Fine

Serie: Regina


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il tempo è giunto...

Regina sa. E anche io so. Ma posso permettere che tutto ciò accada? Lucien non mi toglie gli occhi di dosso, osserva ogni mio gesto. Non riuscirei mai a sottrarmi alla sua attenzione. Arnold e mia moglie rischiano di morire e sarà per mano mia. Aiuto queste creature a piazzare gli esplosivi e loro mi obbediscono… Sono precisi, meticolosi. Probabilmente anche quello che sto pensando è già nei pensieri di Lucien, e sicuramente Regina è ancora connessa con me. Lucien mi sorride, sembra darmi ragione.

«Lucien?»

Azzardai rivolgendomi direttamente a lui. Gli altri continuavano a lavorare collocando gli esplosivi.

«Cosa c’è?»

«Non esiste un altro modo? Volete davvero distruggere New York?»

«Tu cosa pensi? Credi che creature millenarie come noi, abbiano bisogno di voi? Come cibo di certo, ma nulla più.»

«Ma per te, Regina, ha altri piani. E questo te l’ho già detto. Non deluderla e avrai il tuo premio.»

Un premio che sicuramente non avevo chiesto.

«Devo parlare con Regina.»

«Non puoi. Non c’è tempo, parlerete dopo.»

«Se non vuoi che le parli, allora uccidimi, perché non ho intenzione di proseguire.»

Le labbra di Lucien scoppiarono in una fragorosa risata.

«Vuoi davvero morire?»

«Se io muoio, nessuno vi aiuterà. È vero, troverete un altro modo per distruggere la città, ma almeno non sarò stato un vostro complice.»

Il sole era quasi pronto per sorgere e le cariche piazzate. Avrebbero potuto uccidermi e completare da soli il loro piano. Eppure Lucien mi fece un segno di assenso. Io rimasi stranito, il mio era più uno sfogo senza aspettative che non un tentativo estremo di difesa.

Seguii Lucien e lui mi condusse nuovamente da Regina. Lei sembrava aspettarmi, seduta su una soffice poltrona di velluto bianco. Mi sorrise. Non l’avevo mai vista perdere il controllo. Credo che lei non avesse bisogno di provare rabbia. Creature come lei si nutrivano della rabbia altrui attraverso il sangue e questo sangue le soddisfaceva. Avevo visto come si nutrivano. Il sangue placava le loro anime dannate. Finché riuscivano a nutrirsi erano docili. Ma Regina, lei era diversa. La sua gentilezza nascondeva sicurezza e determinazione. Lo percepivo osservando i suoi occhi. Gli occhi di chi voleva riprendere il suo posto nella terra dei vivi.

«Carlos, sai perché ho detto a Lucien di portarti qui?»

Io scossi il capo, di fronte a lei mi comportavo come un bambino. Il coraggio svaniva e la mia volontà vacillava.

«Sei un’anima buona. Un ragazzo semplice che non desidera il male di nessuno. Ma hai idea di ciò che ti circonda? La società degli uomini è un covo di vipere pronte ad attaccarsi a vicenda. Io sono nata da questa ferocia ed è stata questa stessa ferocia a risvegliarmi. Dormivo sotto la vostra terra, quando la vostra terra non apparteneva ancora a voi, ma era unita ad altre terre. Comprendi quanto io sia antica? Sono più antica degli uomini, vi conosco come voi non potreste mai conoscere voi stessi. E so che per voi è arrivato il momento di servire. Siete nati per questo, per essere cibo, non per comandare o decidere.»

Non potevo darle torto, la nostra società era proprio come lei la descriveva. Non c’era ragione per la quale dovessimo sopravvivere, eppure…

«Regina, conosci la storia dei tre semi?»

Lei mi guardò senza dire nulla e io osai raccontarla.

«Me la raccontava ogni sera mio nonno, prima di andare a letto. Vedi, lui amava la terra, amava coltivarla e un giorno trovò e raccolse tre semi che non erano riusciti a germogliare. Il primo era semplicemente appassito, non avendo ricevuto sufficiente nutrimento dalla terra. Non era riuscito a far crescere le sue radici e la terra lo aveva abbandonato. Il secondo si era nutrito troppo ed era affogato nei sali della terra: era gonfio e raggrinzito allo stesso tempo. Non ci sarebbe stato modo di farlo riprendere, era spacciato. Il terzo, a differenza dei primi due, era perfettamente sano. Mio nonno aveva sbagliato e lo aveva strappato dalla terra anzi tempo, la sua superficie era piena di piccole radici. Noi esseri umani, siamo germogli acerbi. Io credo che tu sia giunta troppo presto. »

Regina mi guardò senza esprimere emozione alcuna. E in fondo non mi sarei aspettato nulla di diverso dopo averle raccontato quella stupida storia. Non esisteva nessun nonno, l’avevo inventata, lì per lì, nel tentativo di fare colpo su di lei e credo che lei lo avesse intuito.

«So cosa intendi, ma non è sufficiente. Voi non siete germogli, siete uomini, bestie che dominano seguendo gli istinti. Non germoglierete mai. Non cambierete mai. Amate uccidere ed io vi ho aiutati. Adesso è arrivato il momento di ricambiare.»

«Allora, Regina, permettimi di raccontarti un’ultima storia. E poi obbedirò ad ogni tuo comando senza più protestare. Lo prometto.»

Regina annuì.

«Conosci la storia di Davide e Golia?»

Sì, la conosceva. Lo capii semplicemente guardandola.

«Davide era un giovane acerbo e insignificante ragazzo, un piccolo pastore.»

«E uccise il gigante usando una semplice fionda,» aggiunse lei

«Gli bastò un colpo nel punto giusto,» proseguii, avvicinandomi a lei.

Lei mi osservò, senza dire nulla. Lucien fece per avvicinarsi, ma lei lo bloccò. Sembrava interessata a me e io focalizzai i miei pensieri sulle sue splendide labbra tinte di rosso.

«Tu saresti Davide ed io sarei Golia? Oppure vuoi semplicemente un bacio di incoraggiamento?»

Lei sorrise ed io sorrisi.

«Entrambe le cose,» risposi.

Mi sorprese la sua reazione. Mi permise di cingerle i fianchi e si lasciò baciare. Pur non possedendo alcun potere sentivo lo sguardo rabbioso di Lucien su di me, ma io ero travolto da una strana sensazione. Non era come baciare mia moglie. Quelle labbra erano affamate ed io provai un brivido. Non erano fredde come avevo immaginato e nemmeno il corpo che stavo abbracciando lo era. Stavo quasi per dimenticare. Ma un morso sul labbro inferiore mi aiutò a ricordare che, quella che stavo stringendo, non era una donna e che il brivido non era stato causato dal piacere, ma dalla paura. Fu allora che estrassi una piccola granata, l’avevo presa mentre eravamo al Museo di Storia Americana e quelle creature erano impegnate a consumare il loro pasto. Ricordo solo una forte esplosione e la mia anima volare via, letteralmente. Così quando aprii gli occhi e vidi i volti di mia moglie e di Arnold, rimasi sorpreso.

«Tesoro, ero così spaventata!»

«Cos’è successo, Terry?» domandai.

«Sei quasi morto! È stato un miracolo!»

«Un vero miracolo»

«Ma cosa…»

«C’è stato un crollo nella stazione della metropolitana, all’altezza di Manhattan. Dove stavamo lavorando, ricordi?»

Ebbi un flashback improvviso.

«Regina!» urlai e tutti mi guardarono perplessi.

«Regina? Cosa diavolo stai urlando?» sbottò Arnold più per paura che stessi dando i numeri che per altro.

Ma io ricordavo tutto.

«C’è stato un crollo nella stazione della metropolitana, all’altezza di Manhattan. Dove stavamo lavorando, ricordi?»

Stavano usando le stesse parole di allora. Quella conversazione era già avvenuta. E allora mi resi conto di essere in ospedale, come la prima volta, quando ci fu la prima esplosione.

«La città… Manhattan! Il Museo?»

«La botta che hai preso in testa ti ha fatto venire voglia di cultura,» replicò Arnold scoppiando a ridere.

Scesi dal letto, divincolandomi dai tentativi di tenermi giù, e mi affacciai dalla finestra. Tutto era normale, tranquillo.

«Hai riposato bene?» La voce di Regina entrò di nuovo nella mia testa.

Io rimasi pietrificato, ricordavo tutto, ma ero confuso.

«La notte dell’uomo prima o poi scenderà.

E allora verrò a cercarti.

Ti darò la vita nella morte.

Insieme vedremo gli uomini cadere.

Insieme vedremo la nuova alba.

Fino ad allora vivi, Davide.»

Fu l’ultima volta che sentii la sua voce. I tunnel vennero ricostruiti, ma nessuna strana cavità inesplorata saltò fuori. Parlarono di una scossa di assestamento. Non capii e nemmeno ci provai. Da allora non pensai più a Regina, probabilmente era stato solo un sogno a occhi aperti o un’allucinazione dovuta allo shock. A me bastava pensare questo perché in fondo a nessuno è mai importato di Davide e della sua fionda. Perché in fondo saranno le grandi guerre a decidere il destino di ogni civiltà.

Serie: Regina


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Anche il finale di questa serie che avevo seguito a tempo mi ero perso! Mi ci è voluto un attimo per riassestare nella mente tutta la storia, ma il finale è stato soddisfacente! Dici che questo è stato un tuo racconto lungo “di prova”, ma è stata una prova ben riuscita. Spero che ti aiuterà per una eventuale, nuova serie di racconti futura sulla piattaforma!

  2. Un finale atteso da tempo, ma assolutamente degno.
    Non mi aspettavo questo risvolto nella storia: mi immaginavo già che i vampiri facessero piazza pulita di tutto per davvero! 😁
    Comunque, è stata una serie veramente molto bella e coinvolgente.

    1. Grazie, sei gentilissimo. L’ho scritta un po’ a caso, partendo dall’idea di “provare” ad ambientare un racconto a New York. Però non volevo appesantire troppo la trama e complicarla, così mi sono aggrappato alla “superficialità” e alla “spensieratezza” delle trame dei movies degli anni’80, che avevano come protagonista il tipico ragazzone ingenuo che sembra capire tante cose, ma che poi, alla fine, si lascia ben volentieri tutto alle spalle per riprendere la sua solita vita. Io stesso non avevo grandi pretese, ho lasciato che la trama iniziasse e finisse in modo un po’ poetico. Qualche “squartatina” ma nulla più.

    1. Grazie per avere letto e per aver resistito fino alla fine. Questo è stato un librick di prova, per capire un po’ come gestire i tempi del racconto. Non credo che andrò mai oltre un librick di una stagione. Dopo un po’ sento il bisogno di cambiare e sperimentare altro. Anche se è passato un anno da quando mi sono iscritto, sono ancora in fase di rodaggio!