Filicchio e la Sirena
Serie: Partenope
- Episodio 1: Filicchio e la Sirena
STAGIONE 1
L’altra sera, approfittando di una piacevole aria fresca che lambiva la riva e saliva verso il colle, il signor Filicchio, commediografo di professione, passeggiava per il lungomare Caracciolo, in direzione Vesuvio. Ad un certo punto, decise di inoltrarsi sul molo, fino all’isolotto di Megaride, ove sorge Castel dell’Ovo.
La luce dei lampioni non era più annacquata dal chiarore del crepuscolo quando si fermò sul muretto, con l’armonioso ondeggiare del mare. All’improvviso, sul mormorio delle acque salate veleggiò una voce soave simile a una piuma danzante tra le note di un pentagramma.
«Nun canto, ca si no, te vutte abbascio per venire da me!» disse. «Però ti parlo, così resisti al mio richiamo e non ti butti di sotto, evitando di farti male» aggiunse.
Filicchio rimase rapito dalla bellezza di quella voce. Trattenne il respiro, sperando di sentirla ancora: non era importante cosa dicesse, ma che suonasse.
Non sentendola più, si convinse di aver vissuto tramite la propria immaginazione una realtà che non esisteva. Ma:
«Sono qua, poco lontana da te», quella voce riprese a farsi udire.
Sotto di lui c’era un balcone di scogli lambito dal mare e lì discese per portarsi più vicino a quella dolce armonia.
Nell’oscurità della sera, dove la luce del lampione non riusciva ad allungarsi, intravide una figura che mano a mano che si avvicinava splendeva di bellezza esagerata: una chioma di capelli morbidi e fluenti, due occhi azzurri, un viso che solo un eccelso scultore su disegno di un superbo pittore ritrattista aveva potuto modellare.
«Ciao, fai il bagno a quest’ora?» chiese tra lo stupore e la curiosità.
«Non mi bagno per diletto; questa è la mia casa, dove vivo da quasi sempre» gli rispose, mettendosi a galleggiare sull’acqua in modo da farsi vedere tutta. Filicchio la guardò, sbattendo più volte le palpebre per essere sicuro che quella visione non fosse frutto della sua mente: era nientemeno che una sirena. Giusto il tempo di vederla scomparire, per ritrovarsela accanto, asciutta come un panno cotto di sole, con il capo chino e due lacrime a scivolare sulle guance.
Dispiaciuto, le sorrise come si fa quando si vuole essere partecipi del male altrui.
Lei anche sorrise, come chi non ha il pianto triste ma di gioia.
«Più ti guardo e più mi fai piangere» gli sussurrò, asciugandosi le gote per lasciare posto ad altre due gocce di pianto.
«Ma faccio accussì pena, ca te miette a chiagnere?»
«Piango perché sono felice.»
«Felice?»
«Sì, perché ho incontrato te.»
«Davvero?» replicò Filicchio portando la pancia dentro e il petto in fuori.
«Sì», rispose la sirena e, notata la sua postura:« Ma respira ca si no faje ‘a fine e nu tricchettacche!»
«Ma no, è che ho un dolore alla schiena…» si difese lui, alquanto imbarazzato. «Ma cosa dicevi?»
«Dicevo che tu sei…Sei come l’acqua fresca per l’assetato e il pane per l’affamato!»
«Uanema! Non mi facevo così importante.»
«Lo sei per me; per gli altri non lo so» rettificò.
«Non lo so nemmeno io. Ma perché ci tieni a me?»
‹Io ho bisogno che la tua mano guarisca il mio male.»
«La mia mano? Io non so che malattia hai, ma non sono un guaritore; quindi come potrei curarti?»
«Ma non mi riferisco alla mano di un pranoterapeuta!
A me serve la mano di uno scrittore.»
«Tu sai che io scrivo?»
«Comme no? So che scrivi per il teatro.»
«Ma dai! E sai anche cosa?»
«Sì. Hai scritto “Pulcinella senza maschera”, che non ha avuto successo; “Arlecchino con l’abito a tinta unita”, idem come sopra”; “Fantasma senza lenzuolo”, che…»
«Ha fatto fetecchia, come gli altri due.»
«Beh, è bello ciò che piace, ma necessariamente non è brutto ciò che non piace. Io ti ho letto tutto, sai?»
«E ti sono piaciuto?»
«No. Però, si può dire che non sei originale, che sei scontato, che ti manca il guizzo giusto, ma non che scrivi male.»
«Grazie del complimento; mi hai tirato su, come una foglia di basilico da una minestra avariata.»
«Figurati. Allora, mi aiuti?»
«A fare che?»
«A usare la tua mano al posto della mia»
«In che modo?»
«Per cancellare le falsità scritte su di me e per scrivere, con la perizia di cui sei capace, la sacrosanta verità!» gli spiegò, mettendogli gli occhi negli occhi.
Lui cercò di non annegare in quello sguardo così intenso, accattivante e supplichevole: «Nun aggio capito cosa dovrei fare» confessò.
La sirena non si scompose: «Sono certa ca tu faje al caso mio!»
«Come fai a esserne certa?»
«Pecché solo chi capisce di non capire, può capire quello che c’è da capire. Capisci?»
«Ho capito che, siccome non ho capito, capisco.»
«Vedi che hai capito? Ora, ti racconto la mia vera storia, così che tu sappia come correggere quella falsa.»
Era euforica al punto da contagiare Filicchio stesso, il quale fu contento che lei pensasse che lui potesse risolvere il problema che l’angosciava.
«Parlami, sirena, che io ti ascolterò parola per parola» declamò con enfasi.
«Innanzitutto, il mio nome è Partenope, che nella mia lingua madre significa…»
«Che hai l’aspetto di una vergine» la interruppe, intanto che un brivido di freddo gli si fermava sulla schiena, realizzando chi aveva a fianco.
«Il nome me lo diede mio padre che voleva mi facessi monaca.
Ma, quando incontrai un sirenetto…Si comprese subito che ciò che sembravo non ci azzeccava niente con quella che ero; in altre parole, fu chiaro che non avevo la vocazione di farmi suora» confidò grattandosi la punta del naso. «Quindi, conosci il mio nome?»
«Certo.»
«E sai pure che nell’antichità – quegli incompetenti!- mi descrissero con piume di uccello, testa di donna e zampe di rapace?»
«Sì.»
«Credimi, nun fa piacere quando la verità viene deformata!»
«Hai ragione, nun te la prendere. Hai ragione!» ripeté per consolarla.
«Ma quello che non mi dà pace, e che ho sullo stomaco da secoli, è ‘o fatto tra me e Odisseo!» aggiunse, così avvilita che la tristezza messa vicino a lei sarebbe apparsa felice.
Serie: Partenope
- Episodio 1: Filicchio e la Sirena
Quanto mi è piaciuto questo primo episodio! Fresco come acqua di mare. Leggerò il seguito con piacere e curiosità.