FINALMENTE IGNORANTE

Serie: Sensazioni


Voci e immagini

A me stesso, con la speranza che questo, aiutandomi mi permetta di essere amato e di amare con più serenità.

I raggi del sole orizzontali filtravano dalle palpebre chiuse di Josh completamente sveglio e attivo si cullava in quel nido di calore, sfumature di rosso e flash caotici di luce trafilante. L’aria era fredda e umida il materasso scomodo, la coperta impregnata della condensa della notte, la posizione del corpo assurda, innaturale e inconsciamente proiettata verso quella palla irraggiante, ne seguiva il fascio sapendo di quanto poco quella condizione esilarante per riflessioni e percezioni sarebbe durata. Ancora un attimo, e il corpo volutamente spento si trascinava verso il bordo di quella finestra aperta, confine ormai superato del letto. La coscienza dell’attimo vissuto in quel momento aveva fatto capolino nei suoi pensieri distruggendo l’equilibrio dell’io per sé con l’esistenza di un cogito proprio di mondo, una falsa coscienza dell’adesso da godersi tutta d’un fiato al limite della perdita dei sensi, dell’onirico, del beato sognante annullamento di se distrusse tutto.

Un sorriso falsamente sorprendente fece capolino sulla sua bocca arsa e legata, rimaneva soltanto un vago ricordo di un momento, un attimo, un punto temporale indefinito dove la possibilità di trasalire navigando i propri ruspanti pensieri dava ancora soddisfazione. Ora non rimaneva che aprire gli occhi prendere atto di ciò che era già stato intenzionalmente percepito e cercare di imporre ad un corpo già stanco un posizione umana. No non era ancora il momento, quante cose avrebbe potuto prendere in considerazione in quel lasso di tempo indefinito? Il rimorso e la pronta malafede spinse JP nel suo stato più naturale. L’ignoranza. L’idea di sviluppare un proprio pensiero lo teneva al cappio da anni, dapprima di capire cos’era quell’onnipresente nodo alla gola. Ma questa presa di coscienza poteva aiutare poco. Cosa poteva fare ora se non rivivere quell’attimo di annullamento trascinandolo nel presente e bloccandolo nel tempo dell’ora per poi dileguarsi in ciò che è stato e ripescare una vecchia tesi del passato per rianalizzarla nella falsa coscienza dello stato d’animo perfetto appena bloccato? Si sembrava funzionare, subito altri ricordi ed altre sensazioni proruppero nello schema da analizzare, tutto stava per ordinarsi in uno spunto di reticolo funzionale alla ricerca.

Il tempo finì, quel tempo in verità non c’era mai neppure stato, sin dall’avvento della sensazione estatica il suo cervello aveva strutturato sensazioni da vivere come percepite, pensieri da analizzare, un inventario infinito di possibilità, di traguardi, di ambizioni, di presupposti, si anche gli stessi presupposti che non si sarebbero mai verificati.

Non era infatti una sorpresa per lui quel ricadere nel in sé per altri della propria persona, infondo per chiunque al destarsi si alza il sipario e passando dal camerino non resta che indossare quell’unico costume disponibile, il proprio.

Era quella sua divisa cosi dannatamente su misura che gli stava scomoda, la sentiva cosi inappropriata cosi diversa da come sarebbe dovuta essere. Chi mai era stato il suo sarto? Quanti sarti accomodarono l’indistruttibile abito da marionetta adattandolo ad una crescita solo fisica? Domande, ricerche di un appiglio su cui aggrapparsi per inscenare un investigazione che l’avrebbe illuminato. Le false speranze erano una fonte inesauribile di perdita di tempo un continuo rigirare la clessidra da un granello. Erano incontenibili nell’inquinare i preparativi all’arrivo del momento del capire, forse non c’era speranza, ma l’orgoglio e il fatto di vivere nel già vissuto e nel già analizzato da altri, lasciavano uno spiraglio aperto nella ricerca dell’attenuante per poter finalmente cadere nell’oblio che avrebbe aperto la propria era.

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