Eppur si amarono

C’era una volta, in un’era in cui i ricordi diventano mito, un demone chiamato Legione. Quel demone era uno di molti e quei molti erano un’unica esistenza, una sola creatura.

Viveva nelle remote lande di un mondo senza nome, un mondo avvolto in un’oscurità perenne. Si cibava del buio e nei suoi sogni vedeva solo esso.

Nella perpetua noia di un giorno apparentemente uguale agli altri, un angelo della luce squarciò la notte eterna; aveva capelli come polvere di stelle e grandi occhi celesti. Un piccolo demone, uno degli innumerevoli frammenti che componevano Legione, venne sfiorato dallo sguardo dell’angelo e, seppur ignorasse quel che stava provando, se ne innamorò.

Poi, improvvisamente così com’era apparso, l’angelo scomparve.

Legione dimenticò presto quel guizzo di luce e si nascose sotto la sua coperta nera, tuttavia il piccolo frammento non lo fece. Fu così che abbandonò la landa in cui aveva sempre vissuto per andare alla ricerca di una sensazione che non sapeva fosse amore.

Vagò per un periodo di tempo misurabile in millenni e più proseguiva nella sua disperata ricerca, più la stanchezza fiaccava le sue membra. Si sentiva solo, perso nel vuoto cosmico di infinite galassie, conscio che se era vero che Legione poteva benissimo fare a meno di un frammento insignificante, era altrettanto vero che un frammento insignificante non poteva fare a meno di Legione. Attraversò molteplici mondi, alcuni oscuri, altri avvolti in un chiarore opaco; la luce calda dell’angelo, tuttavia, stava pian piano sfumando nei contorni di un miraggio e il piccolo frammento si preparò sommessamente a ritornare a casa.

«Fratelli! Contrito chiedo di riprendere il mio posto nel corpo del grande padre.»

«Chi sei tu? Non sei noi, non ti conosciamo. Non c’è posto qui per te.»

Per la seconda volta, il piccolo frammento lasciò la sua terra natia; vagò nuovamente, senza una meta, spenta la speranza, e quando spossato si abbandonò alle misteriose trame che il Fato aveva in serbo, l’angelo apparve. E luce fu.

«Ho percepito la tua tristezza», gli disse con voce soave, «e ad essa mi sono aggrappata.»

Il piccolo frammento non era sicuro di avere un cuore, ma qualcosa nel suo scarno petto cominciò a battere: un dolore strano, quasi piacevole.

«Sapessi per quanto ti ho cercato, angelo mio!»

«Io non ho mai smesso di pensare a te», gli rivelò l’angelo. «Da quella volta in cui fui mandata a distruggere la creatura chiamata Legione. Fallii nel compiere il mio dovere, e fosti tu la causa; alla tua vista la mia tempra vacillò..»

«Fu la paura a fermarti? O forse la pietà?»

«Niente di tutto ciò», ribatté l’angelo. «Fu l’amore.»

«Amore?! Che cos’è l’amore?»

Non ci fu una risposta, perché le risposte non sempre possono spiegare le emozioni; ci fu un abbraccio. Luce e oscurità.

Lucifero!  tuonò una voce possente. Perché mi fai questo? Perché perseveri nel tuo abominevole peccato?

L’angelo alzò il volto, senza tuttavia staccarsi dall’abbraccio. Nei suoi occhi celesti, divampavano le fiamme della sfida, della ribellione.

«Di chi è questa voce tremenda?» chiese il piccolo frammento di demone, tremando come foglia. «Perché si rivolge a te in questo modo?»

«È colui che vive nell’eterno presente, il Dio Creatore.»

Eri la mia preferita, Lucifero, il primo tra i miei angeli. Perché mi deludi?

«Per amore.» Fu la risposta. Due semplici parole, eterna condanna.

Bene dunque, se ami così tanto l’oscurità ne diventerai la regina. Io ti maledico, nei secoli dei secoli.

E fu così che Lucifero, il più bello tra gli angeli, fu scagliato nell’abisso più remoto dell’universo sconfinato. Mentre cadeva, il frammento di demone scivolò dalle sue braccia per depositarsi nella soffice terra di un pianeta lussureggiante, verde e azzurro. Da quel piccolo e insignificante frammento nacque una creatura come mai se ne erano viste; non era né angelo né demone e allo stesso tempo era entrambe le cose. In futuro, poiché fu la prima, le avrebbero dato il nome Eva. 

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Commenti

  1. Antonino Trovato

    Racconto di una bellezza straordinaria, una favola ricca di significati che ti entra nell’anima per poi travolgere la mente come la luce che squarcia le tenebre, un modo di vedere l’alba di Lucifero e del genere umano legato all’amore a cui non siamo soliti pensare, impreziosito da uno stile superbo e avvolgente… una serie non sarebbe male, l’argomento è davvero intrigante, soprattutto se trattato con questo stile!! Complimenti davvero!

    1. Marco Reo Post author

      Ciao Antonino, grazie per le belle parole. Una serie non sarebbe male, magari in futuro.😊

  2. Giuseppe Gallato

    Non mi aspettavo di trovare un finale così… potente! Già, perché il significato alla base del librick è favoloso. Ti entra in testa e ti smonta. Un plauso anche al testo, pulito e dall’ottima punteggiatura. Che dire… sinceri complimenti! 🙂

    1. Marco Reo Post author

      Sono felice che anche questo racconto ti sia piaciuto! Grazie Giuseppe.🙂

  3. Francesca Lucidi

    Il Racconto è delizioso, non mi torna solo l’ambivalenza di genere su Lucifero, ma penso sia voluta.
    Secondo me dovresti svilupparlo nell’ultima parte perchè l’idea è meravigliosa. Complimenti hai una bella anima che sa scrivere cose davvero poco scontate e PIENE. Spero di leggere ancora qualcosa su questo “stile”, penso ti si addica molto.

    1. Marco Reo Post author

      Ciao Francesca, naturalmente è voluta. Grazie per il commento e per il consiglio.☺