ESERCIZIO DI PAROLE

   Nubi neurologiche si addensano soffocando lentamente la luce vitale. Le numerose angosciate voci dell’io si levano disperatamente, violando la sacralità del silenzio, esse denunciano, elencano, rivelano, gli elementi incancreniti. La stoltezza del disprezzo per il valore perfetto della semplicità, la dimenticata sana propensione alla contemplazione del nulla, l’ossessiva mania di contaminare la pulizia del vuoto, il perenne ansioso ingannevole calcolo della probabilità, l’affannosa edificazione con conseguente strenua difesa di certezze false, il drammatico beffardo affacciarsi della tragedia, la primaria, seppur priva di coordinate, ricerca di ciò che è umanamente imponderabile. Altre forme, troppe varianti.

  Un’infinità di pretenziosi sistemi vanamente tendenti alla perfezione, intrappolano la mente. Ecco, quindi, il combustibile ideale per il divoratore fuoco dell’angoscia. Il presente, padrone assoluto, paga con l’indeterminatezza del consueto svolgimento degli elementi e la destabilizzazione di questioni già poste e definite. Ciò spinge gli stremati salariati a produrre altri intensi sforzi localizzati, ma il futuro c’è sempre per espiare le proprie pene.

  Vigliacchi, come si permettono questi molteplici io di manifestarsi così sfacciatamente, di disturbare associati la quiete di un singolo, ma quanti sono, dove si annidano, come placarli? Il concetto distorto di unità, quindi, deve essere riformulato. Essi costituiscono l’uno o l’uno è soltanto inconsapevolmente un membro tra i tanti? Invisibili figure danzanti, irridono chi sanguinando combatte per mantenere la posizione, difendere la propria sorgente d’essere. La proiezione dei personali elementi impiegati in un’eterna tormentata rivalità, producono sinistre visioni che infestano quotidianamente la realtà. In questo triste scenario, si muovono, si agitano convulsamente schiere di frammentate unità, tutte quante altresì unite nella selvaggia ricerca della realizzazione di simboli impostati, del lieto esito, della soluzione finale. La speranza, spesso, si spegne precocemente e a torto, poiché c’è, esiste, l’atto risolutivo, definitivo, immoto, eterno, non soggetto a nessuna variabile. La soluzione finale c’è, ma è buia.

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