Esistono delle regole

Serie: I marchi sulla pelle

Per Mya fu estremamente strano ritrovarsi costantemente seguita da un’ombra silenziosa. L’Ike era ovunque lei fosse, compiva ogni singolo passo lei compisse ed era la prima e l’ultima cosa che vedesse al mattino e alla sera. All’inizio era stato divertente, avere qualcuno costantemente intorno la faceva sentire importante e le piaceva pavoneggiarsi con chiunque incontrasse. Ma dopo un mese di convivenza, si era resa conto di quanto fosse frustrante avere alle spalle qualcuno che la scrutava ad ogni minimo respiro. Aveva sperato di aver trovato finalmente un amico, qualcuno con cui riempire le proprie giornate che non fosse Miss Goodhope, ma aveva sottovalutato quanto le leggi del Legame fossero serrate e ben radicate nei giovani dell’Accademia. La propria Ike, non aveva mai fatto il benché minimo passo falso. Non le aveva mai rivolto la parola, non aveva mai mosso un dito senza che fosse lei a ordinarlo, a stento respirava in sua presenza.

E Mya, si sentiva più sola di prima.

Suo padre sarebbe rientrato solo in serata dopo diverse settimane fuori, motivi lavorativi aveva detto. Non aveva potuto dare feste, non aveva potuto allontanarsi dalla propria abitazione nemmeno con l’Ike. Le sue giornate si erano ridotte a infinite e noiose passeggiate nei giardini privati. Quella sera, forse, sarebbe riuscita a scambiare due chiacchiere con qualcuno; c’era la consueta visita mensile del Generale Denver, di passaggio per il ritorno di Lord Bloom. Ogni luna nuova, l’uomo andava a far loro visita per accertassi che fosse tutto in ordine con la propria adepta e che venisse trattata a dovere. Per cui, Mya sperava che le avrebbero permesso di saperne di più su quella ragazza che era entrata nella propria vita. Odiava sempre più quel silenzio impostole, odiava chiamarla con un numero, odiava che qualsiasi domanda le ponesse, l’altra restasse in un religioso silenzio.

Quel giorno, era rimasta appollaiata sul davanzale della finestra, chiusa nella propria camera con l’assente compagnia dell’Ike. L’altra se ne stava accanto alla porta, le mani dietro la schiena dritta e il mento alto. Le sembrava impossibile che un essere umano potesse starsene in una stessa posizione per ore e ore, fermo immobile senza spostare mai il peso. Si domandò quanto dura fosse l’Accademia per loro e come fosse vivere un’intera esistenza da militare.

-Guarda che puoi sederti se vuoi. Non serve che resti lì impalata, mi dai sui nervi.

L’altra non si mosse, né rispose. Non spostò nemmeno gli occhi dalla sua figura. Mya sbuffò e tornò a guardare fuori dalla finestra. Pioveva a dirotto, le gocce di pioggia si rincorrevano sul vetro come lacrime di una divinità superiore. Sbuffò ancora, gettando la testa all’indietro e poggiandola contro la fredda parete. Si voltò verso l’Ike e incontrò quei suoi occhi verdi troppo chiari. Rimase a fissarli per qualche secondo, non ne aveva mai visti di così belli in vita sua. Persino i propri, per quanto particolari nel loro color oro, non reggevano il confronto.

-Vorrei davvero sapere qualcosa di te. Per esempio come ti chiami o quanti anni hai.

L’Ike restò muta, le labbra serrate in un’unica linea carnosa. Mya scosse il capo, ma rimase a guardarla. Aveva sempre pensato che i militari fossero tutti come il Generale Denver o come l’Ike di Lothar Gray, invece lei era minuta, quasi le fattezze di una bambina. Il fisico asciutto, sottile, nemmeno l’ombra di un muscolo marcato. Aveva visto quanto fosse veloce, quanto rapidamente aveva frapposto sé stessa tra due persone.

-È davvero frustrante tutto ciò.

Sbuffò per l’ennesima volta, irritata più che mai dall’atteggiamento del proprio Ike. Riprese a guardare fuori, ormai la cosa più eccitante che avesse visto di recente era stato una delle ancelle rompere un piatto. L’ennesimo fulmine spaccò in due il cielo, la tempesta sempre più incombente. Di certo il viaggio del Generale ne sarebbe stato rallentato. Si voltò ancora verso l’Ike, annoiata più che mai. Si perse ancora ad osservarla, chiedendosi se sotto il corpetto e i pantaloni avesse cicatrici, rimasugli dell’Accademia, o se la sua pelle fosse pallida come quella esposta. Si domandò se la scelta dei pugnali fosse dipesa da lei, o se li avesse scelti il Generale. Come fosse stata la sua vita prima di diventare la sua personalissima ombra. Una volta, da bambina, aveva sentito che quasi tutti gli Ike erano semplicemente bambini che nessuno aveva voluto crescere. Neonati abbandonati o venduti per un tozzo di pane e una caraffa di vino. C’erano delle eccezioni, certo, ragazzi che avessero spontaneamente deciso di intraprendere quella strada, ma erano talmente pochi da essere irrilevanti.

Molte domande, le avrebbe potute porre al Generale.

Qualcuno bussò alla porta porta e l’Ike parve risvegliarsi da un sonno profondo solo in quel momento. Guardò fisso il proprio Lakas, in attesa di ordini.

-Lady Bloom, posso entrare?

La voce di Miranda Goodhope non ebbe alcun effetto sull’Ike, mentre Mya lasciò il proprio giaciglio sulla finestra per andare ad aprire la porta. L’altra, non le staccò gli occhi di dosso per un solo istante.

-Per gli Dei! È solo Miranda!

La scansò in malo modo e aprì la porta. Senza nemmeno aspettare l’ingresso della donna, si allontanò dall’uscio e si gettò sul letto con poca grazia. La nutrice la seguì, rivolgendo una piccola riverenza all’Ike quando le passò avanti. Il tempo necessario affinché la porta si richiudesse e 11-19 tornò al proprio posto, nella stessa posizione. Mya sbuffò ancora, esasperata.

-Qualcosa non va?- domandò la donna accomodandosi all’angolo destro del letto.

Mya roteò gli occhi, allargò le braccia e poi indicò l’altra ragazza.

-Ci sono problemi con l’Ike, Lady Bloom?

-Non fa niente! Se ne sta ferma lì, immobile!

Miss Goodhope scosse il capo, Mya sapeva essere ancora così immatura. Aveva perso il conto di quante volte, in quel mese, la ragazza si fosse lamentata.

-Lady Bloom, il suo compito è…

-Proteggermi e non essere il mio animale domestico. Si, si, l’ho capito. Speravo solo che, magari, sarebbe potuta essere di compagnia invece di starsene lì come un dannato pilastro! – concluse indicandola con una mano.

Miranda sospirò, chiedendosi come quella povera ragazza potesse sopportarla senza batter ciglio. Scosse il capo, ricordandosi per quale ragione fosse andata da lei.

-Suo padre e il Generale Denver sono di sotto, mi hanno mandata a…

Mya non le diede il tempo di concludere la frase che era già scattata in piedi. Si precipitò giù dalle scale, non si voltò nemmeno a vedere se l’Ike fosse alle sue spalle, lo sapeva per certo.

-Papà!

Trovò entrambi gli uomini avanti al camino, intenti a scaldare quelle ossa non più tanto giovani. Avrebbe voluto correre loro incontro, ma sapeva che suo padre teneva troppo alle buone maniere, quindi si avvicinò a passo lento ed educato.

-Ben arrivati.

-La trovo bene, Lady Bloom- salutò in Generale con un baciamano.

Lei gli sorrise e si prodigò in un breve inchino.

-Come vanno le cose con 11-19?

Mya si voltò verso l’altra, non sorprendendosi affatto di trovarla sempre nella stessa, irritante, posizione. Sollevò le spalle, un’espressione annoiata sul viso.

-Ci sono problemi, Lady Bloom?

-No, no. Lei è impeccabile, credo.

-Allora cosa ti rattrista, Mya?- le domandò Alater.

La ragazza si morse appena le labbra,certa di prendersi una lavata di capo dal padre se avesse esposto l’ennesima lamentela.

-Vorrei poter interagire con lei, non so farle qualche … domanda- sussurrò appena l’ultima parola.

Lord Bloom si massaggiò gli occhi, aveva sperato, in cuor suo, che Mya crescesse, ma dovette ricredersi. Si lasciò cadere su una delle sedie posizionata avanti il camino, sconcertato.

-Lady Bloom, ci sono delle regole che devono essere rispettate. Per il bene di entrambe.

-Questo lo so, Generale, ma solo conoscere il nome o l’età. O perché i pugnali- disse ricordando i propri pensieri di poco prima.

L’uomo le si avvicinò, mettendole le mani sulle spalle. Mya fu convinta di doversi sorbire l’ennesimo richiamo, ma lui le sorrise affettuoso.

-I pugnali sono un’arma piccola, adatta a chi è molto veloce. 11-19 è l’Ike più rapido che io abbia mai addestrato.

Mya si voltò a guardarla, aveva visto quanto fosse veloce.

-E per il resto?

-Adesso basta, Mya. Comportati da persona matura una buona volta!

-Ma papà, io…

L’uomo alzò appena una mano e tanto bastò alla ragazza per accogliere il silenzio.

-Torna in camera. Termineremo questa discussione domani.

Avrebbe voluto protestare, ma conosceva gli sguardi di suo padre, sapeva quando non doveva insistere. Girò le spalle ai due uomini e corse verso il piano superiore. L’Ike sparì con lei.

Rimasti soli, Carter Denver si voltò verso l’amico.

-Quella ragazza mi preoccupa sempre di più, Cart. Temo faccia qualche idiozia.

-Ed è per questo che ti ho dato il mio miglior soldato. 11-19 riuscirà a portarla sulla giusta strada, vedrai.

-Spero solo non sia il contrario, Mya sa essere particolarmente esasperante quando ci si mette d’impegno.

Risero entrambi.

-Non ti preoccupare, Al. Non riuscirà a farle infrangere le regole, l’ho addestrata fin troppo bene.

-Speriamo, Carter. Speriamo.

3) Ogni rapporto, salvo quello sancito dal Legame, tra Ike e Lakas è proibito. Pena, la morte dell’Ike.

Serie: I marchi sulla pelle
  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire
  • Episodio 3: Esistono delle regole
  • Episodio 4: Nel buio 
  • Episodio 5: Sentenza
  • Episodio 6: Forza
  • Episodio 7: Prometto
  • Episodio 8: Iridi color bronzo
  • Episodio 9: Lacrime nell’anima
  • Episodio 10: Una Lady, un Lord, un Ike
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

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    Discussioni

    1. Ciao Simona. In questo episodio mi sono soffermata a riflettere sulla solitudine di Mya. La presenza dell’Ike non fa che enfatizzare questa emozione, forse è un segnale di quello che prova la ragazza. Una manifestazione fisica di un disagio preesistente. Forse, Mya è sola anche in mezzo alla folla. Perché si pone domande, è ribelle, desidera conoscere. Perché, fin qui è l’unica creatura umana pur nel suo essere infantile.

    2. Ciao Simona, partiamo dalla fine (ovviamente eviterò lo spoiler ?) sono rimasto senza parole, letteralmente! Le regole imposte agli Ike e ai Lakas sono veramente tremende, ma questa… Questa le batte sinora! Una serie che apprezzo non solo per la forte curiosità circa queste regole o sul come evolverà il rapporto tra Mya e il suo Ike, ma proprio per il triste vissuto degli Ike, trattati non da esseri umani ma come semplici mezzi, utili solo a “proteggere”. Spero che Mya possa essere quella scheggia impazzita in grado di cambiare le relazioni tra Ike e Lakas e che i primi possano essere finalmente considerati come “amici” e non semplici numeri. Da amante del fantasy però sono curioso di vedere 11-19 ancora in azione?! Un saluto, alla prossima!

      1. Ti assicuro che per quanto riguarda le regole ci sarà un climax, aspettati altro.
        Per quanto riguarda 11-19, aspetta e vedrai ?