosa che ne ostacola il passaggio. Alza la testa dal suo torpore solo quando sente un calore troppo forte vicino a sé: sbarra gli occhi alla vista delle fiamme che si fanno fauci e cercano di morderla.

Urla e si alza velocemente in piedi, provando a scappare in diverse direzioni, ma le fiamme non le danno via di scampo.

Comincia a tossire e a girare la piccola testa in cerca della finestra che sua mamma lascia sempre un po’ aperta. La individua in tutto quel fumo e salta sulla scrivania, pronta a darsi un po’ di slancio per poi buttarsi nel giardino, rompendo il vetro della finestra.

Piega le piccole gambine e guarda fisso la finestra, mentre calde lacrime le solcano il viso.

Salta, sta quasi per raggiungere la finestra, quando una fiamma le sbarra la strada. Il fuoco fa esplodere la finestra, così che i vetri vengano buttati nel giardino a risplendere dei colori delle fiamme. La bambina urla e cade a terra, mentre la sua mente comincia ad annebbiarsi, a causa del troppo fumo nella stanza.

Tossendo si rialza e vede la stanza immersa nelle fiamme. Prova a cercare un’altra via di fuga, ma oramai anche la sua vista comincia ad annebbiarsi: i contorni sono indefiniti, e tutto ha un colore strano, lontano. Si muove sulle piccole gambe incerte e riesce a raggiungere il letto, dove stranamente le fiamme si sono allontanate, sostenendosi in piedi ancora per poco.

Il fuoco ruggisce di nuovo e lei urla, per quel poco che le è concesso. Si issa sul letto e si rannicchia, cercando di prendere quel poco ossigeno rimasto.

Lentamente i suoni, gli odori ed il calore la lasciano, mentre stringe al petto il suo pupazzo tutto bruciacchiato, ed il suo piccolo viso, da bianco latte, si tinge di nero fuliggine.

Pochi minuti dopo l’ultimo respiro, le fiamme, oramai compiuto il loro dovere, si spengono, tornando a dormire nel piccolo biglietto da circo, sotto al cuscino, facendo esplodere in un’ultima fiammata il piccolo letto.

Il padre continua a bussare incessantemente contro la porta della camera della propria figlia, sentendola sempre più calda. La moglie è in un angolo a piangere, non sentendo più le urla della figlia, mentre il cane ringhia contro la porta.

All’improvviso, dopo una spallata tra le più deboli che avesse tirato, il padre riesce a far aprire la porta; entrando, nota subito la camera immersa nel fumo.

“Clara, chiama la polizia!” urla alla moglie, ancora singhiozzante.

Questa si alza strofinando la spalla ed il braccio destro contro la parete, chiudendo gli occhi. Non vuole ancora avvicinarsi alla camera, ha troppa paura. Cammina verso il telefono rosso sul piccolo tavolino dell’ingresso e sembra vedere solo quello, mentre tutto il resto, i contorni, sono sfocati dalle lacrime. Alzando la cornetta, compone il numero, e la voce femminile che le risponde sembra giungere da molto lontano. Quasi non sente il messaggio iniziale che subito inizia a parlare, molto lentamente, con lo sguardo perso nel vuoto.

“Mia figlia…mia figlia era in camera e poi quel fumo…fumo che usciva dalla stanza. Forse servono i vigili del fuoco, io non lo so. Io non l’ho ancora…vista”

Rimane in silenzio un attimo, per poi dire l’indirizzo a fil di voce e riattaccare, senza aspettare risposta.

Proprio nel momento in cui posa la cornetta e sente il suo rosso urtarle la vista, comincia a sentire i singhiozzi di suo marito.

Questo la scuote e si volta, correndo verso la cameretta: il fumo ha cominciato ad andarsene, per lasciare lo spettacolo ad una camera devastata dalle fiamme, con pupazzi a terra carbonizzati e legno bruciato, con la moquette che da blu è diventata nera e con…

Clara lancia un urlo e si piega involontariamente sulle proprie ginocchia, mentre le mani le corrono al viso, cercando di coprire la vista, ma intanto continuando a guardare il corpo carbonizzato della figlia.

Quando i pompieri e la polizia arrivano, i genitori sono ancora nella stanza, seduti a terra e con lo sguardo appena oltre il corpo della piccola bambina.

Il primo agente che entra subito si ferma sulla soglia, con gli occhi sbarrati: non riesce a capire da dove sia potuto partire quell’incendio, e come quella stanza abbia fatto a ridursi così per poi inghiottire le fiamme.

I pompieri spengono le ultime fiammelle e poi tutti passano ad esaminare la scena ed il piccolo corpo che dimora sul letto: la bambina è morta con gli occhi aperti, stringendo il proprio pupazzo al petto – ora i due sembrano esser stati attaccati fin dalla nascita a causa della pelle bruciata – ed una piccola manina appena sotto il cuscino. Il corpo è completamente carbonizzato, quel poco che rimane dei capelli sembra dargli l’aspetto del corpo di un vecchio, accentuato dalle piaghe sulla poca pelle appena intatta che rimane in faccia.

Dopo vari controlli e mentre l’ambulanza cura i genitori sotto shock, il corpo viene spostato. Delicatamente, la piccola manina che era appena sotto il cuscino viene estratta, ma subito si nota qualcosa di strano: le dita che stringevano un biglietto sono intatte, senza nessuna traccia di bruciatura, ed anche il biglietto che la piccola aveva cercato di stringere era intatto, perfettamente lucido come se fosse nuovo: un biglietto del circo.

Serie: Li vuoi i biglietti?


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror

Discussioni

    1. Volevo provare a scrivere qualcosa di tradizionale, quelle paure che ti prendono inconsciamente ed a volte non hanno senso di esistere, ma sono lì, e fanno più paura di cose veramente spaventose. Ammetto che quel programma al momento mi sfugge!

  1. “Clara lancia un urlo e si piega involontariamente sulle proprie ginocchia, mentre le mani le corrono al viso, cercando di coprire la vista, ma intanto continuando a guardare il corpo carbonizzato della figlia.”
    Immagine molto straziante

  2. Bello mi è piaciuto, mi ha restituito quell inquietudine alla Poltergeist che avevo da bambino… si sente forte il senso di oppressione e accerchiamento, anche se certi passaggi secondo me si possono snellire (per esempio « manina piccola » non serve che dici piccola se dici manina, c’è ne sono una decina di ste cose nel testo, check it out ciao

    1. Grazie per il commento: ammetto di non averci fatto caso a queste cose, forse perché ero concentrata sul voler comunicare oppressione, dare l’idea di qualcosa di più grande che non si può governare. Revisionerò bene anche gli altri capitoli in corso!