Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 3)
Serie: Emma Hu
- Episodio 1: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 1)
- Episodio 2: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 2)
- Episodio 3: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 3)
STAGIONE 1
Al suo nuovo ingresso nel parco, Emma cercò di escludere i rumori sinistri della notte e concentrarsi invece su quel rimbombo che aveva sentito nella stanza degli specchi. A detta del ragazzo che era con lei doveva trattarsi di una voce. Vienna, che seguiva l’amica in silenzio, le scattò una foto mentre si dirigevano verso il cuore dell’ex parco divertimenti e dentro a un enorme tendone da circo. All’ingresso la scritta Cinema2000.
«Chi c’è?» domandò Emma in tedesco rivolta a una terza entità oltre a loro.
Il rimbombo si trasformò in un brontolio lagnoso. Emma fece il giro dell’arena a passi misurati, guardandosi intorno attenta. Ad un tratto si arrestò e fissò lo sguardo in un punto. Vienna si volse immediatamente nella stessa direzione.
«Chi siete?» indagò Emma parlando a un pubblico invisibile.
Un brusio si levò proprio in quel punto in cui Emma vedeva qualcosa, mentre per Vienna c’era solo polvere.
Com’è possibile? Tu puoi vederci?
Vienna sobbalzò nel sentire quella terza voce a cui però non poteva associare né un volto né un corpo.
«Ho visto fantasmi molto più spaventosi di voi» esclamò Emma incrociando le braccia di fronte a sé.
Puoi portarci via di qui?
«Questo non lo so ancora. Perché e da quanto tempo siete qui?»
Non una, ma decine di voci si sovrapposero l’una all’altra.
Tempo… Ne è passato così tanto di tempo.
Io lavoravo qui!
Anche io. Dovevamo sanificare il parco per una nuova apertura. Lavoravamo di notte.
E dalla notte siamo stati inghiottiti.
Non ne siamo più usciti,
Né dal parco né dalla notte.
Quanto tempo.
Vienna sembrava essersi dimenticata come respirare. Emma invece mosse un passo in direzione delle ombre che solo lei poteva vedere e domandò: «Cosa è successo ai ragazzi scomparsi?»
Scomparsi?, rispose una voce lamentosa con incertezza. Oh, poverini, anche loro inghiottiti dalla notte.
«La notte non inghiotte.» Emma fece un altro passo in avanti. «Ditemi che cosa gli è successo.»
Sono ancora qui, esclamò una voce più giovane delle altre, meno laconica. Nascosti nelle attrazioni, tenuti in ostaggio dalle attrazioni stesse.
Emma si fermò quando fu abbastanza vicina alle ombre per constatare che di loro non rimaneva che un’immagine sfocata. Era come se li stesse guardando attraverso uno specchio d’acqua. Allungò una mano in direzione del più giovane che aveva appena parlato e con un dito ne increspò l’immagine.
«Senza visitatori da divertire si è trasformato in un parco degli orrori» contemplò Emma tra sé e sé. «Ma gli orrori non vengono dal parco stesso.»
Rincorrendo i propri pensieri, più veloci delle sue gambe, Emma si diresse fuori dal tendone da circo, seguita da Vienna che si affannava in attesa di delucidazioni.
«Nessuno è scomparso o scappato da qui» spiegò sommariamente Emma. «I ragazzi si stanno semplicemente nascondendo.»
«Da cosa?». Se possibile Vienna era ancora più confusa di prima.
«Da tutto. Il parco ha solo fatto venire a galla le loro paure. Un minimo alito di vento, un cigolio e quelle voci li hanno atterriti a tal punto da nascondersi così bene che neppure la polizia è stata in grado di scovarli.»
«E noi come li troveremo?»
«Noi non abbiamo paura né pregiudizi» ammiccò Emma guidando l’amica verso un galeone.
Al suo interno la luce delle loro torce si posò su una una ragazza accovacciata in un pertugio fra due panche. Si volse verso le due nuove arrivate torcendo il collo e osservandole con gli occhi spalancati come un gufo. Non ricordava neppure lei da quanto tempo si trovasse lì, ma ancora qualche giorno, pensò Vienna, e avrebbe potuto essere scambiata davvero per un animale della notte. Basta credere di essere animali per trasformarcisi? Ma gli animali non hanno paura del buio e lei tremava senza controllo. Parlava a fatica, raccontava di un pianto e di aver poi visto se stessa, la vera fonte di quel pianto, accucciata nel tentativo di ripararsi da qualcosa. Terrorizzata, era scappata e aveva trovato rifugio nel galeone, ma non era riuscita a dimenticare quel pianto, il suo pianto.
Per tutta la notte Emma e Vienna corsero da un’attrazione all’altra alla ricerca di quei ragazzi erroneamente dati per dispersi. Uno ad uno li stanarono e ascoltarono le loro storie fatte di volti trasfigurati, sinistri occhi aguzzi, spirali di vuoto e la stessa attanagliante sensazione di solitudine. Per sfuggire a tutto ciò si erano nascosti negli anfratti più reconditi del parco accolti dalla fitta vegetazione ed erano rimasti intrappolati in notti senza giorno dominate da incubi senza fine. Emma e Vienna, come dopo un brutto sogno, avevano riacceso per loro la luce. Una volta riportati alla realtà anche i ragazzi si misero ad aiutare le due investigatrici improvvisate fino a che tutti lasciarono il parco una volta per tutte.
«Chissà se si sono davvero liberati dalle loro paure?» meditò Vienna ad alta voce a missione conclusa, tirando un sospiro di sollievo nell’allontanarsi dal parco.
«Non si sconfiggono paure così profonde e radicate in una notte» suggerì Emma forse parlando più per se stessa che per quei ragazzi. Intanto, però, dal parco li aveva fatti uscire.
«E quelle voci?» domandò ancora Vienna come a cercare di occupare un silenzio che la metteva a disagio.
«Erano solo voci.»
«Tu hai visto qualcosa laggiù.»
«Ho visto quello che volevo vedere» fece Emma voltandosi a osservare il parco mentre esso veniva rischiarato dalla luce confortante dell’alba. «Come tutti quelli che hanno messo piede qui dentro.»
La ruota panoramica arrugginita, ora accarezzata dai raggi del sole, non sembrava più così sinistra come era apparsa la notte precedente, avvolta dal buio e dal freddo. È curioso come a volte la fantasia e la suggestione giochino brutti scherzi. Un vecchio parco divertimenti abbandonato, il più importante della defunta Germania Est, aveva quasi intimorito persino lei. Ma anche una stanza degli specchi, per quanto spaventosa, non rimane altro che una stanza da cui uscire. Bisogna solo trovare la strada giusta, guardare oltre il muro, se non con gli occhi, almeno con la mente.
[Emma e Vienna torneranno in un nuovo episodio]
Serie: Emma Hu
- Episodio 1: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 1)
- Episodio 2: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 2)
- Episodio 3: Emma Hu – Divertimento Fatale (Parte 3)
Alla fine, qualcosa di umano, troppo umano invece di un avventura nell’occulto. Paura, smarrimento, solitudine: e l’intero parco dei divertimenti abbandonato diventa la metafora di una condizione esistenziale confusa e difficile.
Rimane quel “ho visto quello che volevo vedere”, uno spiraglio allusivo alla effettiva e non chiara consistenza delle ombre nel circo.
Scritto molto bene, con stile e una certa eleganza.