
E, in lontananza, il mare
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Nessuno mi aveva educato al pensiero. Solo ora mi appariva chiaro come fosse stata una precisa strategia, adottata nei collegi, per fare di noi dei semplici esecutori di ordini: non era previsto, né tantomeno gradito, che avessimo iniziativa e capacità critica, anzi, fantasia e inclinazioni personali erano represse a beneficio del pensiero unico e dell’agire di gruppo. Chi mostrava resistenza a questo elementare processo spariva, destinato come schiavo, alle fattorie del sud, prigioni dalle quali nessuno era mai tornato a confermare o smentire le voci che le dipingevano come gironi d’inferno.
Quanto accaduto negli ultimi giorni, e il continuo confronto con chi mi era vicino, aveva aperto spiragli nella mia mente prospettandomi un nuovo modo di percepire, dove io, singolo, potevo determinare finalità e qualità del mio agire. Non fu facile e neanche indolore questa rivoluzione mentale, ma intuire un “me” diverso e migliore fu positivamente devastante. In questo tumulto di nuovi sentimenti l’unica cosa che mi preoccupava era la concreta possibilità che questa mia nuova vita terminasse sul nascere nell’eventuale scontro con Volpe e le guardie.
Per scongiurare il tragico epilogo trovai l’unica soluzione che potesse evitarlo e, chiamati gli amici attorno al letto di Claudio, ne parlai con loro:
«La disparità di armamento non ci permetterà mai di vincere uno scontro con Volpe ma, se partiamo subito, avremo almeno la speranza di riuscire nel viaggio che vogliamo intraprendere. So che le condizioni di Claudio non sono ottimali per affrontare una fuga con le slitte ma a sud potremmo trovare un posto tranquillo ed attendere lì la sua guarigione. C’è anche un’altra cosa che è giusto sappiate: l’idea di sparare a Volpe, con il quale per quasi due anni ho trascorso piacevoli momenti, non mi va. Sarà anche un nemico ma ora so che non è molto diverso da me.»
Per qualche attimo restammo in silenzio, pensierosi. Fu Claudio il primo a parlare:
«Hai ragione. Se restiamo qui ad attenderli sarà la nostra fine: balestre e pugnali non potranno nulla contro armi a ricerca termica. Anche su Volpe la penso come te. Fosse necessario non esiterei ad ucciderlo ma evitarlo mi farà stare meglio. Gli auguro solo di soffrire dei nostri stessi dubbi. Volpe è un Terminatore e annientarci è la sua missione ma le guardie hanno paura di allontanarsi troppo dalla frontiera e da solo non proseguirà, sarà costretto a tornare per chiedere autorizzazioni e rinforzi che non è detto ottenga velocemente. Noi, nel frattempo, saremo ben lontani.»
Guardò Aurora:
«Riusciamo a partire domani prima dell’alba?»
«Non avremo tempo per dormire ma si può fare,» lei si girò verso Marco, «tu che pensi?»
«Non farmi sparare dalle guardie mi solleva e andarcene prima la trovo un’ottima idea. Attrezzeremo una slitta per farti stare comodo.» disse rivolto all’amico ferito. «Gli uomini che sono qui potranno accompagnarci e aiutarci, saranno ben felici di ricevere come ricompensa le slitte e le mute che non ci serviranno più.»
«Separarmi dai cani sarà la cosa più dolorosa,» disse Aurora, «Nek e Luna li ho visti nascere e li terrò con me.»
Mi guardò negli occhi:
«Stai cominciando a pensare da persona libera, Lukas.» mi sorrise. Poi proseguì:
«Sarebbe opportuno che Olga se ne andasse all’interno per un po’ di tempo. Ha una sorella a una trentina di chilometri, saranno felici di vedersi. Julius dovrebbe accompagnarla e restare con lei per un paio di settimane. Gli informatori in paese non avranno nulla da riferire: non hanno visto né Lukas né Claudio e la mia partenza con Marco potranno spiegarla gli amici come un progetto che cullavamo da tempo: avranno dubbi ma nessuna certezza e nessun pretesto per rappresaglie. Ora diamoci da fare!»
Dormimmo tutti poco o nulla, solo Claudio, confortato dall’infuso di Olga si abbandonò al sonno ristoratore di cui necessitava.
Alle cinque di mattina eravamo pronti e, con un ultimo sguardo alla baita, impartimmo ai cani l’ordine di partenza.
L’altopiano innevato ci permise di viaggiare veloci, la pista era larga e abbastanza rari i posti in cui eravamo costretti a scendere dalle slitte per aiutare i cani a superare gli ostacoli.
A metà pomeriggio il paesaggio cominciò a mutare, l’altopiano degradava verso il mare e lo spessore della neve diminuì fino a lasciare il posto a manti erbosi e, più in basso, a fitti boschi di faggio. Quasi all’improvviso il colore bianco non era più dominante e tinte a cui non ero abituato dipingevano paesaggi a me sconosciuti: la visione lontana della distesa blu del mare, che i miei occhi non avevano mai visto, mi provocò una intensa emozione.
I cacciatori ci informarono che, a pochi chilometri, c’era un paese abitato da agricoltori e pastori, nel quale non avremmo avuto difficoltà a trovare un’abitazione. Ci scrissero su un foglio i nomi di brave persone con le quali avevano fatto affari e che ci avrebbero aiutato volentieri. Marco lasciò a Julius le chiavi del suo locale raccomandandogli di gestirlo con generosità, come aveva fatto lui per anni. Gli consigliò di farsi aiutare da Olga che ne sapeva molto di cucina e bevande e gli elencò i nomi dei tipi loschi da cui guardarsi.
Aurora sciolse Nek e Luna dalle rispettive mute ed indugiò a lungo nel salutare gli altri cani. Claudio volle dare due proiettili ad ognuno dei cacciatori: uniti alle slitte e ai cani che si sarebbero divisi costituivano un considerevole riconoscimento per il loro aiuto.
Scrutando col binocolo alla ricerca di un rifugio individuammo un paio di case verso le quali, sistemato Claudio su uno spartano carretto costruito nella notte, ci dirigemmo senza esitazioni. Fummo delusi dalla prima, una stalla puzzolente senza alcuna protezione alle finestre, ma la seconda, chiusa da una robusta porta e con le finestre dotate di scuri era di certo un’abitazione. Non ebbi alcun dubbio su cosa fare: con la piccozza forzai la porta e mi riuscì di aprirla senza danneggiarla eccessivamente. Trovate le lampade a gas ciò che vedemmo ci rallegrò: se non fossero arrivati i proprietari a picchiarci avremmo avuto una serata ed una notte confortevoli.
Serie: La frontiera
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
Mi piace lo sviluppo di questa storia, dove emergono anche aspetti positivi della natura umana. Le spiegazioni minime, svelate gradualmente a piccole dosi, riescono a mantenere alto l’ interesse del lettore. Una tensione che si allenta, a tratti, come in questo finale, offrendo momenti di lettura anche piacevolmente rilassanti. Volendo sperare che non arrivino i proprietari, con scarsa clemenza.
Mi è particolarmente piaciuta la descrizione paesaggistica attraverso gli occhi del tuo protagonista. Il paesaggio che muta, il bianco sostituito da colori tenui e finalmente il mare. Mi pare una bella metafora per indicare il cambiamento nell’animo di Lukas. Colpita e affondata ☺️
A volte i commenti sono migliori del racconto. Grazie!!!Mi da immenso piacere tu abbia colto il parallelo tra la variazione di colori e il mutare di Lukas… non c’è più gelo e cessa l’impero del bianco, subentrano il verde dei boschi, il blu del mare ed un sole più caldo così, cambiando l’ambiente esterno muta anche l’animo. Una rinascita, una possibilità per tutti. Grazie Cristiana!
Ciao Giuseppe, bella l’emozione di Lukas nel vedere il mare. Con poche e semplici descrizioni rendi ben visibile l’ambientazione della storia. Bello anche il concetto di rivoluzione mentale.
Un altro capitolo che scorre benissimo, bravo!
“Quasi all’improvviso il colore bianco non era più dominante e tinte a cui non ero abituato dipingevano paesaggi a me sconosciuti: la visione lontana della distesa blu del mare, che i miei occhi non avevano mai visto, mi provocò una intensa emozione.”
Queste righe le ho apprezzate molto. La descrizione dei paesaggi è riuscitissima, nella mia mente infatti si è creata l’immagine di quei luoghi. I miei complimenti GiuseppeNn👏 😃 ❤️
Giuseppe*
Scusami ahahah
Sono rimasta particolarmente colpita dal primo paragrafo: un lettore non lettore associa i distopici a qualcosa di lontano e intangibile, senza rendersi conto che è tutto molto più reale di quello che immagina. Ciò che hai descritto accade in maniera subdola -e neanche tanto- ogni giorno sempre di più, da tanto tempo.
Mi piace come stai portando avanti non solo la serie, ma anche la trasformazione di Lukas.
Non vedo l’ora che esca il prossimo episodio! 🪻
“«Stai cominciando a pensare da persona libera, Lukas.»”
mi è piaciuto molto questo passaggio. Rende il cambiamento che il personaggio ha fatto fino a qui, sei stato molto bravo ad accompagnarlo e accompagnarci in questa sorta di trasformazione. C’era una tensione, negli episodi iniziali, che quasi si tagliava. Ora invece inizia a sciogliersi. Rimane la faccenda Volpe, certo. chissà come finirà.
“Non fu facile e neanche indolore questa rivoluzione mentale, ma intuire un “me” diverso e migliore fu positivamente devastante.”
è un passaggio significativo. Aprirsi a nuove idee e a nuovi modi di vivere deve essere davvero una rivoluzione mentale devastante, pero’ ci mostri che è possibile: La speranza di non dover uccidere Volpe è una conseguenza, credo. Un pensiero verso l’ex compagno che lui non avrà.
Una serie non è facile mantenere la tensione ed il ritmo necessario per molti affrontano ogni capitolo come un racconto a sé qui questo non avviene si capisce che è parte di un opera più articolata un tassello di un puzzle più ampio e completo, un ottimo esempio per chi vuole affrontare un cimento simile.
“Liscio come la seta”, per citare 2010: L’ANNO DEL CONTATTO (il sequel di 2001: Odissea nello spazio).
Il tuo racconto prosegue in maniera che definirei perfetta. Un’avventura la cui linearità si accompagna a fantasia e tensione. E, come non manco mai di notare, è tanto educativa. Mi piace tanto.
“non era previsto, né tantomeno gradito, che avessimo iniziativa e capacità critica, anzi, fantasia e inclinazioni personali erano represse a beneficio del pensiero unico e dell’agire di gruppo”
Lì per lì mi è venuto in mente l’approccio di alcuni governi totalitari del passato (recente). Ma poi ho cominciato a pensare che, in fondo, il tipo di globalizzazione pilotata da social networks e mass media, in cui qualcun altro pensa per noi e noi ne riceviamo il pensiero via rete, rinunciando al nostro personale giudizio, è forse un paragone più calzante e attuale…