El Raval
Serie: Buonanotte Barcellona
- Episodio 1: Buonanotte Barcellona
- Episodio 2: On the air
- Episodio 3: El Raval
STAGIONE 1
Quando ti trovi a El Raval, capisci che tutto il mondo gira intorno a te. Siamo fuori, la donna che ci ha offerto la sua dimora è andata, e la casa è tutta per noi. Dopo una goccia di riposo all’ostello questa “saracena-cinesca” sembra una reggia. Ha l’aria di un garage, per entrare devi alzare il metallo, e guardare dentro per renderti conto che anche un garage può avere il meglio dentro. Quasi la metafora del diamante grezzo di Aladdin. Non so se hai visto il cartone… No? Peccato!
Due stanze, una cucina, un bagno, climatizzatore, doccia, connessione wireless, io che chatto con una tipa di Palermo conosciuta all’aeroporto per sbaglio, ma se guardi fuori resta sempre un garage. Bene così, non sospetteranno se mai dovessero fare una perquisizione.
Quando vedi El Raval capisci che tutto il mondo gira intorno a te, e noi abbiamo bisogno di andare a trovare della buona erba, per santificare i pasti.
Si esce tutti, alla ricerca della sostanza perfetta. Senza esserne schiavi, senza essere vili, solo con la voglia di aggiungere un po’ di pepe alla carbonara. Non trovi che dopo avere sbattuto l’uovo e aggiunto prima il formaggio a pezzi e poi il formaggio grattugiato, non sia degno spruzzare un po’ di pepe nero? Beh noi crediamo sia il miglior modo di incorniciare un piatto di splendida carbonara. Per noi l’erba è questo, una cornice, un amplesso a cui manca solo il gesto, e una lavagna con il gesso, niente di cui si possa fare a meno, qualcosa con cui si possa scattare una foto. Non usi Instagram? Non correggi anche tu le foto?
Camminando, raggiungiamo il museo di El Raval, per l’esattezza il MACBA, o museo di arte contemporanea, con diecimila ruote rombanti e suonanti che spaccano i timpani sulle note di un saliscendi di skateboard. Non entriamo, pensiamo che uno di questi ganzi gruppi di Baldi giovani possano offrirci il Sacro Graal dell’aspirazione polmonare. Chiediamo molto timidamente chi ci possa offrire il dono, e un meticcio sudamericano hispanico ci offre la via di uno scorcio. O lo scorcio di una via?
Euro cento e una busta di plastica di supermarket, di quelle che vendevano a numero nei pressi della fera ‘o luni, ci viene portata in dono da un fantastico ragazzo rabat.
Camminiamo veloce, come solo la musica può farti camminare, ma questa è ansia, ansia da eccitazione, da effetto reddito, da tesoro ritrovato, da lampada del genio che tutti i desideri può esaudire, che tutto possa presagire.
Nascondiamo la busta. Si ma dove?
Corriamo a casa. Il bottino è troppo importante, r troppo consistente, che verrebbe voglia di pagare l’affitto in semi.
Tutto il resto è noia, se non sei stato a Barcellona.
A questo punto starai pensando che farei meglio a fare il promoter geografico a contratto.
Ma è tutto troppo pieno di vita e colore che non posso non sfigurare il senso e non sentirmi denso di vita.
Non possiamo non sentire la vita. Mentre nascondi questa busta, sembra la scena finale di Trainspotting, dove lui scappa con la borsa col dinero, e schiaccia il ciak della fine, noi abbiamo in mano la busta del pampero infinito ed è solo l’inizio.
Che eccitazione! Che corsa, che groove, siamo a casa, e ne abbiamo abbastanza. Meglio un cono di erba per dimenticare l’ansia di portare a letto la bambina, il pericolo di una caduta in mani poliziesche, che belle esche saremmo, noi bravi ragazzi, noi forestieri, per una bella rapa.
Si fa un cannone, è mattina. La mezza per precisione. I soldi ci sono, non è un viaggio borghese, non abbiamo mete da nababbi, solo una sana vacanza da sbarbi, niente sindrome da Vittorio Sgarbi, accendiamo questo gelato e il calore smista calore. Il caldo sbriciola il caldo, accendiamo la musica e via con una chiacchierata.
Uccisi, derisi e fantastichevoli, Uno apre la serranda, chiede a un vip di avere una birra, e passa un uomo del mondo con una Estrella a € 0.50. Noi siamo pieni di sangria in freezer, ma ci vuole sana birra, sani capelli biondi gelidi per conciliare quest’alta temperatura da erba. La fame ti prende, ci prende. La Boqueria, a due passi da noi, pescato e affamato, due cose che vanno d’amore e ‘accordo. “Ho dimenticato la D non fa niente”. Non è servile al racconto.
Conto i passi che distano, che distano da dove, dal mercato più bello di Barcellona, campo sterminato di frutti e frutti di flangiflutti, mediterranee saporità a modico prezzo.
Ci sediamo, paella come per dire non si può fare altrimenti, vino bianco a sazietà e limbo di ebbritudine, sospesi attaccati.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Come in quel giorno in cui ti dicono che sei in ferie da domani, e quel giorno ti sembra il più fantastico che tu abbia mai vissuto. Noi siamo in ferie da ieri, ed è un mega fanculo temporale, dato di buon gusto, con buonismo, mentre il pesce gongola, ride del fatto che uno di noi avrebbe potuto arrostirlo meglio, avrebbe, ma non ha possibilità di farlo, talmente immerso a bere di gusto il vino e assaporare i frutti del flangiflutti che tutto scompone. La Boqueria, tanti turisti, tanti visi vispi, tanti frutti esposti, e noi quattro belli allegri, pieni di bel mangiare, di bel vivere con due settimane ancora da vivere. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!
Abbiamo il pene d’ebano, sprechiamo il giusto, godiamo del gusto e Barcellona è la lampada dei desideri. Appare il genio, e ci serve frutti di mare composti, spaghetti di vongole in brodo misti, vino vino trallallalaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Accendi una siga, appanzati e rilassati, mentre il mondo ride, e risiede in frutto. Una mela fatta in quattro, e quattro cin cin di un bell’amaro italiano all’ombra di una tettoia spagnola, su cui si raffreddano i visi di tutte le razze del mondo, in una pentola di cozze ebbra di bionde e more donne dalle cosce morbide.
Abbiamo tutti e quattro i peni d’ebano, e le donne lo sentono e ci guardano. E noi guardiamo loro…
“Hola chica, Que pasa?”
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