Felice di attendere, imprevisti, e Jenny pt.1

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Maria è la mia, pausa. Riprendiamo!

Che settimana. Qual è una settimana felice?

Può essere una settimana felice questa che vi racconto?

Una settimana di preavvisi. Oviesse chiama, per accogliermi nei suoi ranghi, finalmente, dopo tre mesi. La musica chiama. La prospettiva di un concerto, ma il primo a Catania. Nella mia Catania. La settimana delle telefonate notturne. Quelle con Jennifer. Non è il suo vero nome, la chiamo così. Perché l’ho conosciuta con questo nome e, i miei neuroni hanno associato lei alla Jenny di Forrest Gump. Non ti parlerò di lei per ora.

Lo farò dopo. Tanti preavvisi di cose belle, che ho aspettato, e che si sono realizzate. Bella sensazione l’attesa. Contentissimo solo per il pensiero di dover fare una cosa. Adrenalina, prolungata, diluita. Sensazione di attesa, di “a poco a poco”.  Penso, per assonanza celebrale, al primo bagno di ogni estate. Duplice attesa. Alla prima acqua non si da subito confidenza. Fredda, un po’ come una ex che vedi dopo tanto tempo. Bagni il piede, e il ghiaccio ti morde la pianta. Non entri subito, ma ti immergi, a poco a poco, nel blu. Fin quando non senti di poterti fidare, non hai il potere di parlare al mare bocca a bocca. Come se non si credesse che sia estate, e che il mare è ancora lontano.

E’ un po’ complicato, ma è una sensazione che provo spesso. L’attesa, e la conoscenza sommaria dei fatti futuri. Preavvisi, solo i preavvisi te la danno. Il primo bagno a mare, il primo di un’ estate, è un preavviso. Un preavviso di tanti altri bagni, quasi cento giorni di acqua blu. Belli quindi i preavvisi.

Riprendo la tastiera dopo una settimana. Una settimana di tanta stanchezza. Nuovi ritmi, tante uscite, il lavoro. Ma ora è sorta una nuova abitudine. E il fisico ormai ha messo, dopo un breve download, i file abitudinari dei nuovi ritmi in opera. Il nuovo schema è ormai approntato. Sveglia presto, nel sole che è mancato in questi giorni.

Studiare, correre, per finire questa università. Sentire gli amici, Jenny. Altre cose magari, scrivere una canzone o provare le altre, mangiare, senza riposo, caffè, sigaretta, doccia, vestirsi e prendere la macchina. Musica, tanta musica, da casa a lavoro. Bella la musica seduti in macchina. Un lavoro che, già di per se, non stanca, anzi. Un bell’ambiente, gente simpatica, naturalmente fino a prova contraria. Si parla, si lavora, si conosce, si scherza. Si vive.

La musica sulla strada, risulta bene. Piacevole antipasto. Belli i preavvisi, quando preavvisano situazioni stimolanti.

In mezzo a questo nuovo abitudinario, dopo i preavvisi, nasce un piacevole, atteso, imprevisto. Mercoledì conosco Jenny di presenza. Sveglia mattina presto. Doccia. Mi vesto. Controllo il suo squillo. Mi preparo. La giornata presenta un discreto cielo. Non il classico cielo giallo, ma un “settembrino”. Aria fresca, vento fresco, sensazione non di caldo. Parto, faccio strada per Giardini Naxos. Sento il voltaggio della tensione. Neanche tanta, se mi ascolto bene. Mentre le mie gomme slick attraversano la spiaggia sicula, ripasso il copione di questa storia. Rivedo le cose che ho in testa, controlli i testimoni di questo strano rapporto così potente. Strano per modi di essere. Per i modi in cui si è creato, per come si sviluppa, per come è continuato in tutto questo tempo. Non posso dirlo strano riguardo a forza di intensità. Posso solo dire che è forte, e ci attira l’un l’altra. Non c’è stranezza nella forza dell’amore. E’ cosi incomprensibile l’amore, se fosse amore. Ma la bellezza non pone il dubbio della stranezza. La forza di gravità in cui ti proietta , non permette il tempo della riflessione. Non ti accorgi della variabilità della situazione. Apprendi solo l’evolversi. L’amare in divenire, non lo giudichi, giusto o sbagliato. Lo subisci, cercandolo, mentre lo trovi.

Torniamo alla storia. Ventotto luglio. Stavo con Antonella. L’ultimo giorno. Le dissi : “Per me è finita., non posso fare niente per salvare questa storia, mi hai prosciugato”. Finì quella sera, ma era già finita un mese prima. Solo una breve sensazione di abbandono, curata da un’amica eterna. In quei giorni mi misi a chattare. Il giorno stesso, il ventotto del luglio. Dissi quelle cose a quella che era la ragazza che avevo amato. Finiva. Parlavo (scrivevo) e volevo conoscere nuove persone. Sembra il gioco del supermag. Prendi i mattoncini con la calamita, e vedi come si attaccano tra di loro. Entrai. Scorrevo i nick. Mi colpì un nome. Dall’aspetto abbastanza erotico, un po’ piatto ma diretto. Vogliosa. Scrivevo un messaggio per iniziare la conversazione. In genere, molte ragazze neanche ricambiano il saluto.

Lei rispose. Non ricordo di cosa parlammo, ma fu simpatico. Ci scambiammo l’e-mail , promettendoci di sentirci e scambiarci le nostre foto. E’ difficile ora ricordare le tempistiche esatte. Ma ricordo che passata una settimana ricevetti le sue foto. Io le avevo già spedito la mia. Mi colpì, era davvero una bella ragazza. Lei ricambiò il giudizio via mail. 

Parentesi. Non hai idea di quante sigarette fumo quando scrivo. Ma la bionda tiene compagnia. Buone le Winston Blue, non tradiscono mai. Per chi credesse che questa sia pubblicità, che si fotta, non vorrei mai fare pubblicità alle sigarette. Questa è arte, non un almanacco del vivere bene.

Dicevo.

Non potrò raccontare ogni episodio di questo conoscersi. Ma posso dirti che è stato tutto molto strano. Stranamente diverso dal normale conoscere una ragazza. Tutto molto graduale. Direi quasi all’antica. Prima le e-mail. Parecchie. Poi ci scambiammo il contatto su un programma di chat, e iniziammo a parlare spesso. Bello conoscersi piano piano. Senza fretta. Senza mettere parole, fini a se stesse, o fini al difficilissimo gioco dell’amore. Finché non vennero, attese e gradite, le promozioni sui messaggi gratis. Avevamo già il numero di telefono. Ma parlare via messaggi, fu più immediato, più quotidiano, più intenso. Ci unì. Prima, qualche pagina fa, ti ho accennato ad una ragazza venticinquenne che diceva di amarmi. 

Beh è lei.

Continua...

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