Fâ filò!

Serie: Le Benandanti - Le eredi della camicia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Alla clinica del Dottor Castelvecchio alcune benandanti mancano all’appello. Ma il richiamo è irresistibile…

Durante i mesi invernali, la vita nei campi si fermava, ma il lavoro manuale non terminava. Le donne si riunivano la sera davanti al focolare per filare la lana, la canapa o il lino con il fuso e la rocca, oppure per fare la maglia, sgranare il mais e riparare gli attrezzi da lavoro. Con il tempo, l’azione del filare la lana nell’ambiente intimo della stalla è passata a indicare l’intero evento serale. Fare filò non significava più soltanto lavorare la fibra tessile, ma ritrovarsi insieme al caldo per chiacchierare, spettegolare, cantare e raccontare storie.

Alle sei della sera di un fine ottobre piovoso, il cielo grigio e le nuvole cariche anticipano la classica notte buia e tempestosa. Nella sala dei giochi le fiamme saltellano alte nel caminetto in pietra. Sette poltrone circondano il fuoco in un bellissimo semicerchio magico. Le prime cinque sono occupate, ma la settima, ultima sulla sinistra, e la prima a destra, sembrano vuote. Un incessante chiacchiericcio si unisce al crepitio sommesso dei ceppi di faggio: Carolina è sdraiata per traverso con le gambe a penzoloni e sta spiegando a Clotilde i vari utilizzi dell’olio essenziale di finocchio per le sue divinazioni. Anastasia e Anna, dopo una sessione con il dottor Castelvecchio hanno deciso di fermarsi a cena e stanno parlando della baita in montagna, vorrebbero andarci insieme. E io? Io, dopo essermi assicurata che l’ambiente fosse privo di sporcizia malefica e infetta, mi godo la scena.

Un’immagine da tomo medievale illustrato, che riproduce un gruppo di comari.

Un rituale così datato, eppure fa sognare! Mi rendo conto che non è andato fuori tempo, è stato, bensì, svuotato di un significato troppo potente.

Mi sembra di essere come in una bolla. Non si percepisce tensione alcuna, segno che i muscoli del collo e delle spalle sono rilassati; nessuna urla, parlano con tono vivace ma morbido all’udito; si guardano negli occhi e gesticolano tantissimo. Le gote sono rosse e lucide come le mele sotto il sole di mezzogiorno. I capelli di Clotilde sono sempre più viola, Carolina ha il tono di una ragazzina, Anna si muove come una bambina e Anastasia ha lo sguardo curioso di un’ esploratrice. Mi stupisco di come sia difficile dar loro un’età.

“Sabrina, a cosa stai pensando, cara?” mi chiede Anna. Mi guarda come mi guardava mia mamma, come se non dovessi morire mai.

“Pensavo che è difficile darvi un’età, siete così belle!”

Anastasia ride e alza gli occhi al cielo.

“Non pensare all’età è la prima regola. Non esiste! Niente, nix, nada. Chissene. Non ho nessuna intenzione di consumarmi a contare gli anni. Roba da sfigati.”

Anna scoppia in una risata.

“Bravissima, Anastasia.”

Applauso. Le due battono cinque.

“Dunque, come ti dicevo, Clotilde,” Carolina riprende il discorso, “nell’erboristeria magica e nel folclore popolare, incluso quello legato alla divinazione e alla protezione, l’olio essenziale di finocchio – specie il finocchio selvatico- è da sempre associata all’elemento aria e alla sfera della chiaroveggenza, purificazione, chiarezza e scudo protettivo.”

Ci mettiamo tutte in ascolto. La cosa si fa interessante.

“La sua composizione chimica parla chiaro: l’anetolo è la molecola responsabile del tipico aroma d’anice. A livello nervoso, ha un leggero effetto miorilassante e chiarificante. Il fencone è un monoterpene che dona la nota canforata e stimolante. È la molecola della “sveglia sensoriale”, che attiva la lucidità e l’attenzione.

Se non volete impazzire come me, non usatelo mai, ripeto mai, puro. Può essere dannoso.”

Tutte quante sgraniamo gli occhi. Carolina ci guarda.

“Cara, sei lucidissima, questo sì che è un consiglio da farmacista.”

Applauso.

“Nel tuo caso, Clotilde, potresti applicarne due o tre gocce diluite in olio di mandorla sul bordo degli specchi, sulle candele usate per la scrying o sui cristalli per pulirne l’energia e aumentarne la “ricettività”. Come barriera energetica, invece, – spesso diffuso nell’aria o mescolato all’acqua di lavaggio- serve a creare uno scudo attorno a una stanza, scacciando parassiti astrali, presenze infette e malocchi.”

“Eh? Come hai detto?” questo m’interessa molto, ovviamente è il mio campo.

“Sì, Sabrina. Aggiunto all’incenso o bruciato nei diffusori, elimina le energie stantie lasciate da litigi, malattie o visitatori indesiderati.”

“Fantastico, vengo da te in farmacia e me lo compro subito!” affermo con decisione.

“Mi puoi dare l’indirizzo?”

Ma Carolina fa uno scatto. Si volta verso la porta a vetri e fissa il vuoto.

“Ssssshhhhh…zitte!” intima.

Mi giro anch’io ma non vedo nulla.

“Cosa c’è?”

“Ssssssshhhhh! Silenzio!”

Siamo in punta di piedi, con il fiato sospeso e fissiamo tutte lo stesso punto.

“Avete sentito?”

Ci guardiamo l’un l’altra.

“Sentito cosa?”

“Sssssshhhhhh, ecco di nuovo.”

I miei occhi s’incrociano con quelli di Anastasia. Temiamo che Carolina abbia una crisi.

“Ascoltate!” insiste.

Piano, piano, come se provenisse da una caverna lontanissima, una voce flebile arriva in un soffio d’aria lieve.


“Vien cul vint, vien cul fâm,

scusse la nuit, giôde il pan.”


“Cosa dice?” chiede Anastasia.

“Senza noie, senza mal,

sot de cjase del focolâr.”


“L’ho sentito! Cosa dice? Non capisco!” chiede Anna.

Clotilde, velocissima, prende la boccetta di vetro scuro dalle mani di Carolina.

Fa cadere una sola goccia di essenza su una foglia secca di carpino e la lancia tra i tizzoni del camino.

Una sottile scia di fumo balsamico sale dritta verso la cappa, profumando l’aria di anice e terra bagnata. Poi, picchiettando il ritmo sul bracciolo di legno con un’unghia, comincia a recitare a voce bassa:

“Sdrume la scurete, viersa la puarte,

furo il mât, intor il pûr!”


Nello stesso istante in cui pronuncia l’ultima parola, i cuscini in velluto della prima poltrona a destra e della settima a sinistra cedono di pochi centimetri, come schiacciati da un peso invisibile ma concreto. Un leggero spostamento d’aria calda sfiora le nostre caviglie. Il cerchio si è chiuso.

“Ecco fatto, ragazze, ora ci siamo tutte! Solo che le altre due ancora non si vedono.”

I suoi capelli viola brillano di soddisfazione.

Continua...

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