Fonemi morti e Sangue caldo

Serie: Il Grimorio della Bestia: Codice Partenope


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Tommaso, studente modello dell’Orientale, nasconde il segreto della sua dolorosa licantropia notturna. Di giorno segue metodicamente Ginevra per i vicoli di Napoli, usando la vicinanza della ragazza e le linee magiche della città come un’ancora biologica per non impazzire ed evitare la mutazione.

Il laboratorio di lingue di Palazzo Giusso ha l’odore tipico della carta vecchia, dell’intonaco umido e del caffè rancido dei distributori automatici. Fuori, il sole di Napoli picchia duro sui vicoli, ma dentro l’aula l’aria è fredda, quasi stagnante. Eppure, io sto sudando.

Controllo il polso sinistro. Centodieci battiti al minuto. Troppi per un ragazzo seduto immobile su una sedia di plastica, intento a tradurre un testo in cinese classico del XVII secolo. Sotto i polsini della camicia, sento la pelle tirare, un prurito sottile e urente che conosco fin troppo bene. È l’argento biologico. Quando i livelli di tossine lunari salgono nel sangue, la mia struttura ossea inizia a dare piccoli impulsi di assestamento, microscopici avvertimenti della liquefazione che mi attende a mezzanotte.

«Tommaso, guarda qui. Mi sto esaurendo su questa riga da due ore.»

Ginevra si siede bruscamente sul sedile accanto al mio, trascinando con sé una folata di aria fresca e l’odore pulito della sua pelle. Istantaneamente, come se qualcuno avesse girato una valvola di sfogo nel mio petto, il mio cuore rallenta. Cento. Novantacinque. Novanta battiti. L’afflusso di tossine si arresta, congelato dalla sua vicinanza. Sospiro, appoggiando la schiena alla sedia per mascherare il tremito delle mani.

«Cosa c’è che non va?» chiedo, cercando di mantenere il tono distaccato e monocorde del solito secchione della facoltà.

Ginevra fa scivolare sul mio tavolo un foglio di carta millimetrata. Sopra non ci sono gli ideogrammi standard del programma d’esame, ma la fotocopia di un’iscrizione esoterica, un bizzarro ibrido tra caratteri cinesi arcaici e fonemi sanscriti disposti in modo circolare.

«Viene da un vecchio testo che ho trovato digitalizzato in un archivio privato», spiega lei, stringendo la penna tra i denti con quell’aria distratta eppure ferocemente concentrata che la caratterizza. «La struttura grammaticale è folle. Sembra una formula di vincolo, ma i verbi sono coniugati al passivo biologico. Come se il soggetto non subisse un’azione magica, ma una vera e propria scomposizione fisica. Tu che ne pensi?»

Fisso il foglio e sento un brivido di puro terrore accarezzarmi la colonna vertebrale.

Riconosco quella sintassi. Riconosco la disposizione geometrica dei fonemi. È la stessa identica linea di magia che sei mesi fa, per un maledetto errore di traduzione in questa stessa biblioteca, ha infettato il mio DNA, condannandomi alla mutazione. Senza saperlo, con il suo intuito formidabile per le lingue morte, Ginevra sta decifrando il codice della mia prigione. Sta camminando sull’orlo del mio stesso baratro.

«Tommaso? Tutto bene? Sei pallido.» Ginevra si sporge verso di me. La sua fronte si aggrotta per la preoccupazione.

La sua vicinanza ravvicinata è così intensa che per un attimo perdo il filo dei pensieri. Il mio sangue, che fino a un attimo prima bruciava di quel calore radioattivo tipico del pre-mutamento, si placa del tutto. La presenza di Ginevra agisce come un isolante perfetto, una barriera che mette a tacere la Bestia dentro di me.

«È… è un dialetto rituale», dico, costringendomi a parlare, indicando un carattere in basso a sinistra con la punta della matita. «Vedi questo radicale? Non significa ‘spirito’. Significa ‘carne modificata’. È un avvertimento, Ginevra. Dove hai preso questo materiale?»

Lei mi guarda sorpresa, i suoi occhi chiari riflettono la luce dello schermo del portatile. «Te l’ho detto, fa parte del materiale che sto raccogliendo per la tesi. Sto cercando di tracciare i culti esoterici sotterranei di Napoli attraverso l’evoluzione dei loro testi sacri. Perché mi guardi così?»

«Perché è pericoloso», vorrei dirle. Vorrei spiegarle che i fonemi morti che sta pronunciando a mezza voce hanno il potere di spezzare le ossa di un uomo e ricostruirle in quelle di un predatore d’ebano. Vorrei dirle che se continua a scavare, il Branco dei Vicoli si accorgerà di lei.

Invece, mi limito a raddrizzare gli occhiali sul naso e a riprendere il mio dizionario. «La traduzione è errata nel terzo quadrante. Lasciami il foglio. Ci lavoro stasera.»

Ginevra sorride, dandomi una leggera pacca sulla spalla che mi fa sussultare per la scarica di adrenalina. «Sapevo che avresti capito al volo. Sei un mostro, Tommaso.»

Un mostro. Se solo sapessi quanto sei vicina alla verità, Ginevra.

Continua...

Serie: Il Grimorio della Bestia: Codice Partenope


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Mi sono già innamorato dei tuoi personaggi. Sento la radioattività lunare. Il plenilunio di oggi e la pubblicazione. 🤔Non credo sia per caso.. Spero di non dover aspettare un mese per il prossimo.