Entropia Quantodinamica del Matrimonio

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccolo prontuario (più pseudo che scientifico) per la sopravvivenza quotidiana a ogni costo

POSTULATO

Nel matrimonio, considerato quale esempio teorico per eccellenza di rapporto stabile e duraturo, non è possibile convertire interamente sentimento in passione. La parte di energia emotiva residua, risultante dal processo di trasformazione, non viene dispersa ma, in forza del primo principio della termodinamica, trasformata in attrito.

CONSEGUENZA

L’attrito rappresenta, a detta degli studiosi, un’energia negativa portatrice di effetti nefasti che, sottraendo ordine al sistema chiuso, ne aumenta l’entropia fino a livelli critici. Esso infatti provoca, nel lungo periodo, un aumento considerevole dei «radicali liberi» in entrambi i partner con l’insorgenza, senza eccezioni, di un manifesto invecchiamento precoce (effetto visibile) nonché di un deterioramento a livello sentimentale (effetto invisibile), potenzialmente in grado di porre fine al rapporto stesso.

DERIVATA

Parafrasando un celebre personaggio politico, «il matrimonio logora chi ce l’ha».

APPROFONDIMENTO

È esperienza comune constatare come nubilato e celibato riescano, in qualche modo, a rilassare nel quotidiano allungando, in definitiva, l’esistenza. Del resto, è parimenti innegabile (e dimostrato) come una grande percentuale di matrimoni, prossima ormai alla esatta metà, fallisca miseramente. Ma, pur se non così evidente a un primo sguardo, vale la pena di approfondire la riflessione per comprendere alcune dinamiche poiché, in modo alquanto sbrigativo, la percezione comune del matrimonio è quella di un contenitore o recinto, che dir si voglia. Se questa, per certi versi, non si può dire del tutto sbagliata, è quantomeno ingannevole in quanto canalizza lo sguardo verso una dimensione «spaziale» offuscando, ed è questo il pericoloso equivoco, quella «temporale». La realtà vissuta nel matrimonio rappresenta, infatti, un unicum fatto di spazio e tempo, indivisibile a priori. Per tale motivo, ricorrendo alla Meccanica Quantistica che, delle grandi leggi che regolano l’Universo, appare quella più attagliata alla fenomenologia riscontrata, il matrimonio è perfettamente rappresentato, nei suoi possibili stati, da un’onda che mostra uno spettro di probabilità nello spazio e nel tempo. Tra esse spicca quella limite, infinitesima, abbinata allo stato di «coniugi d’amore e d’accordo».

DERIVATA 2

Nel matrimonio non esistono certezze, ma solo probabilità.

CONSEGUENZA 2

Sul filone della menzionata Meccanica, si riportano di seguito alcuni principi, applicati al campo trattato con riferimento, soprattutto, alle cause che generano la crescente «entropia da attrito»:

-Principio di Esclusione: i coniugi non occupano mai, simultaneamente, lo stesso stato quantico. Pertanto, quando uno è in un modo, l’altro manifesta invariabilmente una condizione del tutto differente. Da qui l’insorgenza di energia negativa la cui entità varia a seconda della natura e dello scostamento tra i due. A titolo esplicativo, e non esaustivo, si elencano di seguito delle possibili contrapposizioni di stati differenti, senza distinzione di genere: desiderio vs libro/passione vs mal di testa/veglia vs sonno/allegro vs muso lungo/sportivo vs pantofole/uscita vs derby/ vegano vs bistecca fiorentina /…

-dal menzionato principio derivano le tre Leggi fondamentali dell’interferenza coniugale, anche dette del «velo di Maya»:

1) il matrimonio, in quanto onda, risulta soggetto a interferenze;

2) le interferenze sono veicolate da ulteriori onde generate da fattori esterni ma abbastanza vicini da far sentire la propria influenza. Tali onde non entrano in «risonanza» con quella matrimoniale ma la indeboliscono;

3) l’osservazione della relazione di coppia da parte di soggetti estranei (meddlers per gli anglosassoni/ficcanaso in campo nazionale) origina una particolare, diffusa interferenza con il rapporto stesso che ne altera, inevitabilmente, la percezione dall’esterno. Una dimostrazione concettuale molto calzante può essere ricercata nel celebre esperimento del «Gatto di Schrodinger», in cui tutti gli stati sono possibili finché non viene aperta la scatola che contiene lo sfortunato animale.

DERIVATA 2

Il celebre brano musicale «Onda su onda» di P. Conte, quantisticamente parlando, ha un suo perché.

DERIVATA 3

«Il segreto di un matrimonio felice rimane un segreto» (Henny Youngman, comico e musicista americano).

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Discussioni

    1. Sì Passante, che ci sia una punta di sarcasmo è innegabile e, spero, accettabile. Se fosse solo
      sarcasmo no, lo riterrei inappropriato: le considerazioni sono serie, il resto lo fa “il velo di Maya” che, negli spazi profondi, ci mostra ombre offuscate.

      Per la cronaca, si è perfino parlato di cinismo..

      Grazie per la “standing”: troppo buono. Mi basta un sincero apprezzamento, meglio se, come il
      tuo, condito con un accenno appena accennato, dall’ottimo retrogusto che, come diceva un
      celebre spot di tanti anni fa, “sfrizzola”.

  1. …….solo due corpi uniti dal vuoto….un vuoto indefinibile, difficile da colmare….un vuoto che è come un’emanazione del loro essere…

    Forse un dolore di cui non si è più consapevoli di soffrire, ma che si conserva lenito e ormai familiare, nel profondo del proprio essere…..

    ……solo due corpi che si aggrappano l’uno all’altro con disperato ardore, pervasi dal freddo della solitudine…..

    Ogni gesto è lento….disperato e lento, ogni secondo conta….ogni minima frazione del tempo in cui sono in gioco passato e avvenire……

    ……solo due corpi stretti…..e forse i loro cuori hanno smesso di battere…..ma nessuno allenta la stretta….perchè hanno paura di quel vuoto di così intensa emozione…..

    ……solo due corpi posti a difesa dall’invasione silenziosa……con la loro spettacolare scenografia del muto esistere…………………………..

    1. Carissima Migeè, leggendoti ho pensato ai bei tempi, quelli in cui ricevevamo una lettera profumata. Aprivamo come fosse una pergamena sacra, sperando che ci scivolasse improvvisamente, tra le mani, la reliquia a cui aggrapparsi per sognare: una foto, una ciocca di capelli. I sensi erano spinti al massimo per compensare una realtà indesiderata, una lontananza forzata.

      “Un dolore … che si conserva lenito e ormai familiare, nel profondo del proprio essere… pervasi dal freddo della solitudine… ma nessuno allenta la stretta..”. Frasi brevi, raffiche letali. Sai ti faccio una confidenza, tra le teorie che avevo previsto d’inserire c’era quella della “gravitazione amorosa” ma la difficoltà in uno sviluppo semplice da presentare mi ha consigliato di recedere. In sostanza, essa sostiene che in un Universo freddo, entropico, l’amore sfida la freccia del tempo. Anzi, va oltre: pretende che I’Universo sia stato concepito in tal modo per permettere la condensazione improbabile dell’amore. Ora sai quanto mi sono vicine le tue parole.

      Grazie ancora, di cuore.

    1. Arianna, l’invecchiamento precoce è una vero “must” in questo campo e, sono certo, ho sfondato una
      porta aperta. Anche le “contrapposizioni” vogliono essere un modo per stimolare una risposta
      di quelle speziate, se non al veleno. Vediamo.

      Mi fa davvero piacere averti tra le lettrici, peraltro qui, nello scrivere del “Velo di Maya”, ho
      pensato a quella Maia di cui abbiamo parlato nella tua serie (il lago Inari, le Sette Sorelle): ok
      non è la stessa, ma ci siamo andati vicino. Del resto, per il principio di indeterminazione…

  2. 1) Assolutamente d’accordo con il postulato.
    2) l’effetto visibile dei radicali liberi è assolutamente visibile… confermo.
    3) Parafrasando un altro celebre politico del passato: “il matrimonio è la peggior forma di unione, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.
    4) le contrapposizioni di stati differenti mi hanno strappato ben più di un sorriso. La miglior ironia è quella che racconta la verità.
    5) “il matrimonio in quanto onda…” e ci metti la canzone “Onda su onda”.
    Sono sicuro che dietro questi tuoi simpatici scritti c’è tanto, ma tanto lavoro. Non si improvvisano citazioni come il velo di Maya o il gatto Schrodinger. L’elaborazione del testo è curata nei minimi dettagli, per dare una parvenza scientifica al testo e farcirlo di velata ironia. Stai costruendo una serie ambiziosa e riuscitissima. Praticamente un appuntamento imperdibile a ogni weekend.
    Quando poi leggo pure lo scambio tra te e Giancarlo vado in brodo di giuggiole.

    1. Caro Francesco, conosco la tua franchezza: mi fai tirare un sospiro di sollievo. Non a caso sei quello che, giustamente e ribadisco, giustamente, nel primo episodio mi ha dato un warning.

      Bellissima la tua citazione, veramente ok. Ma il grande Giulio, sono certo di trovarti d’accordo, riesce a parlarci anche da lontano con le sue massime. A me sembra di averlo davanti… poi a Roma che dirti, è una celebrità.

      Sì, il lavoro è tanto, soprattutto concentrato sul rendere potabile certi concetti, insomma forma scientifica sì ma come il sale (q.b.). Negli ultimi giorni più di qualcuno della mia cerchia mi ha chiesto se sto dando una tesi in Fisica, vedendomi armeggiare tra libri, appunti e roba varia.

      Ultimamente ti ho citato in un mio commento che, non a caso, riguarda il tono dei commenti. Ti dico la verità, avevo una mezza idea di lanciare un’iniziativa al riguardo, logicamente con il benestare preventivo della redazione e avevo già imbastito il progetto, tu sei tra quelli sul cui appoggio contavo, visto che siamo allineati sul concetto: crescere con un confronto onesto. Per la cronaca, il progetto girava su una serie intitolata “Fight Club”: in nomen omen.

      Grazie dell’ apprezzamento.

      1. Ciao, Roberto. Avevo visto il tag, ma come avrai notato spesso non è possibile rispondere, forse per un problema del sito.
        Sì, su quel concetto siamo in sintonia, dunque penso che potrebbe essere una buona idea un gruppo in cui chi ha voglia si confronta con gli altri membri proponendo spezzoni di racconto sui quali dibattere o lanciando temi sul modo di scrivere.

        1. In effetti non un gruppo, il concetto era costo zero per redazione. Volevo lanciare una serie, quella che ti ho detto, dopo aver “reclutato” dieci gladiatori/gladiatrici pronti a lanciarsi nell’arena.

        2. Ah. Dieci autori son tanti. Quando vorrai parlami del progetto 😉

        3. Sì, volentieri parlerò con te di questo, lo avevo già messo in conto. Prima però dovrò informare la redazione, per una questione di correttezza anche se, ribadisco, nessuna azione è richiesta da parte loro (no gruppo). Direi che prossimi contatti in pvt e poi, se vedo che ci sono i presupposti, spazio pubblico. Grazie Francesco.

  3. Un curiosissimo fenomeno si manifesta (ma che ovvietà, cos’altro potrebbe fare un fenomeno?) quando leggo gli episodi di questa godibilissima serie. Da un lato mi siedo, leggo, mi piace e me lo godo, appunto, trasportato sulla cresta dell’onda narrativa come un surfer su una costa amica e in una giornata ideale. Dall’altra il mio cervello trova mille punti di aggancio per ragionarci sopra, quasi si trattasse di un lavoro scientifico su cui collaborare, a cui dare un apporto. E allora nella mia testa si affastellano spunti, suggerimenti, precisazioni, costruzioni e incrostazioni che, inevitabilmente, il mio pur ridotto senso sociale mi impedisce di riportare.
    Tutto questo per dirti, Robért des Abbés, che è davvero un gran piacere leggerti. Ed è anche un notevole stimolo culturale. Peraltro amo le contaminazioni, i sincretismi, e le teorie filosofiche sulla conoscenza, in fondo il problema più grande che abbiamo. Bellissima donna, Maya, o Maga, che ha il potere di creare il mondo materiale, e che con il suo velo ci offusca lo sguardo e ci impedisce di vedere la realtà, che prescinde la materialità di questo mondo effimero in cui crediamo di vivere.

    1. Sì, c’è tanto in queste righe. Non lo dico per vantarmi, peraltro odio la falsa modestia. In realtà, ciò che voglio esprimere è la soddisfazione nel constatare che i riferimenti si leggono, si vedono. Entrare in comunicazione con i lettori.

      Ti faccio i complimenti per aver colto quello del “Velo di Maya”, Schopenhauer insegna: non so se esiste qualcosa di più appropriato per la Meccanica Quantistica. O, visto dalla Meccanica Quantistica, per la nostra realtà.

      Grazie per l’apprezzamento.

      1. Ciò che la meccanica quantistica ci insegna, e che ancora non è chiaro a tante persone, è che la realtà è informazione, che informa e forma l’energia, concretizzandone una parte in materia. Questo concetto è fondamentale ed è noto già da tempo ma è poco compreso. E pensare che gli “antichi” lo conoscevano bene: “In principio era il verbo”. Il “verbo” però è traduzione fuorviante di “logos”, ovvero il flusso informativo. Noi lo abbiamo nel tempo tradotto in senso di intenzione. Ma la cosa è sempre stata più profonda. Oggi sappiamo che l’informazione è energia, e l’energia è materia. Materia forgiata dall’energia, appunto, con la forma specificata dall’informazione (un’altra tautologia). L’informazione si comunica, si trasmette e si riceve. E quindi la comunicazione è scambio di energia e viceversa, e tale scambio è anche scambio di materia, e viceversa. E cosa sono i nostri pensieri, se non flussi di comunicazione? Ma se l’intera realtà è energia, e il pensiero è energia, allora l’intera nostra realtà è pensiero. Di chi?

    1. Ti ringrazio, Melania. Qui non ti nascondo che di lavoro che ne ho dovuto fare parecchio.

      Per fortuna ho appena potuto rivedere la formattazione, non era mai accaduto… forse, i problemi di cui ci hanno avvisato. Ora mi sembra ok.

      A presto.

  4. Ci sono piccoli errori di formattazione iniziali, purtroppo non si rientra facilmente ma li correggo appena posso.

    Mi preme però dirvi che la lista di “stati contrapposti”, di cui al principio di esclusione, è aperta…