
Evado ergo sum
Serie: E il Frosinone in Serie A
- Episodio 1: Tra la via Casilina ed il Far West
- Episodio 2: Scazzamignenne
- Episodio 3: E il Frosinone in serie A
- Episodio 4: Evado ergo sum
- Episodio 5: L’ora di Nora
- Episodio 6: Querelle de Brecht
- Episodio 7: Epilogo – Memento Mori
STAGIONE 1
Il ciuffo piu inutilmente ricercato in tutto l’Agro Pontino-Ciociaria viene quindi trasferito nel carcere militare del castello angioino – aragonese di Gaeta. Deportato numero 53.664.
Trascorrono i primi due mesi lenti come una processione del venerdi santo dalla sua sepoltura civile.
Almeno così gli segnala il calendario dondolante con le foto scolorite di donnine nude, sfregiate dallo sperma incrostato dei reclusi piu recenti.
Nando é inchiodato ad un giaciglio di marmo, dentro una celletta nel terzo braccio del mastio con la fanatica determinazione dei novellini di evadere o morire.
Incubi ricorrenti di uomini incatenati gli attraversano l’ippocampo, detenuti che hanno vissuto come insetti per poi finire pazzi, dimenticati in celle oscure e solitarie, rosi da sepsi, gangrene e gettati in pasto ai vermi in una fossa comune.
Un tempo a terra ci andavano soltanto i frati, i martiri ed i criminali. Oggi invece quella a terra è diventata una sepoltura d’élite, una ipocrita umiltà da finis vitae che sostituisce il mausoleo in alabastro con rosone gotico delle famiglie piu in vista.
A lui sarà riservato di sicuro l’oltraggioso anti-epitaffio di una damnatio memoriae perpetua sotto la lux votiva del criminale ignoto.
La fortezza inespugnabile è piombata sul mare, più isolata di Alcatraz e più plumbea dell’Isola del Diavolo nelle Cayenne.
Qui vi hanno soggiornato, tra gli altri, il massone, deus ex machina del Risorgimento, Giuseppe Mazzini.
Mentre nel versante sud-est, in tempi più recenti, gli ufficiali nazisti Herbert Kappler e Walter Reder hanno svernato nei medesimi giorni in cui la città di Dresda veniva ricoperta da quattro metri di cenere: polverizzata al suolo dai bombardamenti a tappeto degli anglo-americani.
Nando scarabocchia i suoi diari, nell’isolato silenzio di una gattabuia umida e annerita di muffa.
Proprio nel braccio che affaccia sul mare da cui si scorge un drappo di azzurro che atterra come un deltaplano rasoterra verso l’orizzonte.
A perdita d’occhio in quell’azzurro indistinguibile tra cielo e mare, i suoi ricordi si depositano in spartiti sghembi: “Nel blu dipinto di blu, infelice di stare quaggiù” canticchia sconsolato fra se e se.
Ancora un altro mese di carcere preventivo, prima del processo da scontare a Cassino, non lontano dallo “Scazzamignenne”, in un’ala del vecchio Monastero sventrato dagli alleati nella Seconda Guerra Mondiale.
Inserito, en passant, insieme ad altri detenuti in transito, in un programma atto a ricomporre le ossa dei caduti nazi/alleati con la dovizia dei monaci certosini.
Spazzolando i resti fino a renderli luminescenti, di un bianco esacerbato, privato ormai anche della morte.
Riesumazioni di nomi di ufficiali delle SS, lapidi di soldati polacchi, mostrine di incursori americani legati inestricabilmente a un destino comune, come una fossa.
E’ proprio vero che la morte è una livella, un totò-calcio-in-culo al destino…
Cenere alla cenere, ossa e scheletri nell’armadio della Storia che diventerà anch’essa cenere; ma bisogna comunque datare la grande illusione dell’Uomo.
“Vai cercando qua, vai cercando là, Ma quando la morte ti coglierà Che ti resterà delle tue voglie? Vanità di vanità.
Le sue prigioni:
Nando setaccia ogni graffito, murales, scritta lasciata sulla parete della cella cancellati dal tempo e riscritti dall’uomo per vincere il tempo. Il fuori e il dentro non hanno più confini e bordi geografici con margini certi.
L’ex cameriere lgbtq+ sconfina senza passaporto oltre la dogana dell’illecito.
Una volta a settimana gli fa visita una psicologa junghiana sulla cinquantina, con la quale si smezza le sigarette, gioca a briscola, condivide il silenzio disumano o vomita l’angoscia indeterminata della privazione della libertà.
Contemplano insieme le incisioni sui muri in cerca di forme ed archetipi per strutturare qualche sorta di ordine, per rintracciare una narrazione, ritrovare una propria identità perduta.
Ma succede che alla confusione finisca per aggiungersi altra confusione ed entrambi sprofondano in sabbie mobili di paludi di inconscio apolide
Non sarà in questo modo che disinfetterà e salverà la sua anima, anima che la ricciuta e rossa dottoressa Nora gli rammenta essere senza macchia. Lui é solo una vittima di un meccanismo tarato della burocrazia. E’ figlio di un Governo sbagliato, di un popolo rinnegato, di un destino sfregiato.
La Dottoressa gli ripete della resilienza alla sfiga di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nando maledice un permesso lavorativo di poche ore per marcare visita, che non aveva richiesto per il senso del dovere.
La maledetta sfortuna di trovarsi in un momento storico in cui la detenzione e la sicurezza venivano sbandierate e propagandate da una Destra populista e doppiogiochista a caccia di un consenso unanime mosso dal pensiero unico di vuoto pneumatico.
Serie: E il Frosinone in Serie A
- Episodio 1: Tra la via Casilina ed il Far West
- Episodio 2: Scazzamignenne
- Episodio 3: E il Frosinone in serie A
- Episodio 4: Evado ergo sum
- Episodio 5: L’ora di Nora
- Episodio 6: Querelle de Brecht
- Episodio 7: Epilogo – Memento Mori
Mi invade il rimembrare Franz. Citazioni sempre ben posizionate. Mi piaci, mi piace.
Francesco mi ha preceduto: uno stile intrigante e coinvolgente, molto ritmato. Un efficace slalom lessicale, senza intoppi. Un bel podio in discesa libera!
Grazie mille Giancarlo!!!
Complimenti, hai uno stile sicuro e personale, proprio di chi dedica tempo alla scrittura. E poi adoro le citazioni buttate così, tra le righe.
Bravo.
Grazie mille Francesco, dedico più tempo alla lettura per fortuna 😀 A forza di sbagliare forse sto arrivando ad uno stile ma ho difficoltà a raccordare i tempi . Anche qui c’è un imperfetto che era presente.
La mia stessa debolezza, mannaggia. Almeno c’è la consapevolezza di sbagliare!
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Grazie di ❤ Ileana, tutto merito dei personaggi, come ben sai, noi siamo dei meri transfert.