Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 1)
Serie: Emma Hu
- Episodio 1: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 1)
STAGIONE 1
«Un’altra delle tue storie dell’orrore?» commentò retorica Ellie, soffiando sulla tazza di caffè fumante che teneva tra le mani.
«Riguarda un ragazzo scomparso, ma non si tratta di una normale sparizione.»
Masha aveva un modo particolare di alzare e abbassare la voce per sottolineare le informazioni importanti e tralasciare quelle superflue.
«Esistono sparizioni normali?»
Ellie si guardava intorno casualmente, seguendo con lo sguardo i movimenti dei baristi e, inconsapevolmente, protendendosi sempre di più verso la sua interlocutrice.
«Ti dico che questa volta c’è del soprannaturale» continuò Masha. «Il ragazzo in questione è rimasto intrappolato in un vecchio parco divertimenti in disuso durante una prova di coraggio.»
Ellie scosse la testa con disapprovazione.
«Il ragazzo si era introdotto da solo all’interno del parco, mentre gli amici lo incitavano dall’esterno. Avrebbe dovuto raggiungere la ruota panoramica e farsi un selfie prima di uscire. Un gioco da ragazzi, no? Inutile dire che alla ruota panoramica non ci è mai arrivato.»
Si interruppe per mandare giù un sorso di matcha. Aveva ora la totale attenzione di Ellie.
«Pare che dopo pochi minuti gli amici l’abbiano sentito urlare e abbiano cercato di guidarlo verso l’uscita, ma la sua voce sembrava, come dire, provenire da un altro luogo, un’altra dimensione.»
Con una mano tracciò un semicerchio nell’aria. Ellie mescolava nervosamente il caffè con il cucchiaino, nonostante non ci avesse messo lo zucchero.
«All’improvviso, il silenzio. Gli amici, spaventati, sono scappati e hanno chiamato la polizia. Inutile dire che quando gli agenti sono arrivati – era ormai l’alba – non hanno trovato nulla di sospetto.»
«E il ragazzo?»
«Di lui nessuna traccia.»
«Dove le vai a scovare tu queste notizie?» fece Ellie con un misto di ammirazione e sospetto.
«Me l’ha raccontato una collega stamattina, vedrai che presto ne parleranno anche i giornali.»
Pfui, al massimo i giornalai poco informati. Che poi quando mai si è visto un giornalaio a Berlino, pensò Emma uscendo dalla caffetteria. Avrebbe voluto scrollarsi di dosso la storia che aveva origliato in caffetteria e ci sarebbe riuscita se non avesse avuto l’orecchio abituato a questo tipo di racconti. No, non doveva lasciarsi distrarre da questioni che non la riguardavano, che ci pensasse la polizia. Ora il suo problema maggiore era rimediare un lavoro di traduzione: erano passate due settimane dall’ultimo incarico che aveva svolto per un amico pellettiere. Per quanto il lavoro non andasse esattamente d’accordo con i suoi principi animalisti, l’idea di dover lasciare il suo appartamento perché non poteva permettersi l’affitto l’aborriva ancora di più. Dopo la laurea credeva che avrebbe fatto faville come traduttrice ma, un po’ per mancanza di intraprendenza un po’ a causa del mercato incerto, le cose non erano andate come le aveva immaginate. Neanche a quel ragazzo è andata come egli sperava, si disse pensierosa scendendo le scale della metro. Di fatto però il tempo per fare qualche ricerca non mi manca. Se non impiego le ore in qualche modo divento pazza.
Con una veloce ricerca online Individuò il parco divertimenti abbandonato e, dopo un breve tragitto in treno, fu già sul luogo per un giro di ricognizione. Lo Spreepark aveva un’aria triste di giorno con la sua ruota panoramica immobile e arrugginita, le attrazioni diroccate e fagocitate dalla vegetazione. A Emma ricordò il set di un film post-apocalittico in cui gli umani sono scomparsi e la natura si riprende ciò che è suo. Se nessuno fosse intervenuto, probabilmente nel giro di qualche decennio la presenza umana sarebbe stata quasi del tutto cancellata. Così come sembra essere stata cancellata ogni traccia del ragazzo. Emma girò tutto intorno al perimetro del parco, ma non osservò alcun passaggio nella rete di protezione né alcuna forzatura alle serrature dei cancelli. Il parco divertimenti, racchiuso all’interno del più grande Parco Treptower, incuriosiva i passeggiatori che si godevano il sole di inizio primavera, mentre altri vi passavano accanto indifferenti, ormai desensibilizzati al suo aspetto decadente. Non vi era traccia neppure dei poliziotti che, stando al racconto della ragazza in caffetteria, avevano fatto un sopralluogo la mattina stessa. Emma non fu sorpresa: non trovando segni di aggressione dovevano aver considerato l’evento una bravata, concludendo l’intervento con una bella lavata di capo a quei ragazzi. Lei, però, non sarebbe stata così frettolosa nel giudicare la situazione.
***
Si recò in ufficio da Vienna, la sua più cara amica a Berlino sempre pronta a supportarla nelle sue ricerche. Vienna, nascosta dietro al suo grosso desktop rosa, batteva freneticamente sulla tastiera. Ogni tanto sporgeva la testa, lanciando occhiate fiduciose a Emma e sistemandosi i grandi occhiali ovali sul naso, mentre Emma attendeva pazientemente. Vienna era l’unica dottoranda della sua facoltà che usufruisse dell’ufficio dell’università, perciò non vi era pericolo che qualcuno le interrompesse.
«Incredibile. Pazzesco!» ripeteva Vienna di tanto in tanto scorrendo tutte le pagine che era riuscita a trovare a riguardo.
Emma, in piedi accanto alla libreria, si era messa a sfogliare un libro di semantica, quando Vienna richiamò la sua attenzione.
«Non è il primo caso che si verifica, ci sono altre testimonianze simili.»
Emma si chinò accanto all’amica che con il dito le indicava sullo schermo i paragrafi su cui concentrarsi.
«È assurdo: questi ragazzi sono scomparsi e nessuno fa niente.»
«Poiché non hanno trovato alcun indizio sulla loro presenza e sulla loro presunta sparizione, gli agenti hanno liquidato i casi come delle semplici fughe. Secondo loro questi ragazzi sarebbero semplicemente scappati.»
Rimasero in silenzio alcuni istanti, lo sguardo fisso sullo schermo del computer.
«Sai cosa dobbiamo fare, Emma, vero?»
«Avevo intenzione di farlo ancora prima di leggere questi articoli.»
Serie: Emma Hu
- Episodio 1: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 1)
Emma è una che non sa stare ferma e per fortuna, perché altrimenti non ci sarebbe storia. La senti origliare al bar e già sai che non lascerà perdere. Il bello è che non ha nessun motivo per ficcarsi in questa cosa, se non il fatto che la testa le funziona troppo bene per ignorarla. E quello Spreepark descritto così, arrugginito e mangiato dagli alberi, mette addosso esattamente l’inquietudine giusta prima di quello che verrà.
Bello. Spero nel seguito. Le storie di gente che sparisce mi attraggono.
Probabilmente ha attraversato un varco… 🙂
Ciao Erica, un incipit avvincente. Hai avviato l’azione e presentato i protagonisti della storia. Ci sono tutti gli ingredienti di una bella storia. Brava 👏