Eroi di carta

A tutti i ladri di carta igienica all’ascolto: avete rotto!

Tutti i giorni mi alzo alle cinque, per raggiungere un autogrill sgangherato sull’autostrada, in un tratto sfigatissimo, che non è nemmeno tanto zona di passaggio. E infatti, noi non abbiamo la tavola calda, ma soltanto un bar, col distributore di benzina e, appunto, i servizi igienici. Che non lo dico neanche dov’è, altrimenti ci venite apposta per farmi disperare.

Scendo dalla mia Panda scassata, parcheggio un po’ lontano, per non soffiare la sosta ai clienti, e poi via di scopettone fino a mezzogiorno, che trovo di tutto! Mi lego i capelli, anzi ci metto proprio un bel turbante di cotone, in stile Mamy di “Via col vento”: hai visto mai che la puzza mi si impregni e poi, a casa, qualcuno la senta?

Ma non è di queste schifezze che vi vorrei parlare, non è mia intenzione schifarvi. Piuttosto, uno dei grandi problemi che patiamo, in questo magnifico lavoro, è il furto della carta igienica, di cui, ogni santo giorno i capi mi chiedono conto.

La telecamera è schiantata da mesi, chi li becca?

Ma insomma, dico io, come siete messi? Possibile che un rotolo di carta da toilette, della qualità più infima, vi faccia tanta gola? Il vostro bilancio si basa su quello, davvero fa la differenza?

Una volta la mia collega mi ha detto di avere visto una donna distinta, nemmeno tanto vecchia, che si è imbottita di rotoli il cappotto, in stile omino Michelin. Lei le ha fatto lo sgambetto e credo che abbiano srotolato strati fino a Natale, come si fa con le mummie. Che figura!

Gente che si riempie la borsetta; uomini che si aumentano la panza. Pacchi occultati nelle carrozzine. Che squallore!

E così, mentre lavo il pavimento, impregnato da fluidi corporei e sporcizia (va bene, non cedo! Non scendo nel volgare, giurin giurello), mi ritrovo a pensare che io, un ladro di carta igienica, me lo immagino bello. Lo voglio elegante, signorile. Persino il furto di una cosa così banale deve avvenire con classe. Lo pretendo!

Per cui, me lo figuro somigliante ad Ascanio Pacelli del “Grande Fratello”. Uno dei primi. Moro, occhi azzurri. Che con movenze languide s’infratta dietro un tavolo, dove sopra stanno stipati gli ambiti rotoli. E via uno! Giù… cucù… via due, e giù. Tipo un balletto. Ammicca, s’impegna. Li ripone in una borsa griffata. Di Prada?

Il mondo fa schifo e ha perso la poesia. Però, porca miseria, mentre strofino quei cessi lerci non voglio smettere di sognare, di ridere almeno un po’. Di credere che qualcosa cambierà.

Si può essere poveri, però dignitosi. Per niente pigri, semplicemente pratici.

E così, quando la sera salgo sulla mia Panda scassata ed esco dall’autostrada, penso che a casa ci sia una buona ragione per fare quello che faccio. Un uomo che non ruberebbe mai niente, piuttosto starebbe senza. Oddio, nel caso specifico occorrerebbe un sasso rotondo, ma almeno potrei permettermi di criticare. Perché io razzolo bene, son cose che in famiglia non faremmo mai.

Dove vanno quei fiumi di carta? Non nelle fogne, o meglio, sì, certo che ci vanno. Però io preferisco pensarli ad avvolgere le auto degli sposi (just married), oppure ad avvoltolare gli scherzi che talvolta si fanno gli amici. Imbottire una cuccia, cose così.

Ad essere nella merda si fa sempre in tempo. Non si sa quanto.

Mentre entro in casa, mi propongo puntualmente di sfondare i sacrosanti  al datore di lavoro, il giorno seguente, affinché la telecamera venga riparata. Non tutti sono romantici come me, e allora ammetto che è la punizione il maggior deterrente. Mi batterò, all’ultimo velo, per difendere la carta in diritto a ogni fondoschiena che passa per l’autogrill. Mi ergerò a paladino di quella nobile arma con la quale… beh, credo che basti così. Avete capito, no? Mi ero ripromessa di essere fine, giurin giurello. Però, diamine, è difficile! Che ve possino… ‘mo son cazzi. 

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Discussioni

  1. La protagonista è ben riuscita, veloce e pungente nei pensieri. È facile immaginarla indaffarata con straccio e spazzettone.
    Un racconto divertente in cui non manca l’impronta della tua penna.

  2. Ammiro la tua capacità di trarre spunto dal quotidiano per scrivere racconti come questo. Per farlo è necessario possedere una grande capacità di osservazione, piedi ben piantati ed empatia a quanto ci circonda. Io sono con la testa sempre per aria. Credo, in un certo modo, che quello che scriviamo un po’ sveli chi siamo.
    Lasciando da parte tutto questo, confesso di provare stima per le persone che si occupano di tenere in ordine i servizi igienici dell’autogrill: sono muti testimoni di una variopinta umanità che manco gli psicologi vedono in tutta la loro carriera. Quando ho visto il video del lab non avevo considerato quei particolari “ladri di carta igienica”, ma è vero! Anche a me è capitato di maledirli di cuore 😀

    1. Micol, ognuno di noi ha un suo genere. Tu sei bravissima nel fantasy, che a me non riesce. Così accontentiamo i gusti dei lettori. E parlo di chi scrive: sai che monotono sarebbe se avessimo tutti le medesime qualità? 😅 A parte gli scherzi, sì. Anch’io ho sentito spesso di fastidiosi furti negli autogrill. Grazie, per essere passata, sempre 💓

  3. Questo brano ruba più di un sorriso. Sarà perchè l’ho letto da poco ma la tua dimensione narrativa mi ha ricordato quello del romanzo “Tu più di chiunque altro” dell’artista, regista e scrittrice Miranda July

    1. David, grazie per essere passato. E grazie anche per il prezioso consiglio di lettura. La quotidianità, i particolari in apparenza insignificanti sono cose che mi interessano. Lo leggerò 🤩

  4. Fantastca la nostra addetta alle pulizie, romantica e stoica, con una pasione per Ascanio. GRan bel racconto, diverntente ma non solo. Brava Cri riesci a rendere poetico anche il bagno dell’autogrill.
    Grazie per aver partecipato