
Finale?
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
STAGIONE 1
Un’ora più tardi, James era seduto sull’erba, all’ombra di un acero nella campagna fuori città. Erano le tre del pomeriggio e il sole aveva raggiunto il suo apice irradiando un calore infernale. James era crollato, sfinito per l’emicrania che non gli dava tregua. Aveva la gola secca per la sete e da qualche minuto la nausea si era fatta strada partendo dallo stomaco, ed era arrivata a bussare alla gola. Accanto a lui, in mezzo alla polvere, la borsetta in pelle e la valigetta nera.
Per una serie di circostanze fortuite, prima fra tutte il fatto che a partire da mezzogiorno la popolazione si fosse barricata in casa con il climatizzatore, la polizia non era ancora stata allertata, ma era solo questione di tempo.
Prima o poi qualcuno avrebbe trovato i cadaveri delle ragazze, o almeno notato la presenza anomala di avvoltoi nei pressi del parco. E ancora prima, con tutta probabilità, i genitori di Kevin sarebbero rincasati. A James parve di udire l’urlo di terrore della madre, mentre il padre si metteva le mani tra i capelli in preda allo sgomento. La scena si proiettò nitida nella sua mente e una fitta gli trapassò il cranio da orecchio a orecchio.
James, posso aiutarti, aveva detto Kevin, ma James non ci credeva. Non se a dirlo era quello svitato.
Svitato; visualizzò il significato della parola nella mente infuocata, e si sentì un ipocrita. Lui stesso non era forse uno svitato? Probabilmente, era sempre stato molto peggio e quella giornata, a partire dal risveglio, non aveva fatto altro che dimostrarlo, a se stesso e al mondo.
I pensieri tornarono costantemente sulla possibilità che i cadaveri venissero scovati. Aveva acquistato la pistola lo stesso giorno e nella medesima cittadina, il che significava che lo avrebbero trovato velocemente. L’aria parve diventare sempre più pesante, mentre il panico gli attanagliava il petto, stringendolo e impedendogli di respirare: era nel sacco. D’altra parte, però, il documento registrato all’armeria non era il suo. Una falsa via di scampo, perché diversi testimoni lo avevano visto bene in faccia, e avrebbero riconosciuto la differenza tra Mike e il ragazzo incontrato quella mattina. La somiglianza, tanto sorprendente nella fototessera allegata al documento d’identità, era scemata negli anni, fino a diventare un curioso ricordo del passato. E anche se così non fosse stato, quale orribile destino sarebbe toccato a Mike?
No, pensò James, non sono affatto meglio di Kevin Porter.
James iniziò a piangere.
Maledetto frocio!
Ma che bella figa!
“BASTA!” urlò picchiandosi la testa con i pugni chiusi, prima di perdere l’equilibrio e ruzzolare sul terreno. “Basta, ti prego” replicò piagnucolando.
James avrebbe voluto fare qualcosa, qualsiasi cosa per rattoppare quello che aveva causato, ma non era possibile e lo sapeva bene. La morte è il primo tra i fatti irreversibili del mondo; biglietto di sola andata, non sono ammessi ripensamenti.
A dirla tutta, in quel momento non era in grado di provare sensi di colpa per le sue azioni; gli avvenimenti di quel giorno si erano susseguiti in un’esplosione improvvisa e traumatica, talmente rapida da avergli scottato l’anima, ma nulla di più. Il rimorso sarebbe di certo arrivato, ma non in quel momento.
Piuttosto, riusciva a visualizzare con chiarezza le conseguenze delle sue azioni. La libertà, per James, avrebbe presto cessato di esistere, e con essa la sua vita, che per quanto avesse potuto essere dura e ingiusta, gli aveva regalato qualche momento degno di essere vissuto. I ricordi della mamma, i fugaci scorci di serenità e l’amore verso il suo ragazzo; tutto questo sarebbe svanito per sempre. Avrebbe tanto voluto non aver messo nella borsa la carta d’identità di Mike, quella mattina, ma solo perché era convinto che il suo futuro – ormai perduto – fosse degno di essere vissuto; non certo per salvare le sue vittime per le quali, come detto, non provava alcun dispiacere. Avrebbe voluto dare un senso a tutto ciò, ma di interpretazioni non riusciva proprio a trovarne, tanto che si convinse che quello che era stato, era stato. Solo il futuro rimaneva da affrontare. James era un animale in trappola, troppo impaurito e sfinito per lottare.
Attese la sua condanna mentre il sole calava. Rimase in ascolto, convinto che da un momento all’altro la brezza della sera avrebbe trasportato il lamento delle sirene o l’urlo straziante di una delle tre madri che quel pomeriggio avevano perso i loro figli.
Alla fine, si decise che attendere sarebbe stato uno spreco di tempo. Se la sua vita era segnata, tanto valeva portare a termine il suo lavoro. Né le sirene dei mezzi di soccorso né le urla delle madri si erano ancora fatte sentire, quando James si alzò barcollando. Le occhiaie e lo sporco, accompagnati da un’espressione vuota gli avevano tramutato il viso in una maschera terrificante. Raccolse da terra la valigetta contenente il revolver. La aprì ed estrasse l’arma, poi caricò tre proiettili, così da riempire il tamburo. Si avviò lentamente verso Andrew-ville.
Ai piedi dell’acero, nell’ombra che si dissolveva al calar del sole, giaceva la borsetta in pelle.
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
Hai fatto un’analisi veramente lucida e completa dello stato d’animo che è quello del tuo protagonista, ma potrebbe essere quello di qualsiasi carnefice/vittima, di quelli che riempiono gli spazi delle nostre cronache. Mi colpisce molto il ‘caldo’ soffocante che diventa quasi un coprotagonista. Determinante e così palpabile da sembrare qualcosa di materiale. Bravissimo.
Il caldo era un elemento che, fin da quando James è uscito dalla case del suo fidanzato, ho pensato di dover inserire. Non so dire con precisione il perché, semplicemente mi sono immaginato la scene svolgersi nel torrido caldo estivo.
Grazie mille per aver letto e commentato 😉
Secondo me è molto appropriato, soprattutto abbinato ai dolori lancinanti alla testa. Mi hai ricordato L’occhio del Male di King e Un giorno di ordinaria follia.
Proprio così, contribuisce a delineare la sensazione di disagio in cui si trova James.
Devo assolutamente leggere quei romanzi, mi hai incuriosito!
L’occhio del Male è breve, rapido e sconvolgente. Per me, uno dei migliori di King. Un giorno di ordinaria follia è un famosissimo film del ’93 di Joel Schumacher con Michael Douglas. Assolutamente da guardare almeno una volta nella vita se non 100, soprattutto quando sei stressato e fa molto caldo 🙂 🙂 🙂
Grazie dei consigli, provvederò senz’altro 😉
Molto intrigante il finale, che già dal titolo si intende essere aperto sia all’interpretazione del lettore che ad un possibile prosieguo futuro.
Per adesso, però, credo sia un degno finale per una serie molto ben strutturata e con una trama coinvolgente.