
Epilogo
Serie: Il bagno di Sara
- Episodio 1: Il suo dolce rifugio
- Episodio 2: La presa di coscienza
- Episodio 3: Epilogo
STAGIONE 1
«Signorina, non si preoccupi eh, che io qui c’ho da lavorare un po’ ma glielo rimetto a posto in pochi minuti.»
Sara non staccava gli occhi dalle mani del tecnico che armeggiava con il rivestimento del suo scaldabagno.
«Che cosa ha intenzione di fare con quel cacciavite?»
«Eh, ma signorina… devo smontare la copertura, sennò come faccio a ripararlo?»
Sara non lo guardava nemmeno, gli occhi fissi sul SUO scaldabagno, mentre veniva messo a nudo, mentre reagiva agli stimoli di mani che lo toccavano là dove lei non era mai arrivata.
«Ecco, lo vede il problema? Qui le cambio la guarnizione e la perdita si dovrebbe fermare.»
La serratubi rossa, laccata, girava intorno al giunto, prima lentamente, poi veloce, sempre più veloce e ad un tratto il giunto cedette e tutta l’acqua del tubo eruppe fuori impetuosa, inondando la mano di quell’estraneo. Come mai aveva fatto con Sara.
E quella mano, la mano di un altro, ora lo rivestiva con sicurezza, come se lo avesse già fatto un milione di volte.
«Ecco fatto signorina, ora dovrebbe reggere.»
Mai più.
«È stato semplice. Le faccio pagare solo la chiamata.»
Mai più la mano di un estraneo dovrà toccarti.
«Dovrebbe essere sufficiente questo, ma se vede che c’è di nuovo una perdita mi chiami, può anche darsi che sia uscita difettosa la scheda.»
Non durò nemmeno una settimana l’illusione. Le temperature tornarono fuori controllo e poi le perdite ricominciarono. Sara ci aveva provato, in tutti i modi. Ma senza gli strumenti adatti si era solo spellata le dita. E le perdite erano peggiorate.
Lanciò il libretto d’istruzioni dello scaldabagno contro la vasca, disperata.
«Sarò al tuo fianco tutto il tempo, anche se questa tua agonia dovesse durare per sempre!»
Con gli occhi chiusi, seduta su una pozza d’acqua gelida, Sara si lasciò colpire dagli ultimi spasmi di vita del suo amante morente. Quando l’ultima goccia cadde, le sue lacrime non si fermarono, e lei si lasciò soverchiare dalla disperazione di aver perso tutto.
Poi l’ultima lacrima fu pianta, e Sara riaprì gli occhi. Prese il telefono mentre andava in cucina.
«Sono Sara Colussi. Lo scaldabagno ha di nuovo grosse perdite, è urgente… Potete mandare il tecnico della settimana scorsa? Sì, grazie, lo aspetto.»
Aprì il cassetto e prese il coltello trinciante. Girò la punta della lama sul polpastrello dell’indice curato dall’acqua.
Sì, lo aspetto.
Serie: Il bagno di Sara
- Episodio 1: Il suo dolce rifugio
- Episodio 2: La presa di coscienza
- Episodio 3: Epilogo
Bello e inquietante.
Grazie Rocco.
Un racconto di quelli che io leggo con qualche disagio ma che, se sono ben scritti come il tuo/i tuoi, non posso tralasciare di leggere
Grazie mille Francesca, sei molto gentile
A cosa può arrivare una donna disperatamente innamorata cui sottraggono l’oggetto del suo desiderio? Direi a tutto, a compiere qualsiasi gesto folle. E allora è giusto che il tecnico paghi per il suo oltraggio. Qualcuno deve rispondere del maltolto. Dialoghi al limite del surreale, parole che si scontrano con pensieri ed emozioni. Molto bello questo breve capitolo, scritto così bene che arrivi in fondo d’un fiato, senza intoppi. Andiamo avanti? Magari il tecnico potrebbe sostituire il freddo e inquietante scaldabagno? Fantasie femminili.
Perdonami Cristiana, rispondo con enorme ritardo al tuo messaggio, me lo ero colpevolmente perso non so per quale motivo. Grazie per le bellissime parole, che con tanti mesi di ritardo sono state recepite dal mio ego e apprezzate. Il tecnico al posto dello scaldabagno… non è mica un’idea così malvagia, sai? Ma se io lo scrivessi sarebbe qualcosa di molto lontano da quello che credo tu abbia ipotizzato eheh
Bene, è stata l’occasione giusta per rileggerti. E ancora una volta dico 🔝 e resto con le mie fantasie 😊
Ciao Marco, se la storia finisce qui, ti confesso che sono un po’ delusa. La prima ipotesi a cui avevo pensato, a quanto pare era quella giusta. Il modo in cui hai descritto il disagio mentale della protagonista, con il suo attaccamento folle allo scaldabagno, mi e` sembrato un po’ sbrigativo, tagliato corto. Peccato: il tema era interessante, con una tecnica di scrittura efficace, che cattura l’ attenzione, soprattutto nei primi due episodi. In quest’ ultimo ho percepito un tono diverso; un po’ piu` basso. E avendo potuto apprezzare il tuo estro creativo, credo che potresti e dovresti andare oltre.
Ciao Luisa, ti ringrazio per l’attestato di stima e le belle parole. Quest’ultimo episodio aveva un tono diverso perché la situazione era diversa, lo stato d’animo di Sara era diverso, ma secondo me era corretto. Se dovessi rimetterci mano non so se cambierei qualcosa in questo episodio, forse approfondirei Sara che vede la sua vita senza il suo amante, tornare alla solitudine e all’estraniamento precedente e il suo rifiuto a farlo che la fa cadere in questo suo voler attribuire ad altri colpe che non hanno. Ma sicuramente se lo facessi il tutto passerebbe anche per un ulteriore episodio di approfondimento del rapporto.
Pubblicai questo racconto come un pezzo unico un paio di anni fa su una piattaforma che adesso non c’è più, e ricevetti solo commenti “mi piace”/”non mi piace” che non mi aiutarono a migliorare. Forse anche per il tempo passato ho avuto poco coraggio nel modificarlo, ma ora saprei in che direzione andare per migliorarlo e ti ringrazio per i tuoi commenti.
Alla fine il morto ci scappa! Dunque lo scaldabagno era solo uno scaldabagno e ci hai fatto fare un viaggio nella follia umana.
Ti è venuto fuori un buon racconto al quale manca, a mio parere, un approfondimento sulla protagonista. Prima di chiudere avresti potuto, per esempio, dedicare un episodio a Sara che racconta sé stessa allo scaldabagno.
Ciao Francesco, ma che bello ricevere un commento come questo! Sai, sono stato molto combattuto se inserire un episodio come quello che suggerisci tu. Alla fine probabilmente non ho avuto il coraggio di farlo, perché temevo che si perdesse questo equilibrio in cui non fosse chiaro se il punto di vista del protagonista fosse affidabile o meno. Alla fine il punto centrale è la psiche di Sara e il suo arco tragico nel non sapersi relazionare agli altri esseri umani, e ora che ne parlo mi trovo d’accordo con te sulla necessità di un ulteriore episodio. Aldilà di questo, il fatto che in questo epilogo il nostro scaldabagno sia ridotto a un vegetale morente, non inficia né il fatto che potesse essere davvero vivo, né che fosse tutto una sorta di invenzione della mente di Sara, anche se io avevo in mente una delle due come “realtà” quando l’ho scritto.
Ti ringrazio molto sia per avermi accompagnato in questo viaggio, sia per i tuoi commenti.