Fatemi scrivere

Fatemi scrivere.

Lasciatemi in pace con le mie scartoffie e non prendetemi sempre in giro per quello che faccio. Non chiamatemi depressa solo perché di fronte alla finestra, col Vesuvio come sfondo, amo prendere una penna blu che scriva bene e lasciarmi andare. Smettetela di ridere se ogni tanto parlo da sola, nella mia testa studio le battute. Mi piacere capire se calzino, se c’è abbastanza intensità e se le parole filano.

Fatemi scrivere.

Rispettate il fatto che sia la mia valvola di sfogo, l’unico modo che ho per dialogare e per gridare ciò che penso a un mondo sordo. L’unico per non finire distrutta quando la vita ce la mette proprio tutta per affondarmi. Per mandarmi a fare in culo e per mandarci tutti gli altri perché non ho le palle di farlo di persona.

Fatemi scrivere.

Quando sono arrabbiata, triste, felice, quando ho paura. Le parole sulla carta saranno tutte quelle che non sono in grado di dire perché non sono capace. Se a metterle in riga con l’ausilio dell’inchiostro qualcosa mi riesce, a voce faccio ridere e inciampo su me stessa infinita volte. Non sono capace di fare un discorso completo senza fare un capitombolo sulle parole.

Fatemi scrivere.

Mi aiuta con i miei disturbi e sono tanti, credetemi. Sono dislessica e pure disgrafica e faccio una faticaccia a buttare giù due parole in croce quindi fatemelo fare. Non trattatemi come una pazza solo perché preferisco restare da sola in mezzo ai miei personaggi, circondata da persone d’inchiostro. Mi hanno sempre capita più di chiunque altro, più di chi avesse sangue nelle vene e non lettere. Quindi, per favore, non rompete le palle se ho sempre la testa tra le nuvole. Ho bisogno di creare sempre nuovi personaggi, nuove me stesse. Mi rendo conto che se incontrassi me stessa per strada, nemmeno mi riconoscerei quando sono persa nel mio mondo.

Fatemi scrivere.

Si, anche quando in classe non ero presente e tutti credessero prendessi appunti per tutto l’istituto.

Fatemi scrivere.

A voi che vi frega di quello che faccio nel mio tempo libero, che vi frega dei miei sogni nel cassetto e dei quaderni pieni di parole. Lasciate che li tenga tra le pagine e appesi nella testa. Tanto resteranno lì, che fastidio vi danno! A stento li recupero io, di tanto in tanto per vedere cosa scrivevo. Ho iniziato ad alzare la mano dal fondo della fila, una casetta di campagna tra i grattacieli, così poco tempo fa che ancora non so come abbia fatto. Non ho mai usato il mio nome per i miei scritti, non li ho mai pubblicizzati e se qualcuno mi dice “dai tutto sommato è carino quello che scrivi” io arrossisco fino alla punte delle orecchie e dico grazie un milione di volte. Spesso mi hanno preso pure per menomata per la mia completa incapacità di saper accettare i complimenti. Si, perché io non sono davvero capace. Mi emoziono per niente, per una frase ben riuscita e per un “brava”.

Fatemi scrivere.

Io mi accontento di pochissimo, un pezzetto di carta e una penna possibilmente blu. Gli altri si sentono appagati solo se spendono centinaia di euro per starsene su un lettino chissà dove, io se concludo una storia che sia una mi sento in cima al mondo e fanculo tutto sono al top!

Fatemi scrivere.

Le parole sono la salvezza in un mondo di immagini finte. Quindi per favore, se sono persa nel mio mondo e batto sulla testiera come una pazza o litigo con la penna perché non scrive come dico io, non rompetemi le scatole.

E fatemi scrivere. 

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Discussioni

  1. Cavoli Simona, questo me l’ero perso, devo ringraziare @micol-fusca che me l’ha segnalato! 🙂
    Che dire, davvero bello questo sfogo. Come al solito quando descrivi delle emozioni sei incontenibile, trovi sempre le parle giuste, sai creare e immagini giuste (la casetta di campagna in mezzo ai grattacieli, le lettere nelle vene al posto del sangue…) per trasmettere in maniera efficace ciò che vuoi dire. Quando scrivi, hai grande capacità di esprimerti in maniera chiara e forte.
    E guai a chi non ti fa scrivere!!!

    1. Penso sia la trentesima volta che ti ringrazio per le tue belle parole e altrettante che mi fermo, leggo il commento e arrossisco come una stupida! @micol-fusca ormai mi ha adottata, come scherzo sempre anche con lei, e non posso che ringraziarla per farmi da sponsor perché io da sola non sarei mai in grado.
      Grazie ancora,
      S.

  2. “più di chi avesse sangue nelle vene e non lettere”
    madonna queste espressioni, le adoro. Usare l’immagine dell’avere “lettere” al posto del “sangue nelle vene” per indicare i personaggi di un racconto rende davvero bene l’idea.

  3. Ciao Simona, questo tuo testo mi ha davvero colpito ed emozionato. Un urlo contro il mondo, l’affermazione di un’esigenza e di se stessi, un inno alla fantasia e alla scrittura in cui mi ritrovo in pieno e, ne sono sicuro, tanti altri.
    Complimenti per esserti messa a nudo, ci vuole coraggio e per averci regalato un così bel brano.
    Bravissima

    1. Grazie infinite per queste gentilissime parole! Sono immensamente felice di aver emozionato, la cosa mi riempie d’orgoglio.
      Grazie ancora.
      S.

  4. Ciao Simona… questo è uno sfogo che posso comprendere, condivido con te alcune cose che hai scritto, condivido nel senso che mi ritrovo nel tuo sentirti aliena rispetto al resto… Ma la scrittura ci viene in soccorso, è la nostra valvola che ci consente di andare avanti e proseguire, trovare il nostro posto in questo mondo dove i meriti spesso non vengono dati a chi li merita davvero… resistere Simona, questa è la parola d’ordine, e continuare a fare ciò che ti appassiona davvero, e qui troverai orecchie pronte ad ascoltare ogni tua storia?. Un lab in cui hai espresso davvero un significato fortissimo che arriva sin dentro l’anima di chi legge! Alla prossima!

  5. Brava Simona! Purtroppo in una società come la nostra, dove la diversità fa così paura, è dura riuscire a coltivare una passione poco popolare, senza essere accusati di essere degli alieni.