Fabius P. e la montagna disincantata (escursioni umoristiche)
Tema: la montagna.
Svolgimento.
La montagna non è una collina cresciuta in altezza, come potrebbe sembrare a prima vista, è un rilievo naturale della superficie terrestre che s’innalza significativamente rispetto al territorio circostante, solitamente con un’altitudine superiore ai 600-700 metri sul livello del mare. Questa è la definizione ufficiale data dall’autorevole enciclopedia 3 Cani, le 3 Cime di Lavaredo la confermano. Ma come s’innalza una montagna? Ho provato a chiederglielo, ma le montagne tengono sempre la bocca chiusa, sono tutte omertose. Nella mia tesi di laurea ho fatto notare questo silenzio, grazie a questo mio rilievo – molto rilevante proprio in considerazione che l’oggetto del rilievo era proprio un rilievo – mi è valsa la lode da parte della commissione esaminatrice formata dai professori Messina Denaro, Zappalà e Paternò. «Prufissuri, grazzi di cori. Baciamu li manu!» Non li ho più rivisti, maleditti bastardi. I tre sono scomparsi assieme alll’Università della Trinacria di Dietro Monte a cui ho versato diecimila euro per l’iscrizione, oltre ad altri cinquemila per il diploma di laurea. Ora mi ritrovo con un titolo che non vale niente, solo qualche titolo di giornale, e con una montagna di debiti. Sto esagerando, una montagnetta, e piccolina.
La montagna è sempre in salita. Per scalare una montagna è consigliabile per prima cosa scalare le marce: bisogna pur arrivarci con qualche mezzo di trasporto. Se si parte in quarta al primo tornante si è fuori, oltre il guardrail, a godersi la vista sul burrone. Da lì inizia la caduta libera, una scalata al contrario, specialità che prende il nome di de-escalation.
I tornanti di solito si ripetono, lo dice la parola stessa, tornano, e non per niente te lo dicono perché sono il participio presente del verbo tornare. Possono essere, usando un termine più appropriato, anche consecutivi. Se non tornano meglio, non c’è da preoccuparsi, si parla in tal caso di tornante single, una specie di curva a U.
La montagna m’incanta, forse perché ho letto La montagna incantata di Thomas, tuttavia questa montagna delle Alpi Svizzere non mi ha dato una Mann a pagare i debiti. Figurarsi, vista la tragedia di Crans-Montana devo rallegrarmi che non mi abbia mandato una fattura in franchi svizzeri.
La montagna solitamente non è mai sola, si trova in bella compagnia di altre montagne che, unendosi, formano delle catene insormontabili per i più, i comuni mortali che non le scalano con le corde e la piccozza; per fortuna ci sono delle piccole eccezioni: i passi. Non serve il pass per oltrepassare un passo, il passaporto a volte, il passamontagna le volte che per passare il confine non basta la carta d’identità. Ma dico io, caro finanziere, il passaporto richiedilo ai passeggeri di una nave, di un traghetto, al limite di una nave da crociera, in montagna dovrebbe bastare il passamontagna. Capito! Devi richiedere il passamontagna! Un po’ di logica sant’Iddio!
Per gli amanti del brivido sado-maso si può optare per gli orridi, bui stretti stretti di orripilante aspetto ma di grande fascino. Insomma: i brutti che piacciono.
Le montagne affascinano per la loro imponenza. Sono così imponenti che ci si sente impotenti al loro confronto, anche quando gli ormoni maschili scalpitano ma, per il freddo raggelante, uno sfogo naturale è impensabile anche per un esquimese di Nuut; a quelle altitudini tira forte solo il vento e le mutande sono un rifugio caldo e confortevole, perfetto per chi ci vive assieme ai gioielli di famiglia, e gli unici ormoni sono solo quelli lasciati sulla neve da grandi scarponi.
La montagna è diventata una meta turistica molto ambita. Il turismo di Massa la sta sommergendo, quello di Carrara al momento non decolla, mancanza di aeroporti?
In montagna i silenzi sono rotti dal vocio chiassoso di chi non la teme, di chi l’affronta senza la necessaria preparazione fisica, spesso con un abbigliamento inadeguato, indispensabile visti i repentini cambiamenti del tempo. Qualche poveretto ci lascia le penne, evidentemente non era una penna nera, un alpino vero. Per questo affronto la montagna reclama un sacrificio di sangue, di carne umana: carne Montana.
La montagna, luogo di trascendenza e di pace, è dei montanari che la vivono adattandosi ai suoi ritmi lenti, lontani da quelli frenetici delle città, in comunione con Dio e con la natura selvaggia, in perfetta simbiosi. Piccole chiesette, cappelle votive ed edicole, le poche ancora esistenti ma prive di giornali, sono testimonianza di questa devozione popolare.
Mauro Corona si è erto cultore di questo mondo incantato, lui è di Erto, smentendo il pregiudizio sui montanari ignoranti e grezzi: Casso! È anche di Casso (Erto e Casso fanno comune). Oggi è un affermato scrittore che tra uno stambecco bruno e un battibecco con Bianca (Berlinguer) trova anche il tempo per scrivere libri.
Ai monti hanno legato il loro cognome Vincenzo Monti (poeta), Mario Monti e Giulio Tremonti (politici), ma di loro non vi è traccia tra i sentieri impervi e le ferrate vertiginose, nessuno qui li rimpiange, forse si sono persi e il loro ricordo è ormai caduto nell’oblio.
Le montagne non si spostano mai, sono massicci stanziali. E come potrebbero, sono saldamente ancorate alle viscere della terra. Queste tre però fanno eccezione: Narodnaj, Jamantau e Iremel’. Nessuno le conosce per nome, quando invece si presentano sotto lo pseudonimo di Montagne Russe allora la fila alla biglietteria è assicurata, come sono assicurate le urla d’isterico compiacimento degli audaci o incoscienti fruitori sopravvissuti.
La montagna può essere: alta, aguzza, appuntita, boscosa, desolata, ghiacciata, impervia, incontaminata, inaccessibile, innevata, imponente, maestosa, ripida, rocciosa, sassosa, scoscesa, selvaggia, silenziosa, solitaria, suggestiva, ventosa, verdeggiante, zuzzerellona, ma cavolo! Calva no! Una montagna pelata non l’ho mai vista, solamente sentita in musica; ascoltando Una notte sul monte calvo mi si sono rizzati i pochi capelli rimasti in testa, tale è la potenza di questo brano sinfonico di un Musorgskij tutt’altro che Modest.
La montagna, luogo di meditazione profonda, trascendentale, è un rifugio dell’anima dove, tra panorami mozzafiato e strapiombi vertiginosi, ritrovare pace e serenità.
Dopo una lunga meditazione in un rifugio di alta montagna ho deciso di investire tutti i miei risparmi in un bene rifugio. Quel rifugio ora è mio, l’ho acquistato io.
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“La montagna, luogo di meditazione profonda, trascendentale, è un rifugio dell’anima dove, tra panorami mozzafiato e strapiombi vertiginosi, ritrovare pace e serenità. “
Questa frase la sento piú positiva e giusta anche per me che la montagna, qui nella nostra isola, posso solo sognarla, come una meta da raggiungere, superando il mare.