
Elena
Essere donna è essere Troia?
Me lo chiedo da quando mi sono scoperta ad avere paura degli sguardi degli altri – di quelli che mi scrutano mentre cerco di camminare silenziosa e inosservata tra la folla.
La paura che dietro l’angolo ci sia un’ombra pronta ad inghiottirti, l’ansia di trovarsi per strada da sola quando ormai è già sera.
Non si impara mai a conviverci – anzi, più si diventa grandi, più si diventa brave a non farsi trovare impreparate.
Noi, prede facili di cacciatori spietati; ci insegnano a difenderci, perché nessuno lo farà al posto nostro.
Al tempo stesso, insegnano a loro che è giusto sparare, fa parte del gioco – il mio scappare non li farà desistere dal braccarmi.
Ma di cosa sono accusata?
Di sorridere, mentre sciolgo i capelli al vento; di voler essere libera di farlo – o di non farlo, che non posso permettermi gentilezze disinteressate, rischio di venir fraintesa.
Qual è stata la mia colpa?
Nessuna, almeno credo – ma, mentre lo penso, sto già controllando che il mio vestito non sia salito troppo quando ho allungato il passo per arrivare in fondo alla strada di casa.
Non si può lasciare spazio all’immaginazione altrui; bisogna tagliarle le gambe, coprendosele.
Così cammino sempre tenendo gli occhi bassi, per non incrociare lo sguardo degli sconosciuti – che non si sa mai, meglio evitare strane incomprensioni.
Noi, addestrate a prendere tutte le precauzioni del caso, ad aprire la macchina solo quando non siamo più distanti, a viaggiare in riserva se il serbatoio va in rosso quando fuori è notte.
Quindi, negli anni, ho capito che sì, se chiederai in giro, per molti sarà così: una donna in fondo in fondo cercherà sempre di esserlo, Troia.
A nessuno importa mai di cosa realmente stesse facendo – cosa realmente stesse cercando.
Vittima della prepotenza di decisioni che altri hanno cercato di prendere per lei.
Sono stanca di camminare con le spalle strette, il cuore in gola e i sensi in allerta.
Spaventarmi dei rumori delle foglie, dei fari di una macchina che da dietro allungano la mia ombra, di una voce in lontananza.
Perché fingere che tutto questo non esista non aiuta – ignorare la questione, chiudere gli occhi, non ci salva.
Non è normale che lo sia, normale.
E non è giusto che lo sia, per voi e per me.
Voglio poter essere libera, smettere di farmi piccola per far sparire le ombre.
Voglio non dovermi difendere dagli altri – al massimo da me stessa: che sia quello il mio più grande nemico.
Ma perché accada bisogna che il mondo mi accetti per quella che sono – rispetti quella che voglio essere.
Impari che sono un fiore selvatico che non aspetta affatto di essere colto, né tanto meno di essere protetto.
Solo un fiore come tanti, che però come tanti ha paura di sbocciare, e nasconde così i suoi colori per fuggire le attenzioni di mani dure, e pericolose.
Brava! Io sono una trasgressiva per natura, ma noi donne dobbiamo essere libere di camminare per strada sempre a testa alta. Complimenti! 🙂
Grazie mille! ☺️
Poni una domanda antica come il mondo, difficile scollegare la donna da alcuni sgradevoli cliché. Brava per l’audacia di dire le cose così come sono, dirette, forse però ci sta un pizzico di poesia più per allontanare questo peso di essere considerate solo carne in un mondo di anime troppe spesso assenti.