Fine

Serie: Ziusudra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il diluvio comincia ed è terribile, ma gli dèi hanno deciso e niente può cambiare la sorte degli uomini.

Enki apparve di nuovo a Ziusudra:

«Carissimo servitore, come hai notato il cielo si sta coprendo e presto pioverà. Ora non c’è più tempo per pentirsi. Chiuditi dentro e non aprire a nessuno.»

Ziusudra fece come aveva detto il dio e sprangarono l’ingresso. Presto cominciò una leggera pioggia che in breve si trasformò in un acquazzone. Si sentivano gli uomini e le donne gridare dallo spavento anche se ancora non era giunto il vero disastro. Si diressero tutti all’arca:

«Ziusudra, amico mio, apri la porta. Ora davvero ti crediamo e siamo pentiti dei nostri errori, permettici di entrare.»

Ziusudra rispose loro: «Ora è troppo tardi. Mi avete preso in giro per anni e avete reso la mia vita un inferno. Gli dèi hanno decretato la vostra fine perché siete immorali, corrotti e perversi.»

Allora parlò uno di loro che si credeva migliore: «Ziusudra di tutti puoi dire questa cosa ma non di me. Io mi sono astenuto dall’avere rapporti con le donne. Non sono perverso, ho servito il mio dio badando alle sue donne ma non mi è stato mai permesso di giacere con loro.»

Ziusudra si affacciò dall’alto e lo guardò: «Ma certo, mi ricordo di te. A te le donne non piacciono, l’hai fatto solo con animali.»

Ma quello insisteva: «E non è un bene? Io non mi sono contaminato.»

«Tu sei il peggiore di tutti. Andate via godetevi i vostri ultimi momenti in questo mondo. Compite pure le vostre nefandezze, anzi fatene di peggiori tanto ormai per voi non c’è più salvezza.»

Proprio mentre finiva di pronunciare queste parole, un fulmine colpì in pieno la folla davanti alla grande nave. Molti morirono sul colpo e tanti altri si ustionarono. Non avevano mai visto una cosa del genere. Ebbero paura e scapparono via piangendo.

Il dio Enki fece salire il magma nel sottosuolo. L’acqua che vi si trovava si riscaldò velocemente e, premendo contro il terreno, cominciò a spaccarlo e a fuoriuscire con forza dirompente. Era bollente e anche altamente acida. Gli uomini che si trovavano sulla terra cominciarono a scottarsi, prima solo i piedi e poi tutto il corpo man mano che il livello cresceva. Neanche gli dèi riuscirono a salvare il loro corpo ma finirono cotti come in una grossa pentola.

Alcuni erano riusciti a salire su piccole barche e per un po’ erano sopravvissuti fino a quando i moti ondosi dell’immenso mare che si era formato non li sbalzarono nell’acqua bollente e acida e morirono fra atroci sofferenze.

L’arca sembrava immune da queste forze che l’avrebbero sicuramente fatta affondare se non fosse stata protetta dagli dèi invisibili.

Continuò a piovere per quaranta giorni. La pioggia leggermente basica si mischiava con l’acido proveniente dal sottosuolo e così si formò il sale nel mare.

L’arca galleggiava imperterrita e Ziusudra, sua moglie, i suoi figli e le mogli loro si davano molto da fare per badare a tutte le faccende a cui erano tenuti per volere del dio.

Dopo quaranta giorni esatti, smise di piovere ma è il caso di dire che l’acqua scrosciava non a gocce ma come se un enorme secchio riversasse sul suolo il suo contenuto. Si incagliarono su un monte ma non potevano ancora uscire. L’acqua defluì rapidamente verso il fondo oceanico attuale e in breve tutti poterono uscire e contemplare il nuovo mondo libero dal peccato. Tutti i morti erano stati trascinati dalla corrente in profondità.

Su quello stesso monte Ziusudra sacrificò al dio Enki alcuni animali che erano più di due. Il dio accettò il sacrificio e si manifestò a Ziusudra assicurandogli il proprio favore.

Tempo dopo, poco lontano nella valle, Ziusudra piantò una vigna e bevve il vino fino a ubriacarsi tanto che si denudò nella sua tenda. Aveva, a quel tempo, vari nipoti che gli volevano bene e uno di loro andò a trovarlo per giocare con lui e lo vide nudo. Avvisò suo padre e i suoi zii che entrarono con una coperta camminando di spalle per non vedere la nudità di loro padre. Quando si fu ripreso gli narrarono ridendo ciò che aveva fatto e che egli non ricordava. Ma Ziusudra non rideva, era molto serio:

«Maledico in questo giorno mio nipote, che egli sia schiavo dei suoi fratelli!»

I suoi figli, nipoti e la moglie rimasero sbigottiti: «Padre, come puoi dire una cosa del genere? Il bambino non ha fatto nulla di male, la colpa è interamente tua.»

«Non vi permetto di parlarmi così. La mia maledizione rimane e niente potrà farmi cambiare idea.»

Da quel giorno i suoi figli andarono lontano da lui e non lo rividero più. La maledizione ebbe i suoi frutti. Gli esseri infernali che non avevano più un corpo ma erano ancora presenti si divertirono a causare guai a quella famiglia. Questo fu uno dei pochi peccati che Ziusudra commise. Enki da allora in poi non gli apparve più nonostante lo pregasse.

Il dio Enki mantenne la promessa che gli aveva fatto e gli donò l’immortalità e, durante i successivi anni in cui vide tutti i suoi cari morire e gli effetti della sua maledizione colpire i suoi discendenti, ebbe modo di pentirsi amaramente e si dice che ancora oggi egli pianga per le parole dette in preda all’ira.

Serie: Ziusudra


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Discussioni

  1. Come è accaduto a Carlo Grazioli il finale mi ha un po’ confuso, ma la tua serie mi ha divertita: mi piace quando un messaggio viene veicolato in modo originale. Sì, nessuno è senza peccato e volendo prendere come referenza un versetto della Bibbia meglio togliere le travi dai propri occhi prima di pontificare sulle pagliuzze che si scorgono in quelle degli altri. Spero vorrai pubblicare anche la continuazione.

    1. Sinceramente concludere tutto facendo passare l’idea che Ziusudra sia un santo senza macchia non mi andava giù. Tutti gli uomini sbagliano e lui ha sbagliato tanto. Nella continuazione Ziusudra riappare brevemente verso la fine. Seguirò il tuo consiglio e lo pubblicherò anche se neanche a me piace come la prima parte.

    1. In realtà ho seguito un po’ ciò che è scritto nella Bibbia e l’episodio del diluvio finisce così. Diciamo che siamo tutti uomini e anche Ziusudra ha le sue colpe. Ho scritto anche la continuazione, magari la pubblicherò più in là.