
Esecuzione
Serie: Un giorno nuovo
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Esecuzione
- Episodio 3: Ripetere
STAGIONE 1
Fuori dai finestrini gli operai si stavano preparando ad affrontare l’ultimo turno in quell’area. L’indomani mattina ci sarebbe stata l’inaugurazione del nuovo blocco, evento a cui loro non avrebbero potuto partecipare. Era una cosa che lo frustrava, mesi impegnati per realizzare qualcosa che non avrebbero neppure potuto vedere. Lo trovava ingiusto ma ancora una volta aveva le mani legate e non c’era molto che potesse fare nella sua posizione.
Accostò il polso al terminale dell’abitacolo per pagare la corsa, il microchip installato sotto pelle eseguì il trasferimento; salutò l’interfono e scese dal veicolo.
L’aria era fresca e pulita, questa cosa lo stupiva ogni volta in cui eseguiva le ispezioni. Si chiedeva spesso come le condizioni potessero cambiare così in fretta dal quadro dipinto dai media.
Uno degli operai si staccò dal gruppo e gli si avvicinò con una cartellina tra le mani.
“Buongiorno Mr. McCarthy, la stavamo aspettando.”
La persona che gli stava di fronte era corpulenta con delle sopracciglia folte e la barba incolta.
Indossava gli indumenti obbligatori all’interno dell’area di lavoro: una pettorina catarifrangente ed un elmetto giallo che si aggiustò in segno di saluto.
“Se per lei non è un problema inizierei subito, vorrei assicurarmi di chiudere il cantiere con un po’ di anticipo, non mi vorrei far sorprendere da qualche imprevisto”.
Sorrise all’uomo in completo stropicciandosi le mani attorno la check list preparata per l’occasione.
“Nessun problema.” Si sbrigò a rispondere Charlie. “Non è mia intenzione trattenervi più del necessario.” Indicò con la mano il modulo amministrativo del cantiere. “Faccia strada.”
L’altro annuì senza aggiungere altro e voltandosi precedette l’ispettore nella direzione indicata.
L’ambiente era naturalmente spartano: una scrivania con delle carte ordinate in precisi plichi ed un grosso schedario erano tutto quello che c’era da vedere.
Charlie posò la valigetta su una delle sedie predisposte per gli ospiti e ne estrasse immediatamente un fascicolo con appena qualche foglio; questa fu la prima volta che gli tornò in mente la lettera ricevuta quella mattina.
Al di là di tutte le informazioni da dover compilare come data, codici e seriali vari, sul secondo foglio erano indicati quali containers andavano verificati.
“Allora: 13-a e 21-b. Procediamo.” Uscì per primo seguito dal capo cantiere che immediatamente lo superò per raggiungere la zona di stoccaggio.
“Eccoli qui” si voltò quindi verso un gruppo di uomini impegnati a ripulire dei macchinari ed aggiunse urlando “Fred vieni con la tua squadra e date una mano all’ispettore.”
Fred rispose con un cenno della mano e poco dopo si avvicinò con altre quattro persone verso la coppia che li aspettava a ridosso di un muro di lamiere e cardini.
Gli operai si diedero presto da fare ed in breve a Charlie fu possibile verificare che tutto il materiale in eccesso e gli strumenti erano stati registrati e stoccati secondo il protocollo: il suo lavoro sul campo era terminato.
Si rivolse per primi alla squadra di operai “Grazie per la collaborazione, ottimo lavoro.” aggiunse quindi in direzione del capo cantiere “Come da procedure ho bisogno di una sua firma dopodiché la lascerò al suo lavoro.”
L’uomo annuì in silenzio ed in breve l’ispettore della CMCU era nuovamente in viaggio, questa volta verso l’ufficio.
In sintesi questa era la sua vita: pochi contatti con altre persone, un lavoro semplice e poco impegnativo, pochissimi hobby ed una fortissima ossessione per la pittura, o piuttosto quel suo quadro in particolare. Quella sua creazione lo teneva spesso impegnato per ore in congetture e riflessioni.
Il palazzo governativo sede del suo ufficio si trovava in quella che un tempo era stata la downtown della vecchia città di Vancouver. L’intera area era stata convertita in una sorta di città fortezza, cuore pulsante di tutte le attività amministrative, dei laboratori di ricerca e sede principale della CMCU.
Quel posto talvolta gli metteva i brividi e non sempre era convinto che facessero gli interessi della gente o lavorassero per migliorare le condizioni dell’umanità.
All’ingresso, le guardie controllarono i suoi documenti prima di farlo procedere ed ora a piedi passeggiava lungo un viale alberato nell’anello più esterno: la zona amministrativa.
Neppure lui, un classe A, era autorizzato ad andare oltre quella seconda cinta di mura.
I controlli erano estremamente rigidi ed in ogni caso a nessuno veniva in mente di infrangere le regole.
Osservava quei palazzi tutti uguali sfilargli accanto come lapidi e continuava a domandarsi se dopo tutto l’umanità era davvero sopravvissuta all’estinzione.
Dov’erano finite le interazioni tra le persone? L’individualità? Il libero pensiero?
Il rischio, pensò, era di perdere la propria identità o forse peggio, solo in nome di una maggiore sicurezza.
Era un pensiero che aveva da diverso tempo, come la sensazione che qualcosa di sinistro stesse accadendo completamente fuori il suo controllo.
Forse quel pomeriggio il Dr. Bergen lo avrebbe tranquillizzato. Gli avrebbe posto qualcuna delle domande che lo stavano torturando ed il medico avrebbe risposto con sicurezza fugando i suoi dubbi e rassicurandolo una volta per tutte.
Scosse la testa per allontanare tutta quella negatività, si rasserenò vedendosi riflesso sulla porta d’ingresso al palazzo del dipartimento per la riqualifica dei territori esterni.
Varcò la soglia e salutò, abbozzando persino un sorriso, l’uomo alla reception che ricambiò in maniera molto formale.
Si strinse nelle spalle e si diresse verso gli ascensori; al terzo piano nessuno, troppo presi dal loro lavoro, notò l’ingresso di Charlie McCarthy.
Era davvero qualcosa di molto comune eppure, quel giorno, tutto gli sembrava così distante e forzato. No, la sensazione era piuttosto che ci fosse qualcosa di proprio sbagliato in tutto quello che stava accadendo alla sua vita.
Procedette a lunghe falcate tra i cubicoli fino a raggiungere la sua scrivania quindi, per prima cosa, decise di compilare tutta la burocrazia ed archiviare la pratica del suo intervento.
Quando ebbe finito era ormai passato mezzo giorno, il suo pensiero andò alla pausa pranzo e successivamente all’appuntamento con il medico.
Immediatamente lo stomaco si contorse, sintomo di un forte stato d’ansia, facendo sfumare la prospettiva di un pranzo rilassante.
Fu in quel momento che gli tornò alla mente per la seconda volta la lettera ricevuta quella mattina.
Si chinò sotto la scrivania per raggiungere la borsa e, muovendo la mano alla cieca, raggiunse la tasca più esterna da cui estrasse la busta.
La posò sulla scrivania osservandola per qualche secondo da distante ed immaginò che potesse comunicargli qualcosa attraverso la carta.
Si guardò attorno come se stesse per fare qualcosa di illegale o poco raccomandabile, tutti i suoi colleghi erano impegnati a finire il loro lavoro o si stavano già allontanando per andare a mangiare. In ogni caso nessuno prestava mai attenzione a ciò che gli accadeva attorno.
La tendenza era di curarsi dei propri doveri ed eseguire al meglio le direttive della CMCU senza troppa, o piuttosto alcuna, interazione tra colleghi.
Finalmente, con la busta tra le mani, ne strappò un’estremità e lasciò cadere sulla scrivania il contenuto.
All’interno c’era una tessera magnetica con su scritto a mano un codice a cinque cifre ed un unico foglio fitto di indicazioni.
“Se stai leggendo questa lettera significa che il mio piano sta proseguendo nel modo giusto, almeno per il momento.
È fondamentale che tu mantenga la calma e segua attentamente le mie istruzioni, scoprirai che sarà piuttosto facile per te.
La tessera magnetica ed il codice ti serviranno ad entrare nell’anello successivo a quello amministrativo.
Purtroppo non posso darti dettagli più specifici ma sono più che convinto che li troverai la sezione scientifica e di ricerca della CMCU ed è importante che tu riesca a documentare il più possibile quello che vedrai una volta all’interno.
Ogni dettaglio potrebbe essere importante quindi ti prego di essere molto scrupoloso, so che posso contare su di te.
Sul retro di questo foglio ho inserito un codice: acquisiscilo ed installerà automaticamente un programma che eseguirà un backup sicuro dell’intero dispositivo di archiviazione in un posto sicuro che loro non possono raggiungere.
Ti prego, fidati di me e ti assicuro che ti aiuterò a capire che cosa rappresenta il quadro nella tua camera.”
Si accorse di avere gli occhi sgranati, fece un respiro profondo e rilesse tutta la lettera daccapo.
Allora davvero c’era qualcosa fuori posto, non pensò neanche per un istante che potesse essere uno scherzo. C’era qualcosa in quella lettera che glielo confermava senza bisogno di verifiche. Voltò il foglio e trovò il codice di cui aveva letto sotto forma di immagine da inquadrare. Acquisì in breve il programma che probabilmente iniziò a fare il suo lavoro dal momento che avvertì un leggerissimo cerchio alla testa.
Si alzò lentamente dalla poltrona guardandosi attorno, era rimasto da solo nella sala.
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- Episodio 3: Ripetere
Bravo Davide mi piace molto la fantasia e la precisione con cui immagini e descrivi le circostanze, gli ambienti, i dispositivi futuristici ma anche gli atteggiamenti delle persone e i pensieri del protagonista. Ottimo il ritmo della narrazione.
Grazie Isabella, sono ancora in fase di sperimentazione dunque ogni commento mi è davvero utilissimo.
Ti ringrazio davvero molto per il tuo intervento, fammi sapere cosa pensi del finale.
Gli elementi per uno Sci-Fi cominciano a delinearsi: una società asettica, il conflitto del singolo (o di pochi) contro il sistema precostituito, il pericolo. Vediamo cosa succede…
Fino a qui tutto bene, fammi sapere che cosa pensi del finale: vorrei capire se sono riuscito a trasmettere le emozioni che avevo immaginato.