
Feisid
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Che giornata di merda!
Riprovo, guardando fisso verso lo schermo.
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Mi hanno regalato questo smartphone due mesi fa in occasione del mio compleanno. Mia moglie e mio figlio. Dicono che erano stufi di vedermi con il mio cellulare “da boomer”.
Però quello funzionava…
Non che questo nuovo non vada, voglio dire. Ma odio il riconoscimento facciale, il feisid come è giusto chiamarlo. A volte non funziona. Ed è peggiorato negli ultimi giorni.
Il mio caro, vecchio telefono aveva il tondino su cui appoggiare il dito. La lettura dell’impronta digitale non sbagliava mai un colpo. Cioè, era successo un paio di volte, quando mi ero procurato una piccola ferita sul pollice lottando con una lattina di tonno. Risolto attivando la seconda impronta. Semplice.
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Niente, non c’è verso.
Giornata storta, da questa mattina. Mia moglie non perde occasione per ricordarmi che le premesse della nostra vita insieme non sono state rispettate. Riconosce che io sia un “infaticabile fattorino”, come ama esprimersi. Anche se in realtà non mi occupo di consegne o di trasporti. Ma non è colpa mia se l’attività che avevo avviato qualche mese dopo il matrimonio non ha avuto il successo sperato.
Non abbiamo problemi economici, per fortuna, ma a lei non basta. A dire il vero anche io avrei voluto qualcosa di più, ma non ne faccio una tragedia, ci mancherebbe…. Comunque ho ancora tempo. Ho letto molti libri sulla crescita personale e tutti affermano che non possiamo controllare gli altri ma solo noi stessi, se vogliamo cambiare davvero. Io voglio cambiare.
Accelero il passo verso il parcheggio aziendale e incrocio due colleghi dell’ufficio accanto al mio.
«Finito anche voi, oggi?» domando. «Settimana pesante, ma siamo al buono, dai!«
Mi guardano, il tempo di un’occhiata. Ma stanno discutendo animatamente e non fanno caso a me.
Vabbè… «Buon fine settimana» auguro.
Devo chiamare casa prima di mettermi in viaggio. Ho ancora qualche problema con il collegamento viva-voce in auto. Mio figlio mi ha chiesto (ordinato) di passare al locker del centro commerciale per ritirare un pacco.
Mi resta solo da capire cosa se ne fa dell’ennesimo paio di scarpe da ginnastica, che poi resta lì insieme alle altre nel sottoscala.
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Ok.
314159
Chiamo casa. Come al solito non risponde nessuno. Mia moglie è in giro chissà dove. Mio figlio è barricato nella sua camera con la musica a “palla”. E ascolta musica di merda.
Provo a chiamarlo sul cellulare.
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Che giornata di merda!
314158
PIN errato
Non è possibile…
314158
PIN errato
«Cazzo!» urlo. «Pigreco! Trevirgolaunoquattrounocinqueotto!»
«… Nove…» Ormai parlo ad alta voce. «Ci manca solo che si blocchi il telefono.»
314159
»Pronto?»
«Sì, ciao. Ho bisogno del codice per il ritiro del…»
«Pronto? Chi è? Scusi ma non si capisce nulla.»
Guardo con odio quell’inutile oggetto che ho in mano. Voglio un 3310. Chissà se esistono ancora.
Ricompongo il numero.
«Pronto?»
«Adesso mi senti?» deficiente, vorrei dire… «Amore di papà?»
«Scusi… chi parla?»
«Cazzo… il codice… HO BISOGNO DEL CODICE!»
Chiude la chiamata.
Devo aspettare un attimo prima di riprovarci, altrimenti non risponderò delle mie azioni… delle mie parole.
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
31415…9
“L’utente da lei chiamato è al momento irraggiungibile”
Che giornata di merda!
Guido verso casa con i finestrini completamente aperti, sperando che l’aria fresca possa calmarmi. Il semaforo a pochi isolati da casa è rosso, ovviamente. Di fianco a me si ferma un’auto che riconosco subito. La nostra vicina di casa. Mica male… penso. Sul sedile posteriore i due bambini, un maschio e una femmina, guardano verso di me.
Sorrido e li saluto a voce alta. «Siete sempre più belli ogni volta che vi vedo!»
Continuano a guardarmi, in silenzio senza ricambiare il saluto.
Sono bambini… «Perché non aprite il finestrino?»
Prima che il semaforo viri sul verde anche la mamma si volta verso di me. Mi fissa per qualche secondo, poi muove la bocca. Leggo il labiale: che cazzo vuoi?
Resto ancora fermo al semaforo verde. Cosa c’è di sbagliato, oggi? penso.
Da dietro parte un concerto di clacson.
Ok.
Decido di passare da casa e chiedere mio figlio il codice per il ritiro. Potrei andarci a piedi, mi farebbe bene una camminata di mezz’ora. No, in auto farò più in fretta, così avrò tempo per una birra fresca prima di cena.
Svolto finalmente nella strada privata che porta al cancello di ingresso della mia porzione di bifamiliare. Lascio il motore acceso, ci metterò meno di trenta secondi. Mentre cammino verso l’ingresso frugo nelle tasche. Le chiavi sono rimaste in auto. In modo automatico tiro fuori lo smartphone, lo sfido e batto l’indice sullo schermo…
Inserisci il codice o scorri verso l’alto per usare Face ID.
Mi viene voglia di distruggerlo.
Premo il pulsante del campanello per molti secondi. Osservo la porta di ingresso al di là del cancello. Pochi metri a sinistra dell’ingresso c’è il portone del garage: noto che è in parte sollevato e che all’interno c’è un’auto, dello stesso colore della mia.
«Ma chi…» esclamo. Mi sto abituando a essere l’unico a sentire il suono della mia voce.
Insisto ancora sul campanello, più volte, in modo compulsivo.
«Di chi è l’auto in garage?» domando a nessuno Nella mia voce adesso percepisco angoscia, anche se non so perché, almeno non ancora.
«Allora! Volete aprire o no questa cazzo di porta?»
Finalmente qualcuno si degna di farlo.
È mio figlio. Mi guarda.
«Il codice!» ormai sono esasperato. «Chiama tua madre! Di chi è l’auto in garage?»
Quell’essere con i jeans e la felpa griffati e con un paio di fiammanti scarpe bianche continua a fissarmi. Poi si volta verso l’interno di casa.
«Papà, mamma!» urla. «C’è un signore che vi cerca…»
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco
Caspita, Antonio, complimenti. Ho sentito l’ansia dell’insuccesso durante tutta la narrazione, come quando guardi per la milionesima volta ‘Un giorno di ordinaria follia’. Poi, all’improvviso, ‘The Others. Ho temuto di aver sbagliato film…Bravissimo
Quando una giornata parte male, si sviluppa e si conclude peggio… Allora vengono in mente pensieri di questo tenore e forse la conclusione è l’unica nota positiva.
Grazie Cristiana.
Straniante e a tratti, in senso buono, disturbante. Un lavoro molto ben riuscito.
Il fatto è che a volte ci si sente davvero così… fuori luogo.
Grazie per la lettura, Roberto.
Fantastico racconto! Surreale al punto giusto, mi piace l’idea di una giornata negativa che parte dalle complicazioni nello sbloccare il cellulare. I miei complimenti!
Grazie per il tuo commento. Surreale, sì, ma non così lontano da alcune giornate della nostra vita… Grazie ancora e buon fine settimana!