
Enigma
«Eddài zuccherino, facci sentire la tua voce sexy, sono sicuro che mi innamorerò di te al primo suono» digitò ad un certo punto l’utente AL3PH. L’atmosfera della stanza si stava scaldando, come spesso avveniva nella chat per adulti chiamata Enigma.
«Lo sai, bel maschione, che la regola è di non svelare mai la propria identità, vero? Solo testo, se non ti va bene allora ciao» rispose l’utente Biancaneve.
«Se la chat ha il pulsante “vivavoce” significa che non è contro le regole, dolcezza. Forza, hai paura che scopriamo che sei un travesti? Non sei un travesti, vero patatina?»
«Vaffanculo» rispose questa volta la voce chiaramente contraffatta di Biancaneve.
«Beccata, caramellina avariata. Vai a mangiare la tua mela avvelenata da un’altra parte, Biancaneve. Questa è una stanza etero» digitò AL3PH.
«Porco nazista, tu di quelli come me hai solo paura» rilanciò Biancaneve abbandonando la chat.
Carl esitò un pochino: erano rimasti soli, AL3PH e lui, e ora doveva scegliere se andarsene o prendere l’iniziativa. Prese l’iniziativa.
«Sei stata brava a smascherarlo, complimenti.»
«Oh ma guarda. Abbiamo un voyeur, qui. Non ti avevo nemmeno notato. Da quanto origliavi?» rispose AL3PH.
«Da un po’. Ma non sono un guardone, mi sono appassionato alla vostra disputa e non volevo interrompervi. Era divertente, considerato che tu non sei un maschietto… Vuoi farmi ascoltare la tua, di voce?» rispose Carl, vagamente offeso.
«Bravo, Sherlock: mi hai scoperta. E ora che si fa? Esco anch’io?» La voce di AL3PH era calda, ma molto giovane allo stesso tempo. L’effetto fu quello di una scossa elettrica, e Carl se ne sentì istintivamente attratto.
«No, aspetta. Ci sono solo io, e per me il gioco è finito. Facciamone un altro, vuoi?» digitò di fretta, tornando due volte a correggere gli errori di battitura. Era eccitato.
«Non qui tesoro. Ci facciamo una chiacchierata dal vivo, se vuoi. Mi stanno facendo male le mani a furia di battere su questa tastiera. Chiamami in voce.»
Carl non se lo fece ripetere. Cliccò sul tastino con il disegno di una cornetta telefonica accanto al nome di AL3PH, avviando una conversazione a voce privata con lei.
«Pronto?»
«Ciao, sono Carl. Posso chiederti il tuo nome? Il tuo nickname è impronunciabile»
«Su di te non mi sbagliavo, tesoro. Hai una bella voce da uomo. Mi chiamo Aline.» La voce che rispose era chiaramente la stessa di AL3PH ma ora si sentiva meglio l’accento arrotondato, lievemente francofono. La ragazza doveva avere una ventina d’anni. Carl si sentì sollevato. Gli piacevano le ragazze giovani, e questa doveva essere anche carina.
«Ciao Aline, anche tu hai una bella voce. Sei francese?»
«Sì da parte di madre. Ho vissuto con lei sulla costa ovest per un po’ di tempo. Mio padre è inglese, ma non lo vedo spesso. Si nota tanto?»
«Si notano tante cose. Di che vuoi parlare?»
«Di quello che vuoi, ma per favore non chiedermi di mostrarti le tette, non sono quel tipo di persona.»
«No io non voglio… cioè, non è che non voglia, ma… Per chi mi hai preso? Per quelle cose c’è OnlyFans. Io volevo solo fare due chiacchiere» rispose Carl, sulla difensiva.
«Okay Carlo, allora facciamo due chiacchiere. Comincia tu: che fai nella vita?»
Certe volte va proprio così. Ci si incontra, si scambiano due parole e ci si prende subito. Fu una sorta di colpo di fulmine e Carlo (era quello il suo nome reale) non riusciva a smettere di pensare ad Aline. Si sentivano spesso con interminabili chiamate vocali su Enigma, si scambiavano foto (sì ok, qualche volta anche un po’ spinte, ma mai troppo) e si raccontavano le loro giornate. Ma lei non voleva incontri di persona, diceva di non essere pronta.
Dopo un po’ Carlo non ne poté più. Doveva conoscerla, prenderle la mano, abbracciarla, magari baciarla. Ci stava perdendo la testa: glielo disse.
«Mi dispiace Carlo, ma se ti senti così è meglio interrompere. Non voglio farti del male, ma come ti ho detto tante volte, non sono pronta per un incontro in carne ed ossa. Davvero. Addio, Carlo: non mi richiamare, non ti risponderei.»
Questa sparata davvero Carlo non se la aspettava: si erano parlati per settimane raccontandosi di tutto, e credeva di averla capita e che lei avesse capito lui, le sue buone intenzioni, la sua serietà. Provò a richiamarla diverse volte, senza avere risposta, poi il suo account sparì. Si era cancellata dalla chat.
Era finita sul serio, non aveva più modo di contattarla.
Carlo stette malissimo per alcuni giorni, poi prese una decisione: la vita non era più degna di essere vissuta. Aveva conosciuto il vero amore, la più completa compatibilità con la persona che più di ogni altra, ne era certo, lo avrebbe potuto rendere felice. La stessa persona che lo aveva irrimediabilmente abbandonato. Aprì la finestra al decimo piano del palazzone di cemento armato dove abitava.
E si buttò giù.
Poche ore dopo l’ispettore Corcafiori, al termine del suo sopralluogo in casa di quel disgraziato che si era buttato dal decimo piano, trovò una lettera nella buca delle lettere e la aprì.
Era scritta su carta intestata dell’EPFL, l’istituto universitario Politecnico di Losanna in Svizzera.
Gent.mo Dott. Carlo Rossi,
La ringraziamo per aver partecipato al test di ALINE (Artificial Linguistic INteractive Environment), il nostro modello di Intelligenza Artificiale discorsiva ad altissimo realismo, realizzato in collaborazione con diversi Centri di Ricerca europei.
La sua partecipazione è stata preziosa, come quella degli altri 12000 utenti delle room dedicate che diversi siti di chat hanno messo a disposizione dell’esperimento.
Come Lei ha certamente letto nella pagina di End User License Agreement che le è stata obbligatoriamente mostrata quando ha fatto ingresso per la prima volta nella room, questo esperimento era finalizzato ad appurare se il nostro chatbot multimediale fosse in grado di essere scambiato per un vero essere umano. Le sue reazioni sono quindi state preziose per migliorare il nostro modello.
Come da accordi da lei sottoscritti barrando l’apposita casella in calce alla licenza d’uso, che lei ha certamente letto, le inviamo l’allegato buono per 10 minuti di conversazione con ALINE, che potrà impiegare quando la versione definitiva del nostro software sarà disponibile online sulla piattaforma della nostra spin-off X-AI.
Cordiali saluti
The ALINE Team
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È un racconto bellissimo, l’ho letto con grande piacere e credo proprio che lo rileggerò. Comunque sì, è quasi la nostra realtà, con tutte queste chat e l’intelligenza artificiale ovunque. Il tema mi piace molto, devo dire che hai fatto un ottimo lavoro. Complimenti!
Grazie Karina, sono felice che ti sia piaciuto! Anche per me è un argomento importante. Ho scritto altri racconti su questo tipo di argomento, prima o poi li sistemerò e magari ne pubblicherò uno.
Tremendamente efficace e attuale. I dialoghi sono magistrali.
Grazie Luigi, sono contento che ti sia piaciuto!
Sarà il nostro futuro?
In qualche modo, è il nostro presente. Grazie per la lettura!
Sì, lo è…
L’angoscia qual è, che la ragazza sia sparita o che la ragazza fosse pura AI?
Per me l’angoscia del tuo racconto è la solitudine di chi si affida a contatti che sono comunque artificiali perché avvengono attraverso un medium.
Per me l’angoscia è tutto insieme: che fosse AI e che i contatti siano mediati da… questo.
Quanto sarebbe più bello un circolo in cui incontrarsi, periodicamente, e leggersi le storie?
Oh capitano, mio capitano…
Davvero! Proponiamo l’idea al creatore di Opened: un raduno biennale o periodico, senza fissa dimora?
Siamo tutti troppo presi dal lavoro e dalle famiglie o dagli acciacchi… temo che non funzionerebbe. Peggio che peggio per chi, come me, abita sul pizzo estremo dell’ultimo brufolo più a sud del sud… Per arrivare sulla terraferma ci metto un giorno ed uno stipendio mensile.
Apprezzo. Io vivo ad Ano Syros, Cicladi
Nel centro della storia! Che meraviglia. Ho sognato per tutta la mia gioventù di abitare in un posto come quello. E non è detto che non decida di farlo nel futuro, appena in pensione.
A volte mi chiedo quando giungerà il mondo in cui, ognuno di noi si “fabbricherà” il compagno perfetto: un cyborg che sappia darci tutto ciò che desideriamo in termini di sentimento. Triste? Fasullo? Su questo, si potrebbe discutere: penso alle persone sole che conosco, che vivono all’interno di una routine che si ripete all’infinito in attesa della dipartita. Ti dirò, non sarei totalmente contraria all’avvento di una simile tecnologia
Personalmente non lo considero impossibile. Al momento mi aiuta molto la mia cucciola di labrador!
Ciao Giancarlo, ultimamente sono stato un po’ assente come lettore (dedicando il poco tempo disponibile per open al lavoro di “smistatore”), ma ora sto cercando di recuperare. E mi è più facile farlo con librick singoli che con serie, al momento, per questioni di tempo. Così, per puro caso, in tutta la tua produzione ho sorteggiato questo “Enigma”. Beh, che dire, che pesca fortunata! Il racconto mi è sinceramente piaciuto. Una storia alla “Black mirror”, per restare in tema. Ben scritta, con un bel ritmo e decisamente attuale. Non credo sia un azzardo definirla pure verosimile.
Grazie Sergio, sono felice che ti sia piaciuto. È venuto fuori un po’ di getto e mi sono reso conto che non era tutto ben chiaro, ma… Ormai era fuori e non potevo rimetterlo dentro…
Bravo Giancarlo, un racconto sicuramente ben scritto e originale, nonostante un tema che oramai è di corrente attualità. Mi piace molto la prima parte, coinvolgente, dove lo stesso lettore si confonde fra realismo dei dialoghi che portano a immaginare una relazione ‘vera’ e il pensiero costante che non sia altro che l’ennesima ‘bufala’. Alla fine ci riveli in poche ma efficaci righe che non si tratta né di una cosa e nemmeno dell’altra. Personalmente, ritengo che non fosse necessario alcun approfondimento psicologico nella parte finale. È più che sufficiente l’empatia che il protagonista trasmette attraverso la sua emozione e coinvolgimento. Tutto un mondo dietro. Carica di cinismo la lettera finale. Nulla di più o di meno. Bravo Giancarlo.
Grazie, Cristiana, per la lettura e per la circostanziata valutazione. E per le parole lusinghiere!
Che crudele ironia della sorte. Bellissimo il titolo!
Aha! Qualcuno ci sta facendo caso! Hai notato altro?
Grazie Kenji!
Di nulla! Ora vedo il tuo messaggio
Mi onora e mi lusinga che una persona di cui apprezzo molto lo stile e la cura per i dettagli nella scrittura abbia deciso di leggere, e di commentare positivamente, un mio scritto. Grazie Robért de Sablé, per il tuo tempo e per i commenti.
Confermo che il racconto è corto, anzi accorciato. Mi sono premurato di farlo rientrare nelle 1500 parole perché volevo mantenere l’effetto flash di avere tutta la storia in un’unica sezione. La conversazione e la lettera però hanno richiesto il loro spazio, quindi la descrizione del travaglio del personaggio ne ha risentito.
Grazie, osservazione acuta e molto utile.
Lo spunto è interessante, anche se, lo devo dire, molto più per altri che per me, essendo io e la parola chat, in tutte le sue accezioni, separati da distanze galattiche.
E’ il primo testo che leggo di Giancarlo Iannizzotto. Molto ben scritto: aspetto questo che reputo di importanza fondamentale. Ottima gestione del discorso diretto, si legge tutto bene in modo scorrevole. Stile e padronanza di linguaggio che ci dicono, già dalle prime righe, come l’autore sia potenzialmente capace di spaziare da un tema all’altro, da un genere all’altro, senza alcun problema.
Spero di fare cosa utile nel rappresentare qualche mia considerazione. Il racconto è assolutamente ben fatto ma, a mio modesto parere, troppo rapido. Certo, io stesso a volte faccio questa scelta qui, un pò per il limite di lunghezza, anche per non ammorbare il lettore medio odierno. Quando però il testo viene costruito come in questo caso “sul finale”, allora accorciare troppo svela in anticipo le carte: magari non indoviniamo il cosa, ma sappiamo per certo che sta per giungere il colpo di grazia.
Per sgravarmi la coscienza, mi sento in obbligo di dire che ultimamente io stesso ho fatto un esperimento con “colpo di scena” finale, ma me lo sono proprio dovuto imporre poichè reputo che non sia pagante. Proprio Giancarlo Iannizzotto è stato uno dei pochissimi ad avermi dato un piccolo riscontro. E’ quindi anche grazie a lui che ho cassato il tutto e su quel testo, modificato, fonderò una nuova serie.
Ciao ❣️
Allora parto con il dire che ho riletto una decina di volte il finale perché mi ha spiazzata.
Mi è piaciuto il plot twist e il parlare di una tematica ultimamente così discussa come la IA.
Complimenti ❣️
Grazie Lola, non c’è fonte di orgoglio piu grande, per uno scrittore dilettante, che catturare l’attenzione di un lettore e fargli leggere più volte un finale.
Me lo manderesti il link per poter partecipare al test? No perché ChatGPT è poco coinvolgente…
Bella la storia, mi ha fatto venire in mente il bellissimo film intitolato Her (Lei) del 2013. Per una cosa del genere, venderei uno dei miei tre reni… Bello Giancarlo, davvero.
Caro Emiliano, stai tranquillo che per essere preso in giro da un modello AI non serve in link apposta… Ci succede ogni giorno.
Grazie di cuore per i complimenti. Sono felice che ti sia piaciuto.
Mi è proprio piaciuto questo racconto. Ben scritto e con il fiato sospeso fino alla fine. La lettera finale è un vero colpo di scena che fa riflettere parecchio sulla responsabilità odierna di chi ci vuole fare dipendere troppo dalla tecnologia. Ma non è forse anche responsabilità nostra che la usiamo?
Grazie Carlo. Scusa se ho rubato il tuo nome, ma è un nome che uso spesso. Persino, in passato, come pseudonimo.
C’è anche un altro messaggio che vorrei fare passare. È che il pericolo delle AI, come le chiamano i giornali, non sta nel rischio che impazziscano e ci uccidano tutti. Sta nel rischio che siano usate per manipolarci. Ed in questo sono efficacissime.
È un nome come un altro e non ne ho certo l’esclusiva 😂. Hai ragione anche sull’ultimo punto, la possibilità della manipolazione è evidente anche oggi con quelle che chiamano fake news. E andrà sempre peggio con la possibilità di poter alterare interi discorsi o cambiare i volti. Un domani per creare il caos basterebbe ben poco. La vera domanda a questo punto è: perché tutto questo?
Un finale interessante che, a dire la verità, mi ha presa in contro piede. Già, ora di chi sarà la colpa? Delle persone che hanno messo su un esperimento sociale un po’ sadico per il bene del “progresso” o di Carlo, che avrebbe dovuto leggere per bene le licenze prima di sottoscriverle?
Bravo. Tutto questo fa riflettere.
Grazie Rita. È bello avere i vostri incoraggiamenti.
Perdona, la voglia l’ho trovata, ma non sono riuscito a trovare i riferimenti…
Perdonami tu! Non volevo impiegare il tuo tempo.
E’ che l’intero racconto è una sorta di… rebus che ruota attorno a nomi e qualche dettaglio negli scambi fra i personaggi. Tutto prelude al finale. Non lo scrivo qui, ti mando un messaggio.
Maria Luisa mi ha tolto le parole di bocca, hai sempre una bella inventiva che sai trasformare in parole
Grazie Roberto!
Il racconto nasconde… in piena vista un paio di riferimenti che richiamano il finale. Chissà se qualcuno trova la voglia di cercarli? 😉
Complimenti. Una storia originale, che mette in evidenza un tema attuale, molto dibattuto. Una narrazione avvincente e sorprendente. Gran bella idea.
Grazie Maria Luisa! Parole gentilissime. E grazie sempre per la pazienza di leggermi.