“Forse”

Serie: Nel Buio della Notte

Nicolas ottenne dal Dottor Stephen il permesso di fare ritorno a scuola. Conquistare un nuovo tassello di normalità e inserirlo nel giusto posto del suo puzzle immaginario lo rese felice. Marianne lo accompagnava all’istituto a giorni alterni, affidandolo ad uno dei professori che si erano resi disponibili a dedicare al bambino particolare attenzione. Il personale dell’infermeria era sufficientemente preparato per intervenire nella necessità di prestare un primo soccorso.

Una volta tornato a casa trascorreva il pomeriggio in camera: assolti i doveri scolastici, si dedicava anima e corpo al “gioco dell’alieno”.

Aveva sistemato il modellino di plastica riportandolo allo stato originale, restituendo maschera e ossa aggiuntive a Johnny. Aveva intuito che la madre non era a proprio agio: distoglieva sempre lo sguardo dalla “Cosa”. Nicolas avrebbe giurato che ne fosse spaventata. Sperava che Moo non si fosse offeso per la sua decisione.

Prima di rimettere a posto lo scheletro aveva scattato una foto. L’aveva riposta dentro al cassetto della scrivania, nella busta che conteneva quelle della sua famiglia e gli emoticon.

Negli ultimi tempi aveva imparato molto su Moo.

Sapeva, ad esempio, che non trascorreva l’intera giornata sotto il letto. Sarebbe stato impossibile con Marianne armata di aspirapolvere. Durante il giorno preferiva stare dentro l’armadio a muro, lasciando leggermente socchiusa l’anta per osservare quello che accadeva nella stanza. La fessura misurava pochi millimetri ed era talmente sottile da non essere visibile. Si poteva notare solo osservando i pomelli: quello destro si scostava impercettibilmente dall’altro. Il bambino aveva imparato a prendere coscienza di piccoli segnali come quello. Come Moo riuscisse a occultare la sua presenza era un mistero: forse, si celava fra le ombre confondendosi con esse.

Era riuscito a insegnargli un primordiale sistema di comunicazione. Un colpo per “sì”, due per “no”. Aveva impiegato un intero pomeriggio seduto a terra di fronte all’armadio, disponendo sul pavimento decine di illustrazioni.

Aveva selezionato soggetti che potevano essere familiari a Moo, paesaggi, piante, animali, oggetti. Dei biscotti, i suoi genitori, le figurine dei Pokemon, una foresta, un fiume: nel presentarglieli Nicolas aveva rivolto le illustrazioni in modo che fossero ben visibili, allungando il braccio teso per quanto gli era possibile. Con la mano libera aveva battuto un colpo sul pavimento, esagerando il sorriso per comunicare la sensazione che intendeva dare a quelle figure.

Immagine, sorriso, battito a terra. “Bello”, “buono”.

Era stato più difficile stabile cosa fosse negativo. Probabilmente, da quel punto di vista, erano molto diversi. Alla fine Nicolas aveva selezionato poche immagini: una tempesta, una foresta devastata da un incendio, un animale morto e una zuppa che per il colore ricordava quella alle carote.

Immagine, smorfia disgustata, due battiti a terra. “Cattivo”, “brutto”.

Il suo esperimento aveva dato i primi frutti dopo qualche giorno, quando Moo aveva espresso la sua opinione riguardo a un programma televisivo che Nicolas stava guardando. Inizialmente il bambino non aveva fatto caso ai colpi provenienti dall’armadio, ma dopo un po’ di zapping si era reso conto che non erano casuali.

Cartoni animati, due colpi, “no”. Serie romantica, due colpi, “no”. Reality strappalacrime, due colpi, “no”. Film di arti marziali, un colpo, “sì”.

Nicolas aveva arricciato il naso, deluso. Era il tipo di film che Johnny insisteva a guardare quando passavano il pomeriggio assieme. Aveva riprovato per esserne certo, ma il risultato non era cambiato. Gioco a premi, due colpi, “no”. Film, un colpo, “sì”.

Si era arreso e aveva trascorso l’ora successiva a seguire le mosse acrobatiche di una decina di guerrieri samurai impegnati a salvare una principessa da una banda di malvagi rapitori.

Aveva imparato in fretta che i loro gusti non erano gli stessi. Moo preferiva programmi di azione in cui i combattimenti a corpo libero erano parte integrante della trama. Disdegnava pistole e armi moderne, prediligendo le scene in cui a prevalere era il contatto fisico.

Nicolas aveva iniziato a pensare che Moo volesse comunicargli qualcosa. Le scene cruente, il sangue, le lotte, potevano far parte del mondo da cui proveniva. Un mondo in cui la forza fisica era la priorità.

La sua idea di base iniziò a prendere sviluppo.

Prima di andare a dormire Nicolas prendeva parte delle immagini che aveva raccolto e sedeva sul pavimento di fronte al letto. Sceglieva con cura un solo argomento, cercando di comprendere la realtà di Moo a piccoli passi . Un po’, come faceva con il suo puzzle immaginario.

In quel modo aveva scoperto di che cosa si cibava.

Sapeva che Moo usciva nel cuore della notte. Una volta si era svegliato all’improvviso mettendosi a sedere sul letto. Dopo essersi scrollato di dosso il residuo dell’incubo appena fatto, aveva rivolto lo sguardo verso la finestra a ghigliottina. Era aperta nella medesima, sottilissima, fessura che compariva nell’anta dell’armadio quando Moo lo occupava.

Logico. Era ridicolo pensare che Moo potesse nutrirsi solo dei biscotti che lasciava per lui sul pavimento. Era tornato a dormire, pensando a quanto gli sarebbe piaciuto essere forte e agile come lui. La sua camera si affacciava sul giardino posteriore e la parete della casa non era arricchita dalla veranda: non c’era alcun appoggio adatto a facilitare salita e discesa. L’unico modo per raggiungere la finestra era arrampicarsi come un ragno.

Nicolas aveva iniziato con le immagini che rappresentavano i pasti che aveva condiviso con Marianne seduto alla scrivania. Un piatto fumante di porridge, un colpo, acqua, un colpo, la zuppa di carote, due colpi.

Per Moo aveva scelto delle foto di animali, ottenendo un colpo a ogni immagine appoggiata a terra. Cani, gatti, lepri, rane, orsi, puma…

Giorni prima aveva sentito mamma e la Signora McLoud, una vicina di casa, parlare della scomparsa dei gatti randagi che portavano disordine nel quartiere: da un mese i bidoni della spazzatura non venivano buttati a terra per essere razziati.

John si era lamentato spesso di dover raccogliere tutto prima di partire per il lavoro, minacciando bonariamente di organizzare una battuta di caccia assieme ai colleghi. Da qualche giorno avevano iniziato a sparire dai cortili anche i cani di piccola taglia: i proprietari preferivano portarli in casa per evitare loro una brutta fine.

Si vociferava, lo aveva sentito sempre da mamma, che la colpa fosse del nuovo ristorante cinese a due isolati di distanza. Naturalmente mamma aveva appreso la notizia con sdegno, badando a esprimere apertamente la sua opinione alla Signora McLoud.

Nessuno ci aveva mai messo piede, tranne Marianne che aveva ordinato del cibo a domicilio per esprimere ostentatamente la sua posizione in merito al caso. In quell’occasione papà si era assicurato di avere nel piatto solo riso e verdure, facendola infuriare.

Nicolas aveva pensato che cani e gatti in fondo non erano una grave perdita. Il professore di scienze gli aveva spiegato l’importanza della catena alimentare. Nella fredda logica di quanto aveva studiato gli era chiaro che cani e gatti erano simili a conigli e rane: alimento per il gradino superiore della piramide.

Quando era passato a immagini meno familiari aveva ottenuto due colpi per l’elefante e l’ippopotamo. Aveva deciso di eliminare dalla lista gli animali esotici. Se Moo proveniva dal Parco di Yellowstone, difficilmente avrebbe riconosciuto la foto di una giraffa o di un leone.

Si era ritrovato con una foto di famiglia fra le mani e l’aveva posata a terra con curiosità. Aveva sentito il respiro rallentare leggermente e uno strano formicolio alla base della nuca. I due colpi secchi, quasi stizziti, lo avevano fatto tornare a respirare e a sorridere.

Riponendo la foto gliene era scivolata a terra un’altra, un’immagine di un gruppo di campeggiatori ritagliata da un catalogo viaggi. Il ritardo con il quale era giunto il segnale, seppure negativo, gli aveva fatto tremare la mano quando l’aveva raccolta per metterla con le altre.

In quei lunghi secondi di silenzio aveva letto incertezza: non un “no”, ma un “forse”. In circostanze particolari, forzate, uniche…”forse” gli esseri umani erano per Moo simili ai gatti, ai cani, alle rane e ai conigli.

Nicolas era tornato alla realtà, ricordando “cosa” ospitava sotto il letto. Forte della sua follia o saggezza di bambino aveva fatto spallucce. Moo aveva escluso dal menù la sua famiglia e questo gli bastava. 

Serie: Nel Buio della Notte
  • Episodio 1: Notte
  • Episodio 2: Il Fuoco e la Falena
  • Episodio 3: Mostri
  • Episodio 4: Smile
  • Episodio 5: L’Alieno
  • Episodio 6: Uno sguardo nel buio
  • Episodio 7: “Forse”
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    Commenti

    1. Giovanni Pignataro

      Ottimo racconto, scusa la battutaccia che farò ma è la prima volta che vedo un mostro sui generis che fa morire di noia nel farti vedere un programma piuttosto che un altro 😛 ma a parte la battuta un racconto ben fatto.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giovanni, Moo è un mostro che ha dei gusti personali piuttosto discutibili. In fondo è nella sua natura, essere un mostro 😉

    2. Daniele Parolisi

      Lo sai che cerco di evitare di leggerti di notte proprio per via dell’ansia che mi getti addosso con puntate simili?
      Mi chiedo quanto costerà al fanciullo tanta ingenuità…spero il prezzo si riveli salato XD

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, lo sarà per qualcuno 😉 Ahimè non sarà tutta colpa del mostro 🙁

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Ely, penso che Nicolas sia il bambino che si nasconde dentro tutti noi 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Marco, sono una vecchietta ma all’epoca in cui sono nata il plurale maiestatis era già obsoleto. Almeno qui in Italia :)La lentezza della serie è una delle mie preoccupazioni, ma ho voluto sperimentare qualcosa di diverso. Una specie di favole della buona notte, raccontate anziché animate dal solo dialogo. Bella la foto profilo, molto Grougo Marx 😉

      2. Marco Reo

        Sembro un signore venuto da un’epoca remota! Ohohohoh. Favole della buona notte, mi piace!

    3. Dario Pezzotti

      Ciao Micol! Nicolas, nella sua purezza di fanciullo, sembra troppo convinto di conoscere Moo, lo vede quasi come un amico. Chissà che in futuro non possa rivelarsi qualcosa di molto diverso.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario, come ho detto per l’Elfide non è poi un cattivo “ragazzo”. Certo, un mooostro è sempre un mooostro!

    4. Antonino Trovato

      Ciao Micol, ho il sospetto che questo “forse” diventerà una certezza, ma forse, e dico forse, mi sbaglierò! La lentezza della serie viene spazzata via dalla tua bravura nell’accompagnare passo per passo il lettore, assieme al piccolo Nicolas, verso la scoperta di Mooo… E con la mente, aspetto già il prossimo episodio!!😁😁😁